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SUMMARY:La grande illusione. Come nacque e come morì il marxismo giuridico in Italia\, di Luca Nivarra
DESCRIPTION:Martedì 17 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La\ngrande illusione. Come nacque e come morì il marxismo giuridico in Italia di Luca Nivarra\, G.\nGiappichelli\, 2015. Intervengono: Adalgiso Amendola\, Cesare Salvi\, Michele Spanò. Coordina:\nMarco Fioravanti. Sarà presente l’autore\nIl libro ha vari protagonisti. Il primo è il giurista sovietico Pasukanis; il secondo è Bobbio; il terzo è il P.C.I.\ne la cultura giuridica che ne subì l’influenza a partire dall’inizio degli anni ’70. Sullo sfondo\, Marx. A\nPasukanis si deve una trasposizione\, sul piano della teoria del diritto\, del paradigma marxiano che non ha\navuto eguali per acutezza e incisività e alla quale si deve\, inoltre\, la più chiara illustrazione dei limiti che\ncaratterizzano una strategia politica di tipo riformistico\, fondata\, cioè\, sulla forza emancipatrice del diritto.\nBobbio rappresenta la polarità opposta\, sia sul piano teorico sia sul piano politico: i due “grandi dibattiti” che lo videro impegnato\, a distanza di venti anni (1955\, 1975)\, una prima volta sulla “libertà”\, una seconda volta\n“sulla democrazia” con i più autorevoli esponenti\, politici ed intellettuali\, del PCI. individuano\, anche\nsimbolicamente\, il punto iniziale e il punto terminale di una parabola che portò i comunisti italiani fuori dal\ncono d’ombra del marxismo. Infine\, la cultura giuridica “d’area” che\, dal convegno catanese sull’uso\nalternativo del diritto alle pagine di “Democrazia e diritto”\, celebrò uno strano incontro con Marx in cui\, non senza ambiguità\, si trovarono a convivere istanze di modernizzazione del ruolo e del sapere del giurista\, la\nuna tecnologia istituzionale della transizione in grado di coniugare socialismo e democrazia borghese.\nLuca Nivarra insegna Diritto civile nell’Università di Palermo. Si è occupato\, tra l’altro\, di diritto della concorrenza\,diritto della proprietà intellettuale\, diritto di famiglia\, teoria generale del diritto e storia della cultura giuridica italiana.\nTra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo Diritto privato e capitalismo: regole giuridiche e paradigmi di mercato (2010)\, Diritto privato\, insieme a C. Scognamiglio e V. Ricciuto (2013)\, e ha curato il volume Gli anni settanta del diritto privato (2008).
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SUMMARY:In nome della patria. Ebrei e cultura di destra nel Novecento\, di Vincenzo Pinto
DESCRIPTION:Lunedì 16 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume In nome della patria. Ebrei e cultura di destra nel Novecento di Vincenzo Pinto\, Le Lettere\, 2016. Intervengono: Ester Capuzzo\, Vincenzo Fasano\, Massimo Longo Adorno. Coordina: Gisèle Lévy. Sarà presente l’autore.\nLa Destra politica del Novecento è stata anche un fenomeno ebraico. Malgrado le persecuzioni\netnico-razziali del nazi-fascismo o quelle etnico-classiste del socialismo reale\, vi sono stati non\npochi ebrei che hanno scelto di sposare una posizione politica di destra: chi su posizioni sionistiche\n(come Jabotinsky o Klausner)\, chi su posizioni diasporiche (come Ovazza o Schoeps). Se il profilo\nbiografico è quello maggiormente in grado di ritrarre le peculiarità della “Destra ebraica”\, è anche\nvero che le comunità ebraiche europee sono state lungo tutto il Novecento culturalmente più vicine\nalla Destra che alla Sinistra politica\, malgrado le persecuzioni subite.\nVincenzo Pinto è uno storico del nazionalismo ebraico. Ha ottenuto un dottorato di ricerca in storia\ncontemporanea all’Università di Torino (2003)\, uno in scienze storiche all’Università di San Marino\n(2006) e uno in studi italiani all’Università di Grenoble (2012). Dirige attualmente la rivista web\n«Free Ebrei». Ha pubblicato numerosi lavori sul sionismo e sull’identità ebraica contemporanea. Si\nsegnalano fra gli altri: Imparare a sparare (2006)\, La tigre sotto la pelle (2007)\, La terra ritrovata\n(2012).
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SUMMARY:Uccidere senza odio. Pedagogia di guerra nella storia della Gioventù cattolica italiana (1868-1943) di Francesco Piva
DESCRIPTION:Giovedì 12 maggio 2016\, alle ore 17.00\, in collaborazione con l’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Uccidere senza odio. Pedagogia di guerra nella storia della Gioventù cattolica italiana (1868-1943) di Francesco Piva\, FrancoAngeli\, 2016. Intervengono: Simona Colarizi\, Daniele Menozzi. Coordina: Francesco Malgeri. Sarà presente l’autore \nGiovinezza\, virilità\, guerra\, bella morte. Questo nesso\, emerso durante le guerre della rivoluzione francese e consolidato in Europa nelle successive guerre nazional-patriottiche\, fu proposto anche ai giovani cattolici italiani negli ultimi decenni di quel secolo e i primi quarant’anni del Novecento.\nIl volume ricostruisce il messaggio educativo sulla guerra divulgato\, tra il 1868 e il 1943\, dalla più importante organizzazione giovanile del movimento cattolico italiano. All’inizio del Novecento\, quando la Gioventù cattolica cominciò ad assumere dimensioni di massa – fino ad aggregare nei primi anni Venti oltre 400 mila tra studenti\, contadini ed operai – venne delineato un progetto pedagogico volto a plasmare una personalità virile\, capace non solo di adattarsi alla guerra\, ma di eccellere al massimo nelle virtù militari. Proprio in quanto addestrato al combattimento interiore e al ferreo controllo degli impulsi sessuali\, il giovane cattolico avrebbe dimostrato di reggere meglio degli altri la fatica di uccidere e la disponibilità ad essere ucciso. Esempio e guida per i compagni nelle micidiali violenze delle guerre novecentesche.\nIl libro ripercorre lo sviluppo di questo paradigma\, le argomentazioni pedagogiche e il discorso pubblico con cui l’associazione andò configurando\, nelle diverse congiunture storiche\, la sua collocazione all’interno della nazione. L’immagine del giovane maschio e puro\, soldato esemplare\, pronto a buona e santa morte\, si proiettò a livello politico nell’idea della guerra come purificazione sociale e occasione per rilanciare la cristianità. Questo cammino portò la Gioventù cattolica nella seconda metà degli anni Trenta a sostenere la militarizzazione della società perseguita dal fascismo e a condividere tratti fondamentali della cultura di guerra che sfociò nella catastrofica partecipazione dell’Italia al secondo conflitto mondiale. \nFrancesco Piva ha insegnato Storia contemporanea presso l’Università degli studi di Salerno e l’Università degli studi di Roma Tor Vergata. Ha pubblicato saggi di storia sociale e\, più di recente\, si è interessato della formazione giovanile nell’Italia del secondo dopoguerra analizzando due casi: l’uno riguardante l’Azione cattolica\, l’altro il Partito comunista. Le due ricerche sono edite dalla FrancoAngeli: “La Gioventù cattolica in cammino…”. Memoria e storia del gruppo dirigente (1946-1954) (2003) e Storia di Leda. Da bracciante a dirigente di partito (2009).
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SUMMARY:I “dimenticati”. Da colonizzatori a profughi\, gli italiani in Libia 1943-1974 di Luigi Scoppola Iacopini
DESCRIPTION:Giovedì 5 maggio 2016\, ore 17.00\, in collaborazione con l`Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea e il Museo regionale dell`emigrazione Pietro Conti\, sarà presentato il volume “I “dimenticati””. Da colonizzatori a profughi\, gli italiani in Libia 1943-1974 di Luigi Scoppola Iacopini\, Editoriale Umbra\, 2015. Saluti: Rosanna De Longis\, Alberto Sorbini. Intervengono: Federico Cresti\, Luigi Goglia. Sarà presente l’autore. \nGiovedì 5 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, in collaborazione con l’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea e il Museo regionale dell’emigrazione Pietro Conti\, sarà presentato il volume I “dimenticati”. Da colonizzatori a profughi\, gli italiani in Libia 1943-1974 di Luigi Scoppola Iacopini\, Editoriale Umbra\, 2015. Saluti: Rosanna De Longis\, Alberto Sorbini. Intervengono: Federico Cresti\, Luigi Goglia. Sarà presente l’autore. \nL’obiettivo dell’autore è di contribuire con questo lavoro a far luce su una vicenda poco indagata della storia italiana del secondo dopoguerra: l’esperienza dei nostri connazionali in Libia a partire dalla fine del regime coloniale.\nGrazie al rinvenimento di inediti documenti in diversi archivi\, si è potuto iniziare una prima ricostruzione che abbracciasse in una visione d’insieme il periodo dell’amministrazione britannica col regime dittatoriale di Gheddafi\, passando per gli anni della monarchia di Idris.\nSi tratta di un capitolo importante della realtà del nostro Paese durante il XX secolo\, se non altro perchè inerente a due temi centrali quali il colonialismo e l’emigrazione. Ne vien fuori il ritratto di una comunità che si trovò a pagare colpe in larga parte non sue e che ancora oggi aspetta un giusto riconoscimento per quanto patito. \nLuigi Scoppola Iacopini è dottore di ricerca in Storia contemporanea. Autore di diversi saggi\, ha lavorato alla pubblicazione dei diari di Fanfani (Rubbettino\, 2012)\, curando quelli del 1959 e del 1961. Collabora con «Mondoperaio»; insieme a Bernardi e Nunnari ha pubblicato Storia della Confederazione italiana agricoltori (il Mulino\, 2013). Con Francesco Anghelone ha curato Praga 1968. La “Primavera” e la sinistra italiana (Bordeaux\, 2014).
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SUMMARY:L'eco del boato. Storia della strategia della tensione\, di Mirco Dondi
DESCRIPTION:Lunedì 2 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e\ncontemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume L’eco del boato. Storia della strategia della tensione\, 1965-\n1974 di Mirco Dondi\, Laterza\, 2016. Ne parlano con l’autore: Miguel Gotor\,\nVanessa Roghi. Coordina: Rosanna De Longis.\nLe ‘stragi nere’ iniziano il 12 dicembre 1969 con Piazza Fontana e terminano il 4 agosto 1974 con\nl’attentato al treno Italicus. Alcuni giorni dopo la bomba di Milano\, il settimanale britannico “The\nObserver” parlerà di ‘strategia della tensione’\, riferendosi non solo alle bombe ma al modo in cui\nsono stati strumentalizzati attentati e disordini sociali\, chiamando in causa la stampa e i politici.\nLa stagione dello stragismo\, ignota ai Paesi dell’Europa occidentale\, ha minato le istituzioni\ndemocratiche e la convivenza sociale dell’Italia\, con l’aggravante che in quarant’anni non sono stati\ncondannati né i mandanti né gran parte degli esecutori. Solo in sede storica si è fatto un po’ di\nordine. Mirco Dondi ricostruisce gli episodi stragisti\, soffermandosi in particolare sul loro impatto\nimmediato.\nMirco Dondi insegna Storia contemporanea all’Università di Bologna\, dove dirige anche il Master\ndi Comunicazione storica. Si è occupato delle violenze nel dopoguerra con La lunga liberazione.\nGiustizia e violenza nel dopoguerra italiano (Editori Riuniti 1999). Ha inoltre pubblicato L’Italia\nrepubblicana: dalle origini alla crisi degli anni Settanta (Archetipo Libri 2007) e I neri e i rossi:\nterrorismo violenza e informazione negli anni Settanta (a cura di\, Controluce 2008).
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SUMMARY:Televisione. Storia\, Immaginario\, Memoria
DESCRIPTION:Venerdì 29 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea si presenterà il volume Televisione. Storia\, Immaginario\, Memoria a cura di Damiano Garofalo e Vanessa Roghi\, Rubbettino\, 2015. Intervengono: Milly Buonanno\, Carlo Freccero\, Ermanno Taviani\, Christian Uva. Coordina: Elena Dagrada. Saranno presenti i curatori. \nIn Italia ancora stenta ad affermarsi una storia culturale della televisione di lunga durata che tenga\nin giusta considerazione l’analisi qualitativa degli ascolti\, l’impatto sociale dei diversi programmi\, il\nloro peso sull’immaginario nazionale. Questo anche e soprattutto perché è mancata la voglia di\nintersecare la storia dell’emittente con quella\, dal “basso”\, del ricevente. Eppure\, in questo senso\, la\nbibliografia internazionale è ricca di stimoli: storici\, antropologi\, studiosi di media studies hanno\nricostruito il paesaggio culturale creato dai mezzi di comunicazione in una prospettiva assai feconda\nche si ritrova nei saggi qui contenuti. Oltre alla prospettiva storica il libro traccia alcune linee per\nuno studio delle dialettiche televisive e dell’immaginario\, ovvero del ruolo della televisione nella costruzione di paesaggi mediali che\, rappresentando individui e gruppi sociali\, si attuano nella sfera\npubblica modificandola.\nDamiano Garofalo insegna Teorie e tecniche del linguaggio radiotelevisivo al DAMS dell’Università di\nPadova e collabora con il Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo della Sapienza di Roma. Ha\ncollaborato con l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e con la Fondazione Museo della Shoah. Oltre\nad alcuni contributi sulla storia sociale e culturale della televisione italiana e sul rapporto tra cinema e storia\, ha pubblicato la monografia Political Audiences. A Reception History of Early Italian Television (Mimesis\,\n2015).\nVanessa Roghi insegna Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Facoltà di Lettere della\nSapienza di Roma. Si occupa di fonti audiovisive per la storia\, di public history e di televisione e\nstoria. Regista e autrice di numerosi documentari storici per la Tv\, fa parte del comitato scientifico\ndella rivista “Cinema e storia”.
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SUMMARY:La scienza politica di Gramsci\, di Michele Prospero
DESCRIPTION:Mercoledì 27 aprile 2016\, alle ore 17.30\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\, si presenterà il volume La scienza politica di Gramsci di Michele Prospero\, Bordeaux\, 2016. Intervengono: Alfredo D’Attorre\, Guido Liguori. Coordina: Daniela Preziosi. Sarà presente l’autore.
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SUMMARY:La Terza Italia. Reinventare la nazione alla fine del Novecento di Francesco Bartolini
DESCRIPTION:Martedì 26 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la biblioteca di storia moderna e contemporanea si presenterà il volume La Terza Italia. Reinventare la nazione alla fine del Novecento di Francesco Bartolini\, Carocci\, 2016. Intervengono: Marco Gervasoni\, Marco Magnani. Coordina: Marco De Nicolò. Sarà presente l’autore.
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SUMMARY:Amore meno zero
DESCRIPTION:Giovedì 21 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Amore meno zero di Stefano Rizzo\, Mincione\, 2015.\nIntervengono: Benedetta Bini\, Rita di Leo\, Alessandro Portelli. Coordina: Rosanna De Longis.\nSarà presente l’autore. \nNew York 1972\, Richard Nixon ha vinto le elezioni\, ma lo scandalo Watergate sta per scoppiare e alcuni suoi collaboratori sono già in carcere. Un professore di Logica\, protagonista senza nome\, risponde ad un’offerta di lavoro della “ Fondazione” che si rivelerà terreno di ricatti per estorcere informazioni sul mondo universitario\, artistico ed intellettuale. Anche Candice\, ex compagna nera che insegna in una scuola di Harlem\, di cui è ancora innamorato\, è in pericolo. L’incontro con Esteban Sandoval\, soldato reduce dal Vietnam\, metterà in luce i giochi atroci della guerra attraverso i diari che il giovane è intenzionato a pubblicare. Non rimane che fuggire in Messico mentre però arriva la notizia di un colpo di stato in Cile ad opera di “un certo colonnello Pinochet”. \nStefano Rizzo ha vissuto a lungo a New York dove si è laureato in filosofia. Studioso di relazioni internazionali\, tra le pubblicazioni in merito ricordiamo Teoria e pratica delle relazioni internazionali. Da Machiavelli a Barack Obama (Nuova Cultura\, 2009); La svolta americana. Cronache dalla fine del bushismo 2006-2008 (Ediesse\, 2009); Le rivoluzioni della dignità. 18 mesi che hanno cambiato il mondo arabo (Ediesse\, 2012) e The Changing Faces of Populism. Systemic Challengers in Europe and the U.S. (Feps\, Bruxelles\, 2013). Per la narrativa Variazioni (Rubettino 1998)\, Mohammed (Mesogea\, 2003). Ha curato numerose traduzioni dall’inglese; sua è la prima trascrizione e traduzione in italiano delle canzoni di Bob Dylan per la Newton Compton.
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SUMMARY:L’ultimo anno di una pace incerta. Roma 1914-1915
DESCRIPTION:Mercoledì 20 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume L’ultimo anno di una pace incerta. Roma 1914-1915 di Marco De Nicolò\, Le Monnier\, 2016. Intervengono: Mario Ajello\, Adriano Roccucci\, Alessandra Staderini.\nCoordina: Fulvio Cammarano.\nDurante il periodo giolittiano\, con la formazione della Giunta Nathan\, Roma aveva trovato una sua cifra nazionale. Il conflitto sociale\, le tornate elettorali e la tensione internazionale determinarono una rapida trasformazione della sua fisionomia politica. La risposta del ceto medio alla Settimana rossa\, il tramonto della Giunta progressista\, l’erosione del fronte non interventista\, il coinvolgimento di molti giovani nella campagna nazionalista\, l’emersione di una figura catalizzatrice come D’Annunzio\, in un contesto privo di leader politici carismatici\, innalzarono la temperatura politica fino a giungere a una guerra civile\, interrotta solamente dalla guerra nazionale. L’interventismo\ndiede la percezione di una volontà popolare capace di imporsi attraverso una mobilitazione di massa\nnonostante la scelta dell’entrata in guerra fosse presa in altre sedi e a dispetto di una larga maggioranza del Paese ostile al conflitto. \nMarco De Nicolò insegna Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Cassino. Ha proposto monografie e saggi su Roma e sulla sua amministrazione in età contemporanea e ha organizzato ricerche collettive sull’argomento. Nel campo storico-istituzionale ha prodotto saggi sull’istituto prefettizio e sul Ministero dell’interno\, oltre che sulle proposte federaliste tra fine Settecento e l’Unità. Negli ultimi anni ha allargato il suo campo di interessi dedicandosi alla storia\ndei giovani nel Novecento e all’analisi sui «Muri in età contemporanea»\, come elemento di permanente divisione. Si occupa\, per conto della Società italiana per lo studio della storia contemporanea (Sissco)\, del sistema degli archivi e delle biblioteche pubbliche in Italia.
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SUMMARY:Il Regno di Napoli dalla tutela all'emancipazione (1775 - 1789). Lettere di Ferdinando IV a Carlo III ed altri documenti inediti
DESCRIPTION:Giovedì 14 aprile 2016\, ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentata l’opera Il Regno di Napoli dalla tutela all’emancipazione (1775 – 1789). Lettere di Ferdinando IV a Carlo III ed altri documenti inediti di Carlo Knight\, Edizioni Società Napoletana di Storia Patria\, 2015. Intervengono: Marina Caffiero\, Riccardo Lattuada\, Giuseppe Monsagrati. Coordina: Lauro Rossi. \nI due volumi raccolgono la pubblicazione integrale di oltre un migliaio di lettere spedite da Ferdinando IV a Carlo III dal 1775 al 1789\, ed altra corrispondenza diplomatica inedita.  Questi documenti “vivi”\, specchio e lente d’ingrandimento di vicende storiche articolate e complesse ove gli aspetti umani e le decisioni politiche s’intrecciano continuamente\, gettano finalmente luce su un periodo che uno storico eminente aveva definito  “sostanzialmente indecifrabile”\, consentendo di capire senza l’interpretazione d’intermediari come e perché Napoli  lottò per liberarsi dalla tutela spagnola\, riuscendo – a prezzo  della rottura dei rapporti tra i due sovrani (padre e figlio) – a diventare la capitale d’un regno indipendente. \nCarlo Knight è membro della Società Napoletana di Storia Patria\, dell’Accademia Pontaniana\, della Società Nazionale di Scienze\, Lettere ed Arti\, della Society of Antiquaries di Londra\, ed è stato dal 1983 al 1985 presidente dell\’Associazione Napoletana per i Monumenti e il Paesaggio. Tra i suoi libri più recenti si ricordano: Sulle orme del Grand Tour\, Uomini\, luoghi\, società del Regno di Napoli\, Napoli 1995;  La torre di Clavel\, Capri 1909-1927\, Capri 1999;  L’avvocato di Tiberio\, La tormentata esistenza e la quasi tragica morte di Thomas Spencer Jerome\, Capri 2004;  Le memorie postume di Lord Grantley (1831-1877)\, Capri 2006;   Carteggio San Nicandro – Carlo III (il periodo della Reggenza: 1760-1767)\, Napoli 2009;  Il mistero dei Pantanelli\, Capri 2011.
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SUMMARY:Letteratura e Grande Guerra
DESCRIPTION:Mercoledì 13 aprile 2016\, ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume\nLetteratura e Grande Guerra\, a cura di Francesca Romana\nAndreotti\, Simona Mancini\, Tiziana Morosetti\, Laura Vitali\, Quaderni del 900\, XV\, 2015\, Fabrizio Serra Editore.\nIntervengono: Valeria Della Valle\, Elena Papadia.\nCoordina: Maria Pia Critelli. \n“Nella ricorrenza del centenario del primo conflitto mondiale un numero di «Quaderni del ’900» dedicato a letteratura e Grande Guerra era\, per così dire\, dovuto. E per una molteplicità di ragioni in gran parte ovvie e note. Innanzi tutto perché i letterati – scrittori\, poeti\, critici\, storici – gli intellettuali italiani di formazione umanistica\, sono stati tra i principali promotori e fiancheggiatori ideologici della guerra e della partecipazione nazionale ad essa. In forme e modi naturalmente diversi e molteplici. E poi perché – aspetto certo oggi più interessante e vivo per noi – l’evento e\nl’esperienza drammatica della guerra sono stati oggetto di registrazione letteraria\, di rielaborazione\ncreativa\, di poesia.” (Dall’Introduzione di Piero Bevilacqua)\nIndice:\nPiero Bevilacqua\, Introduzione; Alessandro Giarrettino\, Gli scrittori e la Nazione. Un’ideologia per la Grande Guerra; Maria Panetta\, Il Discorsaccio di Giovanni Papini; Francesca Medaglia\, La seduzione e la guerra in Come si seducono le donne; Gabriella Valente\, Luigi\, Stefano (Pirandello) e la Grande Guerra; Sara Lorenzetti\, La Prima Guerra Mondiale nelle novelle di Pirandello: una\npresenza rimossa; Anna Mario\, Luigi Russo: Vita e disciplina militare da una guerra all’altra; Caterina Lidano\, «Andar a vedere la guerra…»: Massimo Bontempelli intellettuale e giornalista nel primo conflitto mondiale; Carlo Serafini\, «Dovevo considerarmi isolato nella solitudine»: Carlo Emilio Gadda e la Grande Guerra; Francesco Galofaro\, Sguardi letterari alla battaglia: Comisso\, Gadda\, Gatti e Stuparich; Fiammetta Cirilli\, Ironie della sorte/ironie della guerra. A proposito del\nDiario di un imboscato di Attilio Frescura; Abstracts; Profili degli autori.
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SUMMARY:Senza lavoro. La disoccupazione in Italia dall'Unità a oggi
DESCRIPTION:Mercoledì 23 marzo 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma) sarà presentato il volume Senza lavoro. La disoccupazione in Italia dall’Unità a oggi di Manfredi Alberti\, Laterza\, 2016. Intervengono: Loris Campetti\, Michele Colucci\, Alfonso Gianni. Coordina: Andreina De Clementi. Sarà presente l’autore. \nAl momento dell’Unità il lavoro era molto spesso un’esperienza discontinua. Ci si adattava trovando fonti alternative di sostentamento\, esercitando diverse attività o spostandosi alla ricerca di un’occupazione. A fine Ottocento nasce una nuova consapevolezza: la mancanza di lavoro è una forma di ingiustizia contro cui occorre lottare. Chi non ha lavoro\, e non per sua volontà\, non tollera più di essere additato come ozioso o vagabondo. Più tardi il fascismo favorirà il mantenimento di bassi salari e la lotta alla disoccupazione diventerà poco più che uno slogan propagandistico. Sarà solo dopo il disastro della seconda guerra mondiale\, in un’Italia con milioni di disoccupati\, che l’intero ordinamento giuridico del paese verrà rifondato sul principio del diritto al lavoro\, in vista dell’obiettivo quasi sempre disatteso della piena occupazione.\nIl libro incrocia dati economici\, sociali\, politici e culturali\, proponendo un’analisi originale e completa del fenomeno che da sempre rappresenta una piaga per il nostro paese. \nManfredi Alberti collabora alla cattedra di Storia economica presso il Dipartimento di Studi aziendali dell’Università Roma Tre. Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in storia all’Università di Firenze (Dipartimento di Studi sullo Stato)\, è stato borsista presso l’Istat e la Fondazione Luigi Einaudi di Torino. Ha pubblicato saggi su riviste storiche\, fra cui “Quaderni storici” e “Memoria e ricerca”\, e il volume La “scoperta” dei disoccupati. Alle origini dell’indagine statistica sulla disoccupazione nell’Italia liberale (1893-1915) (Firenze University Press 2013
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SUMMARY:Studiare il DNA dal Tevere a Chicago. Franco Graziosi e la biologia molecolare in Italia
DESCRIPTION:Sabato 12 marzo\, alle ore 11.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Via M. Caetani\, 32 – Roma)\, conferenza di Francesco Cassata (Università di Genova) sul tema:\nStudiare il DNA dal Tevere a Chicago: Franco Graziosi e la biologia molecolare in Italia \nSesto incontro del ciclo Educare alla città: i luoghi della scienza (14 novembre 2015 – 14 maggio 2016) \nLa scienza è un aspetto del tutto estraneo alle immagini e alle autorappresentazioni di Roma moderna. Se si eccettua il progetto\, subito tramontato\, avanzato da Quintino Sella all’indomani dell’Unità\, di fare di Roma capitale “un centro scientifico di luce”\, un polo di cultura laica e positivista da contrapporre al cosmopolitismo della Chiesa cattolica\, la scienza non è mai entrata nel repertorio ideologico e simbolico messo in campo dai governi e dalle amministrazioni comunali per modellare il futuro\, ma anche il passato della città. Questo dato di fatto è il risultato di scelte politiche\, culturali e storiografiche. Da una parte il carattere di Roma come città burocratica e amministrativa\, centro di consumo più che di produzione\, per lo più impermeabile al riformismo tecnocratico e volutamente tenuta lontana dall’operaismo. Dall’altra\, il prevalere in Italia nel corso del Novecento di forme di cultura che per una serie complessa di ragioni sono venute manifestando un’attenzione solo marginale alle riflessioni e alle attività scientifiche. Infine\, una storia della scienza sedotta dagli “eroi” e vittima di un forte pregiudizio ideologico verso una città che\, in quanto sede della Chiesa\, si riteneva del tutto estranea all’interesse per la scienza nei suoi aspetti di frontiera. \nIl ciclo I luoghi della scienza\, ideato e curato da Federica Favino (Dipartimento di Storia\, Culture\, Religioni – Sapienza Università di Roma) e inserito all’interno del programma Educare alle mostre educare alla città\, organizzato dall’Assessorato Cultura e Sport di Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali\, in collaborazione con l’Archivio Storico Capitolino\, l’Istituzione Biblioteche di Roma\, la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea\, l’Università di Roma Sapienza\, l’Università di Roma Tre\, si propone di contribuire a colmare questa lacuna\, mettendo in luce e raccontando alcuni di quei luoghi in cui\, al contrario di quanto si potrebbe comunemente pensare\, è stata costruita una parte importante della storia della scienza nazionale ed internazionale. Come risulterà evidente\, Via Panisperna è solo il più noto dei poli di eccellenza scientifica cresciuti nella capitale.Nel corso di otto incontri a cadenza mensile – da novembre 2015 a maggio 2016 – affidati a studiosi della materia\, accompagneremo gli studenti\, gli insegnanti\, il pubblico più attento alla storia culturale della città in una visita virtuale attraverso una “Roma scientifica” che solo chi conosce può vedere.\n1. 14 novembre 2015\, ore 11.00 – Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea (Via Michelangelo Caetani\, 32)\nPietro Corsi\, Oxford University\nIl sogno di Quintino Sella: Roma capitale di uno Stato moderno\n2. 24 novembre 2015\, ore 11.00 Museo Civico di Zoologia (Via Ulisse Aldovrandi\, 18)\nCarla Marangoni\, Museo civico di zoologia\, Roma Dall’Archiginnasio pontificio al Museo di Zoologia: storia delle collezioni zoologiche a Roma\n3. 12 dicembre 2015\, ore 11.00 – Archivio Storico Capitolino (Piazza dell’Orologio\, 4)\nGiovanni Paoloni\, Sapienza Università di Roma\nPalazzo Corsini: i Lincei nella Roma di Quintino Sella\n4. 16 gennaio 2016\, ore 11.00 – Archivio Storico Capitolino\nLorenza Merzagora\, Sistema Museale Naturalistico del Lazio RESINA\nPiccoli tesori e grandi progetti: alla scoperta dei musei scientifici di Roma e del Lazio\n5. 13 febbraio 2016\, ore 11.00 – Archivio Storico Capitolino\nGilberto Corbellini\, Sapienza Università di Roma\nPerché e quando la malaria smette di uccidere a Roma e dintorni: Daisy Miller dal Colosseo al Canale Mussolini\n6. 12 marzo 2016\, ore 11.00 – Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea\nFrancesco Cassata\, Università di Genova\nStudiare il DNA dal Tevere a Chicago: Franco Graziosi e la biologia molecolare in Italia\n7. 16 aprile 2016\, ore 11.00 – Archivio Storico Capitolino\nGianni Battimelli\, Sapienza Università di Roma\nLe strade che partono da via Panisperna. Itinerari della fisica romana del Novecento\n8. 14 maggio 2016\, ore 11.00 – Biblioteca di storia moderna e contemporanea\nIleana Chinnici\, Istituto Nazionale di Astrofisica\, Specola contro Specola: il Collegio romano e il Campidoglio \nIngresso gratuito – Prenotazione obbligatoria al numero 060608\nInfo: www.bsmc.it info_didatticasovraintendenza@comuneroma.it\ndidattica@zetema.it\nwww.museiincomuneroma.it\nwww.sovraintendenzaroma.it
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SUMMARY:La signorina dell'igiene
DESCRIPTION:Mercoledì 9 marzo 2016\, alle ore 17.00\, in collaborazione con la Società Italiana\ndelle Storiche\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma) sarà presentato il volume La\nsignorina dell’igiene. Genere e biopolitica nella costruzione dell’’infermiera moderna’ di Olivia Fiorilli\, Pisa University Press\, 2015. Intervengono: Emmanuel Betta\, Vinzia Fiorino\, Alessandra Gissi. Coordina: Margherita Pelaja.\nOpera vincitrice ex-aequo della XX edizione del Premio Franca Pieroni Bortolotti\, promosso dal Consiglio regionale della Toscana e dalla Commissione regionale per le pari opportunità della Toscana\, in collaborazione con la Società Italiana delle Storiche e con la Biblioteca delle Oblate (Assessorato alla Cultura del Comune di Firenze).\nQuesto libro esplora i processi che nel primo trentennio del novecento\, in Italia\, hanno portato alla\ncostruzione discorsiva e simbolica dell’assistenza infermieristica come professione “tipicamente\nfemminile”. La storia dell’’infermiera moderna’\, una figura ideale che in quegli anni pervade i\ndiscorsi di attori sociali differenti quali il movimento femminile\, i medici ospedalieri\, e gli artefici\ndella medicina sociale\, consente di gettare uno sguardo sulle nuove idee e pratiche di gestione della\nsalute pubblica e del “patrimonio biologico” della nazione che si fanno strada al termine della\nGrande Guerra. L’analisi del processo di ascesa di questa figura permette di analizzare da\nun’angolatura inusuale il modo in cui si incrociano e si sostengono vicendevolmente tecniche di\ncontrollo dei corpi\, dispositivi biopolitici e “tecnologie del genere”.\nOlivia Fiorilli si è laureata in Storia contemporanea presso l’Università di Roma Sapienza con una tesi\nsull’ospedale psichiatrico S. Maria della Pietà. Nel 2014 ha conseguito il dottorato in Studi di genere presso la stessa università sotto la supervisione di Patrizia Gabrielli e Luc Berlivet. È stata post-doc fellow presso l’Instituto de Ciências Sociais dell’Università di Lisbona tra il 2014 e il 2015. Ha pubblicato articoli su “Contemporanea”\, “Medicina & Storia”\, “Dimensioni e problemi della ricerca storica”\, il “Bollettino di Italianistica” e contributi in pubblicazioni collettanee italiane e internazionali. È autrice con Rachele Borghi e Michela Baldo del volume Il Re Nudo: per un archivio drag king in Italia\, ETS\, 2014.
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SUMMARY:Il femminismo a Roma negli anni Settanta. Percorsi. esperienze e memorie dei collettivi di quartiere
DESCRIPTION:Martedì 8 marzo 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32)\, Roma sarà presentato il volume Il femminismo a Roma negli anni Settanta. Percorsi. esperienze e memorie dei collettivi di quartiere di Paola Stelliferi\, Bononia University Press\, 2015. Intervengono: Teresa Bertilotti\, Stefania Ficacci\, Anna Rossi Doria. Coordina: Rosanna De Longis. \nNel corso degli anni Settanta Roma ha racchiuso in sé la molteplicità dei femminismi italiani vedendo interagire\, da un quartiere all’altro\, collettivi\, consultori autogestiti\, redazioni di giornali\, associazioni culturali\, gruppi teatrali\, librerie delle donne. Attingendo a fonti scritte e orali\, la ricerca ripercorre le vicende del femminismo romano seguendo la sua evoluzione da fenomeno elitario a movimento di massa. Il racconto prende le mosse dall’irrompere sulla scena politica e culturale romana dei primi gruppi “separatisti” e ripercorre\, nella prima parte del volume\, la filiazione di un numero crescente di collettivi\, fino all’occupazione della Casa delle Donne di via del Governo Vecchio (1976). Attraverso un viaggio dal centro cittadino alle periferie\, il focus viene spostato\, nella seconda parte del lavoro\, dai collettivi “centrali” a quelli “di quartiere”. Le realtà indagate (il Collettivo femminista-comunista Magliana\, il Collettivo femminista Appio-Tuscolano\, il Collettivo femminista di Testaccio e il gruppo che da Casal Bruciato è poi confluito nel Collettivo di Trastevere) fanno emergere un femminismo fortemente politico che\, per quanto periferico e di breve durata\, non fu marginale né effimero. Questo lavoro\, vincitore della prima edizione del premio dedicato alla memoria di Vinka Kitarovic\, offre una prospettiva inedita dalla quale osservare i femminismi italiani nel periodo della loro massima espansione.  \nPaola Stelliferi si è laureata in Storia presso l’Università degli Studi di Roma Sapienza. Attualmente è dottoranda in Storia sociale europea dal Medioevo all’età contemporanea (XXVIII ciclo) presso l’Università Ca’ Foscari\, nell’ambito del Corso di Dottorato di ricerca interateneo in Studi Storici\, geografici e antropologici delle Università di Padova\, di Venezia e di Verona.
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SUMMARY:Il papa guerriero. Giulio II nello spazio pubblico europeo
DESCRIPTION:Giovedì 3 marzo 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, in collaborazione con l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea\, sarà presentato il volume Il papa guerriero. Giulio II nello spazio pubblico europeo di Massimo Rospocher (il Mulino\, 2015. Intervengono: Irene Fosi\, Maria Antonietta Visceglia. Coordina: Marcello Verga.\nSarà presente l’autore.\nLa notte tra il 20 e il 21 febbraio 1513 la morte pone fine al decennale pontificato di Giulio II Della\nRovere\, figura cardine del papato rinascimentale\, di cui incarna la grandiosità e le contraddizioni.\nLa popolazione romana gli tributò un omaggio senza precedenti: «da quarant’anni che vivo in questa città non ho mai visto una folla così straordinaria al mortorio di un papa»\, racconta il cerimoniere pontificio Paride de’ Grassi. Come sovrano pontefice\, politico spregiudicato e sommo mecenate Giulio II rimane uno dei personaggi che maggiormente condizionano l’immaginario collettivo del Rinascimento. Ma quale fu l’immagine che ne ebbero i contemporanei (non solo gli uomini di lettere\, i prelati e i professionisti della politica\, ma anche il popolo urbano del primo Cinquecento)? Questo volume risponde a tale domanda ricostruendo l’immagine di Giulio II nella sfera pubblica e nella comunicazione politica in vari contesti italiani ed europei (Bologna\, Ferrara\, Roma\, Venezia\, Londra e Parigi). Intrecciando i racconti dei cantastorie con i dispacci dei diplomatici\, le voci e le canzoni di piazza con i trattati degli umanisti\, si delinea un ritratto inedito del «papa guerriero»\, una rappresentazione in perenne oscillazione tra laude e vituperio\, tra guerra e beatitudine.\nMassimo Rospocher ha conseguito il dottorato in History and Civilization presso lo European University Institute (EUI) di Fiesole ed è ricercatore presso l’Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler di Trento. Si occupa di storia culturale e politica europea in età moderna.
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SUMMARY:I comunisti italiani e la sinistra europea. Il PCI e i rapporti con le socialdemocrazie (1964-1864)
DESCRIPTION:Mercoledì 2 marzo 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, in\ncollaborazione con la Fondazione Istituto Gramsci sarà presentato il volume I comunisti italiani e la sinistra europea. Il PCI e i rapporti con le socialdemocrazie (1964-1864) di Michele Di Donato. \nL’Italia è l’unico paese occidentale dove il rappresentante principale della sinistra\, per tutta la durata della Guerra fredda\, è stato un partito comunista. Per quanto “anomala”\, tuttavia\, la sinistra italiana agiva in un contesto di relazioni e influenze europee e internazionali. Basato su una vasta raccolta di fonti archivistiche in Italia e all’estero\, il libro ricostruisce per la prima volta la rete di rapporti intessuta dal PCI con le maggiori socialdemocrazie europee a partire dagli anni Sessanta del Novecento. Sono analizzati così il tentativo del PCI di allargare i propri riferimenti internazionali e la propria cultura politica\, ma anche i limiti di questo impegno e le contraddizioni che esso aprì nel partito\, i contenuti del dialogo con i partiti socialdemocratici e i giudizi e le iniziative di questi ultimi nei confronti dell’Italia e della sinistra italiana. Il percorso del Partito comunista italiano è esaminato alla luce di una storia più ampia\, che riguarda le relazioni internazionali negli anni della Guerra fredda e il principio della crisi del comunismo; la trasformazione degli equilibri economici e politici dell’Europa occidentale\, con la fine dell’“età dell’oro” del capitalismo\, e la sfida che essa pose a tutte le sinistre; lo sviluppo\, i cambiamenti e l’eredità dell’internazionalismo e dell’azione europea di comunisti e socialdemocratici.\nMichele Di Donato\, dottore di ricerca in Storia contemporanea\, studia in particolare le relazioni del Partito comunista italiano con il contesto internazionale. Fra le pubblicazioni recenti\, Partito comunista italiano e socialdemocrazia tedesca negli anni Settanta\, “Mondo Contemporaneo” 3\, 2010; Il rapporto con la socialdemocrazia tedesca nella politica internazionale del Pci di Luigi Longo\, 1967-1969\, “Dimensioni e Problemi della Ricerca Storica” 2\, 2011.
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SUMMARY:Arte Resistenza Storia. Un ritratto di Roberto Battaglia
DESCRIPTION:Lunedì  29 febbraio 2016\, alle ore 16.30\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, la Biblioteca e l’Istituto Nazionale di Studi Romani presentano il volume Arte Resistenza Storia. Un ritratto di Roberto Battaglia\, a cura di Rosanna De Longis e Massimiliano Ghilardi.\nSaluti: Simonetta Buttò\, Paolo Sommella\nInterventi di: Maddalena Carli\, Federico Cresti\, Alexander Höbel\, Alessandro Zuccari. Coordinamento: Andreina De Clementi \n«L’8 settembre 1943 ero un tranquillo studioso di storia dell’arte\, chiuso in un cerchio limitato di interessi e di amicizie; l’anno dopo\, l’8 agosto\, ebbi il comando d’una divisione partigiana che ha dato più d’un fastidio al tedesco»: muove da queste premesse il ritratto che del Roberto Battaglia storico dell’arte\, partigiano\, poi memorialista e storico della Resistenza e del colonialismo italiano hanno disegnato\, in occasione del centenario della nascita\, i contributi di Gisella Bochicchio\, Rosanna De Longis\, Massimiliano Ghilardi\, Nicola Labanca\, Gabriele Ranzato\, Bruno Toscano\, Albertina Vittoria presenti nel volume. \nIndice\n–	Rosanna De Longis\, Per un ritratto di Roberto Battaglia\n–	Gabriele Ranzato\, Roberto Battaglia partigiano\, memorialista\, storico\n–	Nicola Labanca\, Roberto Battaglia\, La prima guerra d’Africa (1958) e gli storici dei suoi anni (Appendice: R. Battaglia\, Ricordi d’Africa. Allarme al Mareb)\n–	Albertina Vittoria\, Roberto Battaglia nella commissione culturale del Pci e all’Istituto Gramsci\n–	Bruno Toscano\, Una Cattedra per Roberto Battaglia\n–	Massimiliano Ghilardi\, «Dalla pace conventuale dell’Aventino» a Porta San Paolo\, dall’Istituto di Studi Romani alla «vita scomoda del bosco»\n–	Gisella Bochicchio\, Per una bibliografia di Roberto Battaglia\n–	Indice dei nomi\, a cura di Antonia Candi\nRosanna De Longis è Direttrice della Biblioteca di storia moderna e contemporanea\nMassimiliano Ghilardi è Direttore Associato dell’Istituto Nazionale di Studi Romani \nInformazioni: b-stmo.info@beniculturali.it  www.bsmc.it
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SUMMARY:Storia dei diritti dell'uomo L'Illuminismo e la costruzione del linguaggio politico dei moderni
DESCRIPTION:Giovedì 25 febbraio\, alle ore 16.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\, in collaborazione con l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea\, si presenta il volume Storia dei diritti dell’uomo. L’Illuminismo e la costruzione del linguaggio politico dei moderni\, di Vincenzo Ferrone. Intervengono: Marco Fioravanti\, Alberto Melloni\, Stefano Rodotà. Coordina: Marcello Verga. \nFurono gli illuministi per primi a ridefinire un’etica dei diritti cosmopolita\, razionale\, mite\, umanitaria\, fatta dall’uomo per l’uomo\, capace di dar vita a un potente linguaggio politico dei moderni contro il secolare Antico regime dei privilegi\, delle gerarchie\, della disuguaglianza e dei diritti del sangue. Furono gli illuministi a far conoscere al mondo intero che i diritti dell’uomo per definirsi tali devono essere eguali per tutti\, senza alcun tipo di distinzione di nascita\, ceto\, nazionalità\, religione\, genere\, colore della pelle; universali\, cioè validi ovunque; inalienabili e imprescrittibili di fronte a ogni forma di istituzione politica o religiosa. Ed è proprio ponendo l’accento sul principio di inalienabilità che la cultura illuministica – vero laboratorio della modernità – trasformò radicalmente gli sparsi e di fatto inoffensivi riferimenti ai diritti soggettivi nello stato di natura in un linguaggio politico capace di avviare l’emancipazione dell’uomo.\nSpaziando dall’Italia di Filangieri e Beccaria alla Francia di Voltaire\, Rousseau e Diderot\, dalla Scozia di Hume\, Ferguson e Smith alla Germania di Lessing\, Goethe e Schiller\, sino alle colonie americane di Franklin e Jefferson\, Vincenzo Ferrone affronta un tema di storiografia civile che si inserisce nel grande dibattito odierno sul nesso problematico tra diritti umani e autonomia dei mercati\, tra politica e giustizia\, diritti dell’individuo e diritti delle comunità\, dispotismo degli Stati e delle religioni e libertà di coscienza. \nVincenzo Ferrone\, studioso dell’Europa d’Antico Regime e dell’Illuminismo\, ha insegnato a Venezia\, Ca’ Foscari; Parigi\, Collège de France; Princeton\, Institute for Advanced Study. Attualmente è ordinario di Storia moderna presso l’Università di Torino. Tra le sue opere\, Scienza natura religione. Mondo newtoniano e cultura italiana nel primo Settecento (Napoli 1982\, New York 1995) e Una scienza per l’uomo. Illuminismo e Rivoluzione scientifica nell’Europa del Settecento (Torino 2007).
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SUMMARY:Ansia di purezza. Il fascismo e il nazismo nella stampa satirica italiana e tedesca (1943-1963)
DESCRIPTION:Giovedì 18 febbraio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma) sarà presentato il volume Ansia di purezza. Il fascismo e il nazismo nella stampa satirica italiana e tedesca (1943-1963) di Dario Pasquini\, prefazione di Filippo Focardi\, Viella\, 2015. Saluti: Rosanna De Longis\, Eugenio Lo Sardo. Intervengono: Agostino Bistarelli\, Lutz Klinkhammer\, Luca La Rovere. Coordina: Maria Pia Critelli. \nIn questa monografia\, la prima finora dedicata a un confronto fra la memoria del fascismo in Italia e la memoria del nazismo in Germania (Est e Ovest)\, l’autore ci conduce in un viaggio attraverso un universo affascinante e poco esplorato come quello della stampa satirica del dopoguerra\, individuando nella diffusione della demarcazione fra puro e impuro lo snodo rivelatore di una situazione di ansia legata ai due regimi\, con diversi esiti nelle due nazioni.\nUn’ansia in primo luogo derivante dalle procedure di epurazione del dopoguerra\, davanti alle quali la società tedesca e quella italiana si sentirono messe sul banco degli imputati. Ma anche da un disagio più profondo. In questo senso\, il ribrezzo provocato dalla diffusione delle immagini dei crimini nazisti favorì una significativa presa di distanza dei tedeschi dall’esperienza della dittatura. Al contrario\, in Italia una rappresentazione del fascismo edulcorata ha fatto spazio\, nell’opinione pubblica del dopoguerra\, a una relazione più ambigua\, e ancor oggi non risolta\, con la memoria del trascorso regime. \nDario Pasquini è stato fra il 2008 e il 2009 Marie-Curie-Fellow presso l’Università di Bielefeld. Nel 2010 ha conseguito un dottorato in Storia contemporanea presso l’Università di Torino e la Freie Universität di Berlino. Ha pubblicato articoli sulla storia del giornalismo e sul rapporto fra satira e storia delle emozioni.
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SUMMARY:Non solo canzonette. L’Italia della Ricostruzione e del Miracolo attraverso il Festival di Sanremo
DESCRIPTION:Sabato 13 febbraio 2016\, alle ore 11.00\, presso l’auditorium dell’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, la Biblioteca di storia moderna e contemporanea e l’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi e presentano il volume Non solo canzonette. L’Italia della Ricostruzione e del Miracolo attraverso il Festival di Sanremo di Leonardo Campus\, Le Monnier\, 2015 (nota introduttiva di Stefano\nBollani). Intervengono: Felice Liperi\, Marilisa Merolla\, Giovanni Orsina. Coordina: Massimo Pistacchi.\nUno sguardo diverso ai Festival del passato nel giorno della finale dell’edizione 2016.\nNegli anni Cinquanta e Sessanta la società italiana attraversa un periodo decisivo\, nel quale cambia\nin modo rapido e profondo\, come forse mai nella sua storia. Il libro racconta questo momento di passaggio utilizzando una categoria di fonti storiche inconsueta e formidabile: le canzoni di Sanremo. Da Nilla Pizzi a Claudio Villa\, da Modugno a Celentano\, da Mina alla Cinquetti\, quelle prime\, seguitissime edizioni del Festival riflettono il percorso dell’Italia dal Dopoguerra al Boom\, dalla povertà al benessere\, da società contadina a moderna potenza industriale. Analizzando le canzoni sia da un punto di vista testuale che musicale ed inquadrandole nel generale contesto di ricostruzione storica di quegli anni\, viene messo in luce come quelle musiche e parole\, quei divi e quel pubblico rivelino i mutamenti (e le resistenze al cambiamento) di un Paese attratto e spaventato dalla modernità. Cambia il modo di rappresentare la realtà\, di guardare all’America\, nonché\nl’immagine dell’amore\, della donna e della famiglia. Mentre partiti politici ed intellettuali come Pasolini\, Eco\, Fallaci e Montanelli si interrogano sul Festival\, gli italiani ne decretano a gran voce il successo\, canticchiandolo\, criticandolo o facendo entrambe le cose.\nLeonardo Campus è dottore di ricerca in Storia Contemporanea (Università La Sapienza\, Roma). Ha\npubblicato studi storici in Italia e all’estero\, tra cui il libro I sei giorni che sconvolsero il mondo. La crisi dei missili di Cuba e le sue percezioni internazionali (2014). Da anni lavora inoltre come giornalista e come\nautore Rai (“La Storia siamo noi”\, “Raistoria”\, “Il Tempo e la Storia”). Ha conseguito il diploma di V anno\nin Pianoforte al Conservatorio Alfredo Casella de L’Aquila ed ha svolto per anni attività di musicista.
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SUMMARY:Perché e quando la malaria smette di uccidere a Roma e dintorni. Daisy Miller dal Colosseo al Canale Mussolini
DESCRIPTION:Sabato 13 febbraio alle ore 11.00\, presso l’Archivio Storico Capitolino (Piazza dell’Orologio\, 4 – 00186 Roma)\, conferenza di Gilberto Corbellini (Sapienza Università di Roma)\, sul tema:\nPerché e quando la malaria smette di uccidere a Roma e dintorni: Daisy Miller dal Colosseo al Canale Mussolini \nQuinto incontro del ciclo Educare alla città: i luoghi della scienza (14 novembre 2015 – 14 maggio 2016) \nLa scienza è un aspetto del tutto estraneo alle immagini e alle autorappresentazioni di Roma moderna. Se si eccettua il progetto\, subito tramontato\, avanzato da Quintino Sella all’indomani dell’Unità\, di fare di Roma capitale “un centro scientifico di luce”\, un polo di cultura laica e positivista da contrapporre al cosmopolitismo della Chiesa cattolica\, la scienza non è mai entrata nel repertorio ideologico e simbolico messo in campo dai governi e dalle amministrazioni comunali per modellare il futuro\, ma anche il passato della città. Questo dato di fatto è il risultato di scelte politiche\, culturali e storiografiche. Da una parte il carattere di Roma come città burocratica e amministrativa\, centro di consumo più che di produzione\, per lo più impermeabile al riformismo tecnocratico e volutamente tenuta lontana dall’operaismo. Dall’altra\, il prevalere in Italia nel corso del Novecento di forme di cultura che per una serie complessa di ragioni sono venute manifestando un’attenzione solo marginale alle riflessioni e alle attività scientifiche. Infine\, una storia della scienza sedotta dagli “eroi” e vittima di un forte pregiudizio ideologico verso una città che\, in quanto sede della Chiesa\, si riteneva del tutto estranea all’interesse per la scienza nei suoi aspetti di frontiera. \nIl ciclo I luoghi della scienza\, ideato e curato da Federica Favino (Dipartimento di Storia\, Culture\, Religioni – Sapienza Università di Roma) e inserito all’interno del programma Educare alle mostre educare alla città\, organizzato dall’Assessorato Cultura e Sport di Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali\, in collaborazione con l’Archivio Storico Capitolino\, l’Istituzione Biblioteche di Roma\, la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea\, l’Università di Roma Sapienza\, l’Università di Roma Tre\, si propone di contribuire a colmare questa lacuna\, mettendo in luce e raccontando alcuni di quei luoghi in cui\, al contrario di quanto si potrebbe comunemente pensare\, è stata costruita una parte importante della storia della scienza nazionale ed internazionale. Come risulterà evidente\, Via Panisperna è solo il più noto dei poli di eccellenza scientifica cresciuti nella capitale.Nel corso di otto incontri a cadenza mensile – da novembre 2015 a maggio 2016 – affidati a studiosi della materia\, accompagneremo gli studenti\, gli insegnanti\, il pubblico più attento alla storia culturale della città in una visita virtuale attraverso una “Roma scientifica” che solo chi conosce può vedere.\n1. 14 novembre 2015\, ore 11.00 – Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea (Via Michelangelo Caetani\, 32)\nPietro Corsi\, Oxford University\nIl sogno di Quintino Sella: Roma capitale di uno Stato moderno\n2. 24 novembre 2015\, ore 11.00 Museo Civico di Zoologia (Via Ulisse Aldovrandi\, 18)\nCarla Marangoni\, Museo civico di zoologia\, Roma Dall’Archiginnasio pontificio al Museo di Zoologia: storia delle collezioni zoologiche a Roma\n3. 12 dicembre 2015\, ore 11.00 – Archivio Storico Capitolino (Piazza dell’Orologio\, 4)\nGiovanni Paoloni\, Sapienza Università di Roma\nPalazzo Corsini: i Lincei nella Roma di Quintino Sella\n4. 16 gennaio 2016\, ore 11.00 – Archivio Storico Capitolino\nLorenza Merzagora\, Sistema Museale Naturalistico del Lazio RESINA\nPiccoli tesori e grandi progetti: alla scoperta dei musei scientifici di Roma e del Lazio\n5. 13 febbraio 2016\, ore 11.00 – Archivio Storico Capitolino\nGilberto Corbellini\, Sapienza Università di Roma\nPerché e quando la malaria smette di uccidere a Roma e dintorni: Daisy Miller dal Colosseo al Canale Mussolini\n6. 12 marzo 2016\, ore 11.00 – Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea\nFrancesco Cassata\, Università di Genova\nStudiare il DNA dal Tevere a Chicago: Franco Graziosi e la biologia molecolare in Italia\n7. 16 aprile 2016\, ore 11.00 – Archivio Storico Capitolino\nGianni Battimelli\, Sapienza Università di Roma\nLe strade che partono da via Panisperna. Itinerari della fisica romana del Novecento\n8. 14 maggio 2016\, ore 11.00 – Biblioteca di storia moderna e contemporanea\nIleana Chinnici\, Istituto Nazionale di AstrofisicaSpecola contro Specola: il Collegio romano e il Campidoglio \nIngresso gratuito – Prenotazione obbligatoria al numero 060608\nInfo: www.bsmc.it info_didatticasovraintendenza@comuneroma.it\ndidattica@zetema.it\nwww.museiincomuneroma.it\nwww.sovraintendenzaroma.it
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SUMMARY:La difesa dell’italianità. L’Ufficio per le zone di confine a Bolzano\, Trento e Trieste (1945-1954)
DESCRIPTION:Mercoledì 10 febbraio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La difesa dell’italianità. L’Ufficio per le zone di confine a Bolzano\, Trento e Trieste (1945-1954) a cura di Diego D’Amelio\, Andrea Di Michele\, Giorgio Mezzalira\, il Mulino\, 2015. Saluti: Paola Tarquini. Intervengono: Gianluca Fiocco\, Andreas Gottsmann\, Maria Maione. Coordina: Rosanna De Longis. \nL’Ufficio per le zone di confine (Uzc)\, attivo dal 1947 al 1954 sotto la responsabilità politica del giovane sottosegretario alla Presidenza del consiglio Giulio Andreotti\, rappresenta una fonte di assoluto rilievo per comprendere la storia delle aree italiane di frontiera\, nella fase di transizione del secondo dopoguerra. L’Ufficio fu infatti il laboratorio in cui si studiarono le politiche relative alle regioni di confine e il terminale incaricato di applicarvi le strategie del governo. L’Uzc operò in contesti complessi come quelli dell’Alto Adige e della Venezia Giulia\, connotati dall’emergere di questioni che mettevano in discussione la stessa sovranità italiana su quei territori. Sulla base dello studio della documentazione dell’Ufficio\, recentemente riordinata e messa a disposizione dall’Archivio della Presidenza del consiglio\, le ricerche qui proposte – di studiosi di lingua italiana\, tedesca e slovena provenienti dalle rispettive aree di confine – permettono di evidenziare similitudini e divergenze delle scelte di Roma nella «difesa dell’italianità» delle frontiere. \nDiego D’Amelio svolge attività di ricerca presso l’Istituto storico italo-germanico di Trento (Fondazione Bruno Kessler) e dirige la rivista «Qualestoria»\, edita dall’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia.\nAndrea Di Michele è ricercatore presso il Centro di competenza storia regionale della Libera Università di Bolzano. Tra le sue pubblicazioni: «Storia dell’Italia repubblicana. 1948-2008» (Milano\, 2008).\nGiorgio Mezzalira è insegnante liceale e si occupa di ricerca storica in ambito regionale (Tirolo\, Alto Adige e Trentino). Tra le sue pubblicazioni: «Passaggi e prospettive. L’età contemporanea in Alto Adige» (Bolzano\, 2013).
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SUMMARY:Un confine nel Mediterraneo. L’Adriatico orientale tra Italia e Slavia (1300-1900)
DESCRIPTION:Martedì 9 febbraio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, in collaborazione con l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea\, sarà presentato il volume Un confine nel Mediterraneo. L’Adriatico orientale tra Italia e Slavia (1300-1900) di Egidio Ivetic\, Viella\, 2014. Intervengono: Francesco Guida\, Rita Tolomeo\, Marcello Verga. Coordina: Rosanna De Longis. \nL’Adriatico orientale è una delle zone più complesse del Mediterraneo. Il libro propone una lettura di questo litorale: confine tra modelli di civiltà\, frontiera tra Stati e religioni\, un soggetto/oggetto storico di per sé ancora non compreso. Più nello specifico\, si interpreta qui la faglia divisoria\, il confine tra Italia e Slavia\, intese come dimensioni linguistiche e di identificazione\, che per secoli si sono sedimentate\, confrontate e infine contrapposte sulle rive orientali dell’Adriatico. I confini orientali d’Italia sfumano tra le civiltà urbane vincolate a Venezia e l’entroterra montuoso\, si confondono nella stessa Slavia adriatica\, in una reciprocità che complica l’idea dello spazio culturale e nazionale omogeneo\, sia italiano sia slavo. Sullo sfondo di una riflessione storiografica transnazionale\, e con lo sguardo non circoscritto alle periodizzazioni tradizionali\, il libro ripercorre le convivenze e le divisioni tra popolazioni\, decostrui­sce l’idea stessa di confine\, andando oltre i canoni delle storiografie coinvolte e le separazioni culturali ancora vive in queste terre mediterranee. \nEgidio Ivetic insegna Storia moderna e Storia dell’Europa orientale all’Università degli Studi di Padova. Tra le sue ultime pubblicazioni: Le guerre balcaniche (il Mulino\, 2006); L’Istria moderna 1500-1797. Una regione confine (Cierre\, 2010); Jugoslavia sognata. Lo jugoslavismo delle origini (FrancoAngeli\, 2012)\, I Balcani dopo i Balcani. Eredità e identità (Salerno editrice\, 2015).
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SUMMARY:La Grande Guerra e i ragazzi
DESCRIPTION:Mercoledì 3 febbraio 2016\, alle ore 16\,30\, presso la Biblioteca di Storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\nsarà presentato il numero monografico (n. 159/ 2015) della rivista «Pagine Giovani»\, dal titolo Mercoledì 3 febbraio 2016\, alle ore 16\,30\, presso la Biblioteca di Storia moderna\ne contemporanea (Palazzo Mattei diGiove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\nsarà presentato il numero monografico (n. 159/ 2015) della rivista trimestrale\n“Pagine Giovani”\, dal titolo La Grande Guerra e i ragazzi. Intervengono:\nGiuseppina Abbate\, Claudia Camicia\, Italo Spada. Coordina: Vincenzo\nSchirripa.\nIl Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile (GSLG) è un’associazione di promozione sociale\nfondata nel 1976 a Roma. Vi aderiscono autori (scrittori e illustratori)\, critici di letteratura per ragazzi\,\ndocenti universitari\, insegnanti\, bibliotecari e rappresentanti di gruppi di genitori\, interessati al problema\ndella lettura nell’era dei media visivi e alle tendenze del mondo editoriale. In questo campo il GSLG\, con le\nsue sedi di Torino\, Chiavari\, Bari\, Treviso\, Fabriano svolge un’azione esemplare\, unica e diffusa su tutto il\nterritorio nazionale\, allo scopo di promuovere gli studi sulla letteratura giovanile\, la sua maggiore\nconoscenza attraverso corsi e conferenze\, e la promozione della lettura fra i giovanissimi con iniziative di\nanimazione culturale rivolte soprattutto agli alunni della scuola dell’obbligo. L’organo ufficiale del GSLG è\nla rivista trimestrale Pagine Giovani sui problemi della lettura\, sulla didattica e su esempi e modelli di\nanimazione della lettura\, a cui si aggiungono numerose recensioni critiche di libri per bambini\, ragazzi e\nadolescenti. La monografia è dedicata alla ricorrenza del Centenario del primo conflitto mondiale. L’insieme\ndei contributi “illustra la presenza diacronica di questo tragico evento nei libri per ragazzi (non sempre con\nintenti pacifisti)\, testimonia come nel corso dei secoli la carta stampata\, e più recentemente anche la\nfilmografia\, siano state spesso utilizzate come strumento di indottrinamento e di conformazione delle giovani\ngenerazioni” (dall’Introduzione di Angelo Nobile).\nEcco in sintesi i contributi:\nFrancesca Beduschi analizza le coeve pubblicazioni per ragazzi\, inclusi alcuni giornalini; una scelta\nselezione di opere per ragazzi edite dal secondo dopoguerra ai nostri giorni è l’argomento scandagliato con\nsensibilità pedagogica da Domenico Volpi; Renato Ciavola presenta un denso contributo critico\nsull’iconografia di vari soggetti narrativi (libro\, fumetto\, abbecedari\, pubblicità…); Claudia Camicia\nanalizza cartoline e manifesti come strumento di propaganda; Giuseppina Abbate ripercorre storicamente la\ntrattazione della Grande Guerra nei manuali scolastici per la scuola elementare\, dal conflitto al nuovo\nmillennio; Italo Spada offre una amplissima e esaustiva galleria di film dedicati alla Grande Guerra;\nMarino Cassini presenta una rassegna dei francobolli dedicati nell’arco di un secolo a fatti e personaggi\nprotagonisti del medesimo evento.. Intervengono:\nGiuseppina Abbate\, Claudia Camicia\, Italo Spada.\nCoordina: Vincenzo Schirripa.\nIl Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile (GSLG) è un’associazione di promozione sociale fondata nel 1976 a Roma. Vi aderiscono autori (scrittori e illustratori)\, critici di letteratura per ragazzi\, docenti universitari\, insegnanti\, bibliotecari e rappresentanti di gruppi di genitori\, interessati al problema della lettura nell’era dei media visivi e alle tendenze del mondo editoriale. In questo campo il GSLG\, con le sue sedi di Torino\, Chiavari\, Bari\, Treviso\, Fabriano svolge un’azione esemplare\, unica e diffusa su tutto il territorio nazionale\, allo scopo di promuovere gli studi sulla letteratura giovanile\, la sua maggiore conoscenza attraverso corsi e conferenze\, e la promozione della lettura fra i giovanissimi con iniziative di animazione culturale rivolte soprattutto agli alunni della scuola dell’obbligo. L’organo ufficiale del GSLG è\nla rivista trimestrale Pagine Giovani sui problemi della lettura\, sulla didattica e su esempi e modelli di\nanimazione della lettura\, a cui si aggiungono numerose recensioni critiche di libri per bambini\, ragazzi e\nadolescenti. La monografia è dedicata alla ricorrenza del Centenario del primo conflitto mondiale. L’insieme\ndei contributi “illustra la presenza diacronica di questo tragico evento nei libri per ragazzi (non sempre con\nintenti pacifisti)\, testimonia come nel corso dei secoli la carta stampata\, e più recentemente anche la\nfilmografia\, siano state spesso utilizzate come strumento di indottrinamento e di conformazione delle giovani\ngenerazioni” (dall’Introduzione di Angelo Nobile).\nEcco in sintesi i contributi:\nFrancesca Beduschi analizza le coeve pubblicazioni per ragazzi\, inclusi alcuni giornalini; una scelta\nselezione di opere per ragazzi edite dal secondo dopoguerra ai nostri giorni è l’argomento scandagliato con\nsensibilità pedagogica da Domenico Volpi; Renato Ciavola presenta un denso contributo critico\nsull’iconografia di vari soggetti narrativi (libro\, fumetto\, abbecedari\, pubblicità…); Claudia Camicia\nanalizza cartoline e manifesti come strumento di propaganda; Giuseppina Abbate ripercorre storicamente la\ntrattazione della Grande Guerra nei manuali scolastici per la scuola elementare\, dal conflitto al nuovo\nmillennio; Italo Spada offre una amplissima e esaustiva galleria di film dedicati alla Grande Guerra;\nMarino Cassini presenta una rassegna dei francobolli dedicati nell’arco di un secolo a fatti e personaggi\nprotagonisti del medesimo evento.
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SUMMARY:La politica cinematografica del regime fascista di Alfonso Venturini
DESCRIPTION:Martedì 2 febbraio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e\ncontemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La politica cinematografica del regime fascista di Alfonso Venturini\, Carocci editore\, 2015. Intervengono: Manfredi Alberti\, Claudio Siniscalchi\, Maurizio Zinni. Coordina: Alessandra Staderini.\nAttraverso un’originale ricerca presso archivi pubblici e privati\, il volume ricostruisce l’intervento del regime fascista in campo cinematografico\, a partire dagli inizi degli anni Trenta\, con l’avvento del cinema sonoro\, fino alla sua caduta\, delineandone le strategie e le evoluzioni nel corso degli anni\, così come emergono dall\’analisi della legislazione e delle direttive prese dal ministero della Cultura popolare. La seconda metà degli anni Trenta\, in particolare\, è caratterizzata da un proliferare di iniziative in campo cinematografico\, alcune delle quali\, come la costruzione di Cinecittà\, di rilevante portata anche per i decenni successivi\, testimoniano le intenzioni del regime di dare vita a una cinematografia fascista; intenzioni che però cambiarono nel tempo anche per le\ndiverse visioni che dell’industria e del mezzo cinematografico avevano gli uomini del regime che si\nalternarono ai vertici ministeriali. Lo studio è incentrato esclusivamente sul cinema di finzione\,\npreso in esame sia dal punto di vista economico e produttivo\, sia come mezzo espressivo usato dal\nregime a scopo propagandistico in maniera incostante e con alterni risultati.\nAlfonso Venturini\, dottore di ricerca in Storia del XX secolo presso la facoltà “Cesare Alfieri” di Firenze\,\ncollabora attualmente al corso di Storia contemporanea della stessa facoltà. Ha scritto articoli e saggi inerenti\nil rapporto fra cinema e storia\, con particolare attenzione al periodo della Seconda guerra mondiale.
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SUMMARY:L'interprete di Auschwitz. Arminio Wachsberger\, un testimone di eccezione della deportazione degli ebrei di Roma
DESCRIPTION:Giovedì 28 gennaio 2016\, alle ore 16.30\, presso l’Auditorium dell’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume L’interprete di Auschwitz. Arminio Wachsberger\, un testimone di eccezione della deportazione degli ebrei di Roma di Gabriele Rigano\, Guerini e Associati\, 2016. Intervengono: Anna Foa\, Alessandro Portelli\, Bruno Pischedda\, Siriana Sgavicchia. Coordina: Marino Sinibaldi.\nArminio Wachsberger venne arrestato dai nazisti a Roma il 16 ottobre 1943 e deportato ad Auschwitz perché ebreo. Dei 1.024 rastrellati quel giorno\, ne tornarono solo 16: Arminio è uno di questi. Da subito\, appena dopo la fine della guerra\, il protagonista di questa storia ha voluto\ntestimoniare sulle travagliate vicende della sua vita\, con la parola e con la scrittura. La sua intraprendenza e la conoscenza delle lingue gli hanno permesso di guardare e raccontare gli eventi da un punto di vista privilegiato: quello dell’interprete tra i deportati e le autorità naziste. Dopo la guerra il suo ruolo di interprete non è venuto meno\, e non solo nei tribunali: i suoi racconti hanno tradotto in un linguaggio comprensibile una realtà ai confini dell’immaginabile: la tragica esperienza dei lager nazisti. L’appassionata dedizione di Arminio Wachsberger al suo compito di testimone ha fatto emergere nuovamente diverse domande cruciali (su cui altri autori\, fra cui Primo Levi\, si erano interrogati con sofferta lucidità): che cosa si ricorda? che rapporto esiste tra\ntestimonianza e verità? perché tra storici e testimoni è sorta una reciproca diffidenza? che rapporto esiste tra storia e memoria? quale ruolo svolgono la scrittura e la letteratura nella trasmissione della memoria?\n____________________\nGabriele Rigano è ricercatore presso l’Università per Stranieri di Perugia. È redattore capo di\nStoria e Politica. Annali della Fondazione Ugo La Malfa e condirettore della collana editoriale\n«Quaderni. Annali della Fondazione Ugo La Malfa». Ha pubblicato vari saggi di storia religiosa e\npolitica del Novecento. Ha curato\, con altri studiosi\, Roma 16 ottobre 1943.Anatomia di una deportazione (2006)\, e ha pubblicato Il caso Zolli. L’itinerario di un intellettuale in bilico tra fedi\, culture e nazioni (2006); Il podestà giusto d’Israele. Vittorio Tredici il fascista che salvò gli ebrei (2009).
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SUMMARY:Nel ventre nero della storia: Giorno della memoria 2016
DESCRIPTION:Lunedì 25 gennaio\, ore 10.00-13.00\, presso l’Auditorium dell’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi (Via M. Caetani\, 32 – Roma)\, l’ICBSA e la Biblioteca di storia moderna e contemporanea organizzano la\nProiezione del documentario Nel ventre nero della storia (Italia\, 2009)\, regia: Luigi M. Faccini; montaggio: Sara Bonatti; musiche: Oliviero Lacagnina\, Riccardo Joshua Moretti; produzione: Bubul & Co per Ippogrifo Liguria; durata: 71’.\n“Era il 1933\, quando già Hitler stava al potere. Ma qui non pare che loro ne vogliano tenere conto\, perchè loro sono molto ben vestiti\, gente che emana sicurezza. Forse facevano finta che nessuna tempesta si avvicinasse. Era un matrimonio. Si attaccavano a quella felicità… Nel 1938\, dopo le leggi razziali\, mio padre parte per un viaggio verso gli Stati Uniti. Va per vedere se fosse possibile emigrare. Ma non tutto filò per il verso giusto. Le autorità americane che avevano operato forti restrizioni sulle quote di emigrazione ebraica gli consentivano di portare con sé soltanto moglie e figli\, ma non mia nonna Rachele\, sua madre. Mia nonna aveva 65 anni. Fu considerata vecchia\, persona che non poteva produrre ricchezza. Mio padre non si sentì di lasciarla da sola. Scelse di esporre al pericolo tutta la propria famiglia…”\nInterventi di: Rosanna De Longis\, Marina Piperno\, Luigi Faccini. \nLe iniziative sono organizzate dalla Biblioteca di storia moderna e contemporanea e dall’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi\, in collaborazione con il Progetto memoria del CDEC e della Comunità ebraica di Roma. Nel corso degli incontri sarà illustrato il data base della USC Shoah Foundation fondata da Steven Spielberg nel 1994 per raccogliere le interviste realizzate ai testimoni della tragedia della Shoah\, che ha il suo unico punto di accesso in Italia presso l’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi.
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SUMMARY:Archeologia italiana e tedesca in Italia durante la costituzione dello Stato Unitario
DESCRIPTION:Venerdì 22 gennaio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Archeologia italiana e tedesca in Italia durante la costituzione dello Stato Unitario. Atti delle giornate internazionali di studio Roma 20-21 settembre – Napoli 23 novembre 2011\, a cura di Carmela Capaldi\, Thomas Fröhlich\, Carlo Gasparri\, Quaderni del Centro Studi Magna Grecia; 20 – Studi di Antichità; 2\, Naus Editoria\, 2014. Intervengono: Marco Buonocore\, Ortwin Dally\, Andrea Giardina. Coordina: Rosanna De Longis. \nIl volume raccoglie gli atti degli incontri di studi promossi dall’Università degli Studi di Napoli Federico II e dall’Istituto Archeologico Germanico di Roma nel 2011. \n“Nel 2011 numerose iniziative hanno celebrato in Italia il 150° anniversario degli eventi che hanno portato all’unificazione della nazione sotto la monarchia sabauda. La circostanza che\, per singolare coincidenza\, questa si sia effettivamente conclusa dieci anni più tardi\, quando si compiva\, sotto l’egida della monarchia prussiana\, il processo di unificazione dello Stato tedesco con la nascita del Deutsches Kaiserreich\, ha suggerito di esplorare in un colloquio scientifico\, le possibili conseguenze derivanti dal nuovo assetto politico dei due Stati per lo sviluppo della ricerca e di un moderno sistema di tutela in campo archeologico” (Dall’Introduzione dei curatori) \nCarmela Capaldi insegna Archeologia classica ed è coordinatrice del corso di Laurea Magistrale Interclasse in Archeologia e Storia dell’arte presso l’Università Federico II di Napoli.\nThomas Fröhlich\, archeologo\, dirige la Biblioteca e l’Archivio del Deutsches Archäologisches Institut di Roma.\nCarlo Gasparri insegna Archeologia e storia dell’arte greca e romana presso l’Università Federico II di Napoli.
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