Il medico delle mummie. Vita e avventure di Augustus Bozzi Granville,

Giorgio Cosmacini, Paola Cosmacini
Roma-Bari, Laterza, IX – 208 pp., € 19,00

Anno di pubblicazione: 2013

Nel 1821 Augustus Bozzi Granville, medico di origine italiana ma ormai naturalizzato
inglese, esegue per la prima volta l’autopsia di una mummia egizia del tardo periodo
faraonico. Sull’onda della dilagante egittomania, che evolve verso l’egittologia scientifica,
(ma anche in virtù dell’attrazione romantica per la morte) l’episodio ottiene una grande
risonanza e lo consacra come il «medico delle mummie». Da un punto di vista mediatico,
è questo forse il momento culminante di una «vita avventurosa, segnata da cento luoghi e
mille incontri» (p. 181), che si snoda lungo quasi un secolo, dal 1783 al 1872, attraverso
l’Italia, la Turchia, l’Egitto, la Spagna, la Francia e l’Inghilterra.
Ma l’interesse della biografia umana, professionale e scientifica di Bozzi va ben al di
là di un aneddoto «orientalistico», come stanno a dimostrare i suoi «mille incontri» tra i
quali Cuvier, Madame de Staël, Faraday, Gay-Lussac, Canova, Goethe, von Humboldt,
Mary Shelley, per citarne solo alcuni, oltre a una significativa selezione di aristocratici,
regnanti e diplomatici. La sua vita dunque «è come un prisma dove si scompone, in una
pluralità di fili cromatici, una temperie lumeggiata da innovazioni scientifico-tecniche e
socio-politiche di grande rilevanza storica» (p. VIII). La parabola di Bozzi incrocia l’avventura
napoleonica (non ancora ventenne egli vede l’imperatore fare il suo ingresso attraverso
Porta Romana: «un uomo piccolo, con un volto liscio e opaco», p. 4), la Restaurazione,
il Risorgimento. Soprattutto, il medico italo-inglese è testimone – e anche qualcosa
in più – dello straordinario mutamento sociale, tecnico ed economico del XIX secolo. Gli
incontri con molti dei protagonisti di questa «grande trasformazione» e un’attività professionale
e di ricerca infaticabile anche se eclettica (il «medico delle mummie» è «medico
delle donne», medico militare, termalista e varie altre cose) non bastano certo a farne un
protagonista della scienza ottocentesca, ma il suo contributo di innovazione, soprattutto
nel campo dell’ostetricia, non è stato trascurabile.
Quella che viene proposta da Giorgio e Paola Cosmacini, entrambi medici e storici
della medicina, è quindi una microstoria che «si inscrive coerentemente nella macrostoria
d’Europa nel periodo a cavaliere dei due secoli, XVIII e XIX» (p. VI). Una microstoria
che, attraverso la biografia di questo europeo singolare, illustra con efficacia e rigore le
modalità di circolazione delle idee su scala europea e il funzionamento di quella «repubblica
delle lettere» positivistica, alla cui vita gli scienziati italiani partecipano molto più
attivamente di quanto non si sia soliti pensare.

Vittorio Beonio Brocchieri