SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Botteghe Oscure. Il Pci di Berlinguer & di Napolitano

Ugo Finetti

Milano, Ares, 322 pp., € 15,00 2016

Nel 2008 Finetti pubblicò il volume Togliatti & Amendola. La lotta politica nel Pci (Ares), che ricostruiva il dibattito interno al Pci sulla base della dialettica tra «centro» togliattiano e «destra» amendoliana – una lettura speculare a quella proposta da Emanuele Macaluso nel suo Comunisti e riformisti (Milano, Feltrinelli, 2013), per il quale Togliatti si contrapponeva invece alle «sinistre» interne. E forse proprio tale divaricazione interpretativa conferma il ruolo di sintesi della leadership togliattiana. Con questo lavoro l’a. sviluppa la sua ricerca, giungendo agli anni nei quali egli stesso è stato impegnato come dirigente del Psi. Il libro prende le mosse proprio dal confronto interno al Pci durante le segreterie Togliatti e Longo. Se l’atteggiamento verso il centro-sinistra vede una sintonia tra l’impostazione togliattiana e quella di Amendola, che lo giudica «un nuovo e più avanzato terreno di lotta» (p. 53), di fronte al Sessantotto – con Longo segretario – il Pci appare più sensibile alle sollecitazioni che giungono da forze e movimenti che si pongono alla sua sinistra. È in questo clima che – dopo l’ascesa di Napolitano, successiva all’XI Congresso – matura invece la leadership di Berlinguer, visto come un esponente del «centro» in grado di raccogliere, anche per un motivo generazionale, le spinte provenienti dai movimenti giovanili e dalla stagione di lotte in corso. Al tempo stesso, Berlinguer è un dirigente che sa tenere testa ai dirigenti sovietici, come dimostra nei colloqui successivi all’intervento militare sovietico a Praga, condannato dal Pci, e nella Conferenza dei partiti comunisti del 1969. Con Berlinguer segretario si apre una nuova fase, che corrisponde a un mutamento complessivo del quadro politico, con la «sostituzione dell’“area democratica”», da cui si escludeva il Pci, «con l’“arco costituzionale”» (p. 100), di cui il Pci è parte integrante. In tale contesto matura dunque la proposta del compromesso storico, su cui si ritrova anche l’ala amendoliana, che dal 1975 diventa egemone in segreteria. Napolitano è responsabile della politica economica, la linea rimane quella della programmazione democratica. Ciò che caratterizza l’ala di Amendola, Chiaromonte e Napolitano è la particolare attenzione verso il Psi. Tuttavia l’ala sostiene con forza la linea della solidarietà democratica, condividendo l’impraticabilità dell’alternativa di sinistra. Le divergenze emergono dopo l’uscita del Pci dalla maggioranza di governo (alla quale Berlinguer chiede «la partecipazione di entrambi i partiti di sinistra» [p. 133]) e, più ancora, dopo la fine della solidarietà democratica. L’approdo alla socialdemocrazia rivendicato da Napolitano e compagni trova in Berlinguer un deciso oppositore sulla base della convinzione che la via italiana al socialismo e la diversità del Pci – non solo dagli altri partiti italiani, ma anche da molti altri partiti comunisti – conservino quella «forza propulsiva» che sta invece esaurendosi ad Est. Su questo, e sul giudizio relativo al Psi, si apre dunque uno scontro politico che giungerà fino alla scomparsa del leader comunista, e in cui sono visibili in nuce alcune delle evoluzioni successive.


Alexander Höbel