Der Arbeiter als Zukunftsträger der Nation. Bildpropaganda im faschistischen Italien und im peronistischen Argentinien in transnationaler Perspektive (1922– 1955)

Katharina Schembs
Wien-Köln-Weimar, Böhlau, 369 pp., € 57,00

Anno di pubblicazione: 2018

Il peronismo riveste nella storiografia comparata e transnazionale sui fascismi un
ruolo controverso e significativo. Le fitte relazioni, le assonanze e le profondissime differenze
tra peronismo e regimi europei permettono difatti non solo di porre in analisi le
interazioni fra fenomeni politici ben distinti operanti in differenti contesti socioculturali,
ma anche di approfondire questioni fondamentali riguardanti le commistioni fra pratiche
e ideologie fasciste, autoritarie e populiste.
Il volume, incentrato sulla figura del lavoratore nella propaganda visiva del fascismo
italiano e del peronismo, individua quindi un complesso oggetto di ricerca: alla prospettiva
comparata su scala diacronica l’a. associa difatti da un lato l’interesse per il tema del
lavoro e dall’altro lo studio di illustrazioni e materiale fotografico quali fonti privilegiate,
per quanto non esclusive. La tesi del volume si riassume nella constatazione che entrambi
i regimi «utilizzarono la propaganda visiva per disegnare un nuovo modello corporativo di
società» (p. 20) e «promossero una creazione di identità che nei contenuti ruotava attorno
al tema del lavoro e del lavoratore» (p. 90).
Preceduto da un’Introduzione e da due capitoli dedicati rispettivamente alle relazioni
italo-argentine e agli attori coinvolti nella produzione della propaganda visiva, il
quarto capitolo si concentra quindi sulla figura del lavoratore quale «rappresentante per
antonomasia del popolo italiano ed argentino» (p. 99). I capitoli seguenti sono dedicati
all’indagine di quelle che potrebbero essere considerate come variazioni sul tema. Nel
quinto viene dimostrato come la predilezione ideologica fascista per l’agricoltura e quella
peronista per l’industria fossero alla base del fatto che «Mussolini si presentasse come
lavoratore agricolo mentre Perón ricorresse al ruolo di lavoratore dell’industria» (p. 182).
Rintracciando ulteriori declinazioni grafiche del topos centrale del lavoratore, sesto e settimo
capitolo si concentrano rispettivamente sulla rappresentazione propagandistica della
donna e dei giovani, mentre l’ottavo definisce l’immagine fascista del nemico, di per sé
quasi assente dalla ricorrente narrativa peronista di una «già raggiunta armonia sociale»
(p. 320), come la combinazione di «ipotetiche qualità “razziali” con l’accusa di una carente
produttività e disciplina lavorativa» (p. 281).
L’interpretazione delle immagini in prospettiva comparata corrobora la tesi della
centralità del lavoratore quale simbolo identitario cardine, comune alla propaganda visiva
fascista e peronista. Un’ulteriore conferma sarebbe senza dubbio giunta da una più ampia
trattazione della dimensione transnazionale, per esempio attraverso l’analisi dettagliata di
alcuni casi di transfert o per mezzo di una più estesa ricostruzione dell’azione di illustratori
e propagandisti attivi in entrambi i paesi. Che questa stessa carenza risulti tutto sommato
marginale all’interno dell’economia del testo è tuttavia da leggersi come ulteriore
conferma della validità dell’indagine.

Daniele Toro