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Donne sugli altari. Le canonizzazioni femminili di Giovanni Paolo II

Valentina Ciciliot
Roma, Viella, 300 pp., € 29,00

Anno di pubblicazione: 2018

Attraverso l’analisi dei processi di canonizzazione femminili conclusisi durante il
papato di Giovanni Paolo II, il libro ricostruisce gli orientamenti generali e le principali
scelte di governo della Chiesa cattolica dal 1978 al 2005, durante quindi uno dei più lunghi
pontificati della storia. Nonostante i limiti posti dalla scarsa accessibilità delle fonti e
le difficoltà di interpretazione dovute anche alla prossimità storica, l’a. indaga la «politica
delle canonizzazioni» promossa da Karol Wojtyła, incrociando i dati statistici con il quadro
giuridico canonico, il programma pontificio di governo pastorale della cattolicità e le
strategie vaticane su scala globale.
Con 1.342 beati e 482 santi canonizzati, Giovanni Paolo II si segnala come il papa
che maggiormente ha investito in questa forma peculiare di «uso pubblico della memoria
», con intenzionalità pastorali, ecclesiologiche e anche politiche che travalicano la
semplice volontà di indicare ai/alle fedeli modelli esemplari di vita cristiana. All’interno
di questa strategia, il «progetto agiografico» femminile realizzato da Giovanni Paolo II attraverso
la definizione di 374 beate e 125 sante puntava a veicolare «in modo quasi ossessivo
la più urgente delle necessità pastorali papali, ovvero la prerogativa ecclesiastica sulle
tematiche etiche» (p. 14). Attingendo anche agli studi agiografici e ad alcuni strumenti
della sociologia (esplicativi risultano i grafici a corredo del volume), l’a. considera come,
all’interno di processi canonici il cui iter è stato notevolmente accelerato dallo stesso papa
polacco, le cause mirassero a esaltare il «genio femminile» per riproporre una visione integralista
della società con continui accomodamenti con il moderno. Esaminando le omelie
di Giovanni Paolo II in occasione delle canonizzazioni e confrontandole con gli scritti
agiografici e le positiones preparate dai postulatori delle cause, è possibile infatti osservare
come i modelli di santità femminili proposti dal pontefice non fossero tanto finalizzati
ad assegnare alle donne un preciso ed esclusivo ruolo sociale tradizionale (madre e casalinga),
quanto rivendicare le prerogative ecclesiastiche sulla definizione della legislazione
«biopolitica», in particolare in tema di contraccezione, aborto, maternità e matrimonio.
A questa intenzionalità sono dovute le forzature e le ambivalenze presenti nel discorso
agiografico femminile wojtyliano (per esempio, tenere insieme esaltazione del valore della
verginità e promozione della maternità), come pure la ricerca di un difficile equilibrio tra
condanna del relativismo morale della società contemporanea e valorizzazione di alcuni
aspetti della modernità.
In maniera documentata, l’a. considera quanto la santificazione sia divenuto un «dispositivo
attivo di politica ecclesiastica» che, attraverso la costruzione di una «memoria
agiografica collettiva», ha favorito la politica accentratrice del pontificato di Giovanni
Paolo II e la sua complessa strategia globale tesa a «modernizzare l’intransigenza» (p.
239) per continuare ad affermare le prerogative etiche della Chiesa cattolica sulle società
moderne.

Marta Margotti