SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Gli ebrei italiani nella Grande Guerra (1915-1918), Atti del convegno, Museo Ebraico, Bologna, 11 novembre 2015

Caterina Quaroni, Vincenza Maugeri (a cura di)

Firenze, Giuntina, 202 pp., € 30,00 2017

Il volume offre – nel centenario dell’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale – un’occasione di riflessione e di confronto sulla partecipazione ebraica al conflitto. Come è noto la Grande guerra ha rappresentato un momento significativo per la storia degli ebrei italiani, ma potremmo dire più latamente dell’Europa occidentale (altro è il discorso per quelli dell’Europa orientale), nell’idea che il conflitto costituisse un’occasione per il progresso delle democrazie liberali e un ulteriore suggello dell’integrazione avviatasi nell’età risorgimentale. Apporto militare, sostegno al fronte interno, ma anche opposizione pacifista e dissenso all’intervento armato dell’Italia furono il ventaglio di posizioni assunte dagli ebrei italiani di fronte al conflitto, non diversamente dagli atteggiamenti e dai comportamenti manifestati dagli italiani non ebrei. Bruno Di Porto offre le coordinate della partecipazione degli ebrei italiani alla guerra inserita in una dimensione internazionale; Anna Foa richiama, invece, il quadro composito dell’ebraismo italiano, il patriottismo ebraico come ulteriore elemento di integrazione nel paese e anche un certo «ebraismo giolittiano» (p. 59), di fronte al prevalere nell’interventismo democratico di quanti divennero poi antifascisti. In un ambito che superava la dimensione patriottica, la guerra finiva col trasformare la mobilitazione a favore dei fratelli oppressi da fenomeno a carattere prevalentemente umanitario a fenomeno politico anche dal punto di vista dell’ordine internazionale postbellico come ricostruito da Mario Toscano con riferimento al movimento «Pro causa ebraica» e alla sua attività. La questione identitaria che il conflitto riproponeva nella tensione tra identità religiosa e identità nazionale è analizzata da Gabriele Rigano con riguardo alle comunità di confine di Trieste e di Fiume allora sotto sovranità asburgica. Agli archeologi ebrei impegnati nel conflitto e al loro atteggiamento di fronte alla guerra si volge il contributo di Massimo Cultraro, mentre Monica Miniati si occupa del supporto offerto dall’associazionismo femminile ebraico al fronte interno che mostrava ancora una volta un’unità d’intenti con le organizzazioni femminili non ebraiche nelle quali, peraltro, militavano anche donne ebree, e che si rifletteva nell’aiuto alle classi popolari colpite dal conflitto, nel sostegno morale e materiale ai combattenti, nell’assistenza ai profughi dopo Caporetto. I contributi di Mirtide Gavelli, Ines Miriam Marach, Luigi Davide Mantovani e Gabriele Fabbrici hanno come focus l’esperienza bellica degli ebrei emiliani e romagnoli e, nello specifico di quelli bolognesi, ferraresi, modenesi e reggiani. Nel suo insieme il volume si pone come un ulteriore tassello delle vicende degli ebrei italiani in quello spartiacque posto tra l’800 e il secolo dei genocidi.


Ester Capuzzo