SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il voto apolitico. Il sogno tedesco della rappresentanza moderna (1815-1918)

Carlo Spagnolo

Bologna, il Mulino, 300 pp., € 26,00 2017

Ecco un volume di rara densità concettuale e di ampia ricerca storica. Affrontando il tema chiave della risposta che il sistema politico tedesco ha dato al problema della rappresentanza dopo il tramonto dell’Antico Regime, Spagnolo ha prodotto un eccellente saggio di storia costituzionale. Non ha, infatti, ricostruito la storia delle elezioni nel territorio che poi, a partire dal 1870, sarebbe diventato il secondo Reich, ma ha affrontato la ricostruzione delle categorie che innervarono quella che per tanti aspetti è una risposta peculiare alla necessità di integrazione dei cittadini nello Stato attraverso lo strumento del governo rappresentativo. A dispetto di tante affermazioni sul monarchisches Prinzip, dalla Restaurazione in avanti le classi dirigenti tedesche hanno avuto ben presente che il costituzionalismo era uscito sostanzialmente vincitore dalla temperie rivoluzionaria, sicché poteva essere manipolato e adattato ai propri obiettivi, ma non certo cancellato. Con pazienza e abilità l’a. ricostruisce come le teorie politiche sviluppatesi in Germania e tradottesi poi in leggi costituzionali (scritte, ma anche affermate per prassi) abbiano consentito la costruzione di un parlamentarismo sui generis, teso ad affermare il principio che in definitiva la rappresentanza era quella della «nazione» (cosa non estranea anche agli altri parlamentarismi occidentali), ma che questa aveva una natura «organica». Si doveva dunque agire in modo da combinare il «potere neutro» dello Stato e della sua burocrazia con un voto che non fosse in grado di scalfirlo e che per questo doveva essere «apolitico» essendo la politica il terreno delle «fazioni» che tendono a mettere in crisi la natura super partes della giustizia distributiva burocratica (quando non fanno di peggio). È questo il famoso semicostituzionalismo di cui ha parlato parte della letteratura o è una conferma della Sonderweg germanica nel contesto degli Stati moderni? L’a. respinge le semplificazioni di entrambe le rappresentazioni, mettendo in luce come ci si trovi di fronte, per ripetere l’efficace formula del sottotitolo, a un «sogno», quello di riuscire a contemperare un sistema di diritti collettivi, più o meno organici, con un atto di partecipazione dei cittadini come singoli elettori alla legittimazione della loro gestione ad opera della burocrazia neutrale. È questo approdo che viene tentato dal famoso «rivoluzionario bianco» Otto von Bismarck, sistema che inevitabilmente entrerà in tensione nel momento in cui a dare vita alle «organicità» del sistema sociale tedesco arriveranno i nuovi partiti di Weltanschauung, quello cattolico e quello socialista in primis, che oltre a difendere diritti collettivi preesistenti si faranno portatori di nuovi diritti, che metteranno in crisi inevitabile il potere neutro (o presunto tale) dei tradizionali ceti dirigenti. Il tema affrontato in questo complesso e affascinante saggio va oltre i confini di una semplice ricostruzione storica, poiché, come l’a. avverte nell’Introduzione, sono temi che ritornano nella postdemocrazia dei nostri giorni.


Paolo Pombeni