SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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In nome della neutralità. Storia politico-istituzionale della Spagna durante la Prima guerra mondiale

Marcella Aglietti

Roma, Carocci, 362 pp., € 37,00 2017

Professore ordinario di Storia delle istituzioni politiche presso l’Università di Pisa, con questo libro Marcella Aglietti porta a compimento una ricerca decennale sulla storia parlamentare e delle istituzioni spagnole durante la Grande guerra. Grazie alla consultazione di preziose fonti archivistiche – situate in Spagna, ma anche in Italia, Austria e Regno Unito –, degli atti parlamentari, della stampa e di un’amplissima bibliografia secondaria, l’a. affronta il nodo gordiano della neutralità e degli effetti della guerra sul sistema statuale spagnolo. Partendo da un’analisi del «concetto fluido» (p. 183) dello status di neutralità e delle sue traduzioni in termini di politica nazionale, il libro studia, in primo luogo, il funzionamento del governo, del Parlamento e della monarchia tra l’estate del 1914 e i primi mesi del 1919 e, in secondo luogo, le conseguenze che il conflitto ebbe sul sistema statuale del paese iberico, soffermandosi su alcune questioni cruciali, come le riforme ministeriali e amministrative, i diritti di cittadinanza, la libertà di espressione, la censura politica o il rapporto centro-periferia. Domandandosi dunque «che cosa la guerra [ha] lasciato alla Spagna» (p. 14), l’a. dimostra sia l’importanza strategica del paese nell’evolversi del conflitto – prova ne sono le «ingerenze pesantissime» (p. 130) dei paesi belligeranti – sia lo spazio decisivo avuto dal dibattito parlamentare in una fase segnata dall’estrema instabilità politica con dieci governi e tre elezioni anticipate in poco più di un lustro. Ma dimostra pure come la guerra fu, anche in un paese neutrale, un «potente catalizzatore» (p. 184) per il processo di trasformazione istituzionale e per un’ampia riorganizzazione delle competenze in ambito amministrativo. Se è indubbio che lo Stato fece un uso indiscriminato della violenza nella crisi del 1917, oltre a sospendere in più occasioni le garanzie costituzionali, ci fu anche, sottolinea l’a., uno sforzo per modernizzare il paese con alcuni risultati positivi, nonostante le istituzioni spagnole avessero sottovalutato «gli effetti deflagranti del conflitto sugli equilibri socio-economici nazionali» (p. 129), reagendo tardi e male alle ripercussioni interne degli eventi bellici. Secondo l’a., il problema principale fu che i difficili rapporti tra esecutivo e legislativo e il costante «ricorso al patriottismo» (p. 73) da parte del primo per escludere il secondo da qualunque decisione – il tutto nel mezzo di una «guerra di carta», secondo la definizione di Gerald Meaker, tra aliadófilos e germanófilos – comportarono un mancato rafforzamento istituzionale e accelerarono la delegittimazione dell’intero sistema, indebolito, oltre che dal contraccolpo del desastre del 1898, anche dal logoramento del meccanismo del turno che permetteva ai partiti dinastici il controllo delle Cortes. L’occasione persa per rinnovarsi e per vedere riconosciuta una nuova leadership internazionale si tradusse in pochi anni nella fine del sistema della Restauración con l’instaurazione della dittatura di Primo de Rivera nel 1923 e la caduta della monarchia di Alfonso XIII nel 1931.


Steven Forti