SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La caduta del Regno italico. 1814. Varese da Napoleone agli Asburgo

Ivana Pederzani (a cura di)

Milano, FrancoAngeli, 174 pp., € 25,00 2016

Frutto di un convegno nel bicentenario della fine del Regno d’Italia napoleonico, i testi qui raccolti presentano aspetti di storia locale lombarda, quella di Varese e del suo territorio, facendo tesoro, come spesso accade, del lavoro pionieristico di storici eruditi locali – in questo caso, Leopoldo Giampaolo – ma ampliando ora il quadro grazie alla nuova sensibilità storiografica e alla disponibilità di nuove fonti. Non sembra però tanto la singola congiuntura del crollo e transizione di regime quella che interessa, quanto la sostanziale continuità tra ’700 e ’800 di iniziative imprenditoriali e visioni politico-economiche. L’Introduzione presenta un territorio prealpino di confine, «realtà intermedia tra città e campagna» (p. 9), sulla quale l’inserimento nel sistema napoleonico agisce, come altrove, da attivatore di competenze e di modernizzazione, a partire dagli energici interventi infrastrutturali sulle vie di comunicazione, passando per l’asse tra proprietà e potere. Le coordinate culturali ed estetiche in cui questo processo si realizza sono al centro dei saggi di Gaspari sulla letteratura encomiastica e di Spiriti sull’architettura di quello che già era «un polo di villeggiatura» (p. 37) e una tappa del Grand Tour, unico per le grandi ville di campagna e i loro parchi, oggetto dell’inserto iconografico del volume. Cavallera analizza lo sviluppo di strade e manifatture in un’area dove la vendita dei beni della Chiesa creò nuove energie e risorse imprenditoriali che per certi versi agirono da ponte con le iniziative avviate nell’età dei Lumi, sfruttando una «redistribuzione della ricchezza» che favorì, a Varese come nella vicina Como, l’interazione tra vecchie élites aristocratiche e borghesia in ascesa (p. 63), in un contesto dinamico nonostante i ridotti margini di manovra di una realtà satellite della Francia imperiale. La caduta del regime è oggetto dell’analisi di Pederzani, mentre i desiderata del territorio al ritorno degli austriaci sono tratteggiati da Cafaro. L’entrata in crisi del Regno sotto i colpi di insorgenze, brigantaggio e diserzioni a livello «micro» – Verbano, Varesotto e Alto Milanese – conferma le criticità generali del sistema che le sconfitte militari, la pressione fiscalee la coscrizione piegano secondo un copione che a Varese risente dei fatti di Milano nella fatidica giornata del 20 aprile 1814. Sono tuttavia i profili di protagonisti locali, personalità di raccordo tra vecchio e nuovo come i due possidenti di origine veneziana Vincenzo Dandolo e Giacomo Maria Foscarini (oltre a Giambattista Giovio nel saggio di Ferraro), che consentono di penetrare la mentalità sfidante di fine ’700 e le scelte o non scelte operate nella Restaurazione da uomini sensibili al progresso delle conoscenze e delle tecniche, soprattutto nel campo dell’agronomia e della sericoltura (come il Foscarini proposto da Morando attraverso le inedite lettere del suo agente), testimonianza del lievito prodotto da un notabilato che tanto innerverà l’800 italiano.


Arianna Arisi Rota