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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La politica dei sentimenti. Linguaggi, spazi e canali della politicizzazione nell’Italia del lungo Ottocento

Marco Manfredi, Emanuela Minuto (a cura di)

Roma, Viella, 232 pp., € 30,00 2018

Il volume si articola in due sezioni di taglio cronologico. La prima abbraccia il periodo preunitario e propone i saggi di Glauco Schettini sulla costruzione dell’immagine del nemico nel discorso rivoluzionario dei circoli costituzionali nei primi anni della Repubblica Cisalpina; di Sandro Moracchioli sul ruolo degli oggetti nella costituzione di identità patriottiche, analizzato nei quadri – in particolare quelli degli Induno – affollati di «oggetti politici […] che mettono in risonanza gli interni domestici […] con gli spazi esterni delle battaglie risorgimentali» (p. 47); di Alessio Petrizzo sullo slittamento semantico della metafora della fratellanza, che da immagine di una condivisione potenzialmente universale di sentimenti ed esperienze è assunta a partire dal Quarantotto, da chi si oppone alla radicalizzazione della lotta, «per figurare complotti di uomini violenti e faziosi […] fratelli ormai soltanto tra loro» (p. 86); di Elisabetta Caroppo sul ruolo delle bande civiche nel processo di politicizzazione in Terra d’Otranto. La seconda propone cinque diverse modalità di comunicazione politica in età liberale, legate a due eventi e a tre personaggi. Da un lato, la celebrazione del Primo maggio, di cui Marco Fincardi sottolinea il ruolo decisivo nel trasformare modalità e percezione del conflitto sociale, e la vicenda giudiziaria del bandito (o brigante) Giuseppe Musolino, del quale Daphne Rozenblatt analizza il protagonismo nel corso del processo e la cifra dei discorsi da lui pronunciati. Dall’altro, le figure del magistrato pacifista Gaetano Meale (su cui Emanuela Minuto), del giurista e politico Augusto Pierantoni (Alessandro Breccia), e dell’avvocato e letterato anarchico Pietro Gori (Marco Manfredi), riconducibili – scrive Minuto a proposito di Meale – «alla tradizione della democrazia di fine Ottocento […] formidabili interpreti della nuova politica grazie soprattutto a strategie comunicative fondate sull’uso della chiave emotiva e la sapiente frequentazione di spazi politici ben più amati dell’arena parlamentare» (p. 121). Una raccolta di saggi interessanti e ben costruiti e argomentati, aderenti al tema del seminario da cui traggono origine, felicemente sintetizzato nel sottotitolo. Meno calzante appare il titolo dato al volume, di cui i curatori danno conto nell’Introduzione, sostenendo che il «primato delle emozioni e dei sentimenti sulla ragione» che sembra caratterizzare il nostro presente, particolarmente in Italia a partire dalla crisi del sistema bipolare, in realtà vada letto in continuità con i «tratti e risvolti “emotivi” della politica», che non sono «monopolio della stretta contemporaneità» ma «caratteri non secondari o meramente accessori della politica moderna» (p. 9). Se questo è condivisibile, lo è meno l’idea che il ricorso a messaggi emotivi sia appannaggio di certe modalità della politica e non della politica stessa, intesa non come teoria e pratica dell’agire all’interno delle istituzioni, ma come discorso volto direttamente o indirettamente a convincere e fidelizzare una platea più o meno larga.


Alfio Signorelli