SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le origini del nazionalismo in Polonia

Daniele Stasi

Milano, FrancoAngeli, 141 pp., € 19,00 2018

La monografia di Daniele Stasi tratta, in cinque capitoli, un tema rilevante della sto- ria contemporanea polacca, ossia il nazionalismo e le culture politiche che sono all’origine del Partito Endecja, Democrazia Nazionale. Nei primi due capitoli vengono illustrati i concetti di nazione e nazionalismo e la loro evoluzione tra XVI e XIX secolo: la Confederazione polacco-lituana, sorta dall’Unio- ne di Lublino nel 1569 e caratterizzata da un’endemica debolezza statuale per via della democrazia nobiliare, nella quale «il monarca era sostanzialmente un primus inter pares» (p. 21); la diffusione del sarmatismo, «mito fondativo» della nobiltà polacca, arricchitosi dopo la Controriforma «degli elementi identitari della Polonia quale antemurale christia- nitatis» (pp. 30-31); le riforme illuministe del ’700, culminate nell’approvazione della Costituzione del 3 maggio 1791, la prima in Europa, e interrotte dalle spartizioni di fine ’700; la fallita insurrezione del 1863, «avvenimento spartiacque» (p. 9), da cui si sviluppa- rono la corrente positivista, critica nei confronti del messianismo romantico e fautrice di un lavoro organico per ricostruire dalle fondamenta la società, e il movimento socialista, dominato dalla tendenza patriottica, per la quale l’obiettivo precipuo era la conquista del- le classi lavoratrici alla causa dell’indipendenza polacca e, perciò, in rotta di collisione con l’internazionalismo, al punto che i socialisti polacchi vennero accusati da Lenin di attività controrivoluzionaria, perché sacrificavano gli interessi del proletariato all’«indipendenza nazionale democratica e borghese» (p. 57). Nei successivi capitoli l’a. analizza le idee dei maggiori ideologi del nazionalismo polacco: Jan Ludwik Popławski che, muovendo da premesse romantiche, asserisce la ne- cessità di educare il popolo per trasformarlo in «un insieme di cittadini coscienti dei propri diritti» (p. 74); Zygmunt Balicki che, dopo aver rinnegato l’adesione al movimento socialista, propugnò la teoria dell’egoismo nazionale e del cittadino soldato, di evidente «ispirazione nietzscheana» (p. 115); Roman Dmowski, autore nel 1903 del manifesto del nazionalismo polacco, Pensieri di un polacco moderno, e ossessionato dall’antisemitismo al punto da auspicare la soluzione della questione ebraica come premessa alla riconquista dell’indipendenza da parte della Polonia. Muovendosi a suo agio in una bibliografia poco nota, se non ai polonisti, l’a. aiuta a comprendere le matrici ideologiche di una corrente politica, il nazionalismo, che ha attraversato tutta la storia contemporanea polacca assumendo varie forme, e getta una luce nuova su un fenomeno che ancora oggi esercita un ruolo dominante nel dibattito pubblico di questo paese.


Massimiliano Signifredi