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Maria Teresa Silvestrini – La Fondazione Luigi Einaudi. Storia di una istituzione culturale – 2002

Maria Teresa Silvestrini
Torino-Pinerolo, Fondazione Luigi Einaudi, pp. 248, s.i.p.

Anno di pubblicazione: 2002

Già autrice di un saggio sulle origini della Fondazione Einaudi, M.T. Silvestrini completa la sua ricerca con uno studio che approda ai giorni nostri. La suddivisione in tre capitoli dedicati rispettivamente agli anni 1961-1964, 1965-1974, 1975-2000, aiuta, pur nella fitta rete di nomi, di istituzioni, di progetti di ricerca e di opere menzionati (e dettagliatamente ripresi in nota) a cogliere aspetti determinanti per comprendere la funzione di una delle istituzioni culturali italiane di maggior prestigio internazionale. Il capitolo dedicato al triennio antecedente alla nascita della fondazione si apre sulla biblioteca di Luigi Einaudi che costituì la prima ragion d’essere della fondazione stessa, per poi inquadrarne il progetto nell’ambito della cultura torinese degli anni Cinquanta-Sessanta, in relazione in particolare all’Istituto di Scienze Politiche e alla rete di personalità che attorno a esso gravitava: tutti allievi, come Bobbio e Firpo, di Gioele Solari e che ebbero funzione determinante sia nell’ubicazione della biblioteca a Torino sia nella scelta degli indirizzi di ricerca. Nel secondo capitolo l’autrice si occupa del primo decennio di vita, in cui spicca il ruolo avuto da Mario Einaudi, già docente alla Cornell University, direttore del Comitato scientifico dal 1965 al 1984 e inesausto fund raiser nel tentativo di garantire l’autonomia della fondazione e insieme far quadrare i bilanci. Per Einaudi (così come per Bobbio, Firpo, Forte, Lombardini, A. Passerin d’Entrèves, Venturi e gli altri studiosi del Comitato scientifico che hanno rappresentato l’ossatura di questa istituzione) la fondazione privata era uno strumento di ?modernizzazione? della cultura italiana nel contesto di una società industriale avanzata, reso tanto più necessario dall’inadeguatezza delle università ancora legate a un sapere di stampo giuridico letterario, a un sistema di reclutamento su basi personalistiche, a una chiusura a un approccio multidisciplinare. Il suo scopo doveva essere quello di contribuire attraverso borse di studio, seminari e corsi, a formare la nuova classe dirigente; la fondazione era pensata come un ?centro di ricerca?, con insegnamenti e studi fortemente interrelati rivolti alle discipline economiche, alla storia dell’economia, alla storia politica e alla storia del pensiero politico dell’Italia fra Otto e Novecento. Questa concezione entrò in crisi nei primi anni Settanta per ragioni di natura finanziaria e politico-sociale. Alla crisi economica e alla difficoltà sempre maggiore di reperire fondi, si era aggiunta infatti una contestazione (carica anche di valenze politiche e ?sindacali?) sul ruolo dei borsisti in relazione a un possibile inquadramento definitivo all’interno della Fondazione. Di qui la svolta verso il modello grantmaking descritto nell’ultimo capitolo: da ?centro di ricerca? a ?fabbrica di uomini? in una struttura comunque ?forte? che è riuscita, pur nella contrazione dei finanziamenti statali, a triplicare l’originale patrimonio librario, ad aumentare considerevolmente i fondi archivistici, ad ampliare il ventaglio di ricerche individuali in un dialogo fecondo con università e fondazioni italiane e straniere, moltiplicando le borse assegnate e mantenendo sempre un terreno di discussione comune attraverso i convegni.

Luisa Azzolini