SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Mezzogiorno tra identità e storia. Catastrofi, retoriche, luoghi comuni

Costantino Felice

Roma, Donzelli, 281 pp., € 20,00 2017

Questo testo scaturisce, come scrive lo stesso a. nel prologo, dall’indignazione nei confronti dell’esplosione delle retoriche identitarie con cui il dibattito pubblico, con particolare riguardo alla sua componente mediatica, ha rappresentato l’Abruzzo su scala planetaria dopo il terremoto del 2009. Da qui l’esigenza profonda di decostruire tali immagini semplificate e restituire a questo territorio un racconto di verità. Ed è a partire dal secondo capitolo che l’a. traccia i percorsi attraverso i quali si sono venuti configurando, nel lungo periodo, gli stereotipi e le immagini con i quali l’Abruzzo e il Molise vengono rappresentati. Attraverso un lavorio secolare della memoria che va dai geografi rinascimentali ai viaggiatori britannici del Gran Tour, fino ai grandi letterati del ’900 come Gabriele D’Annunzio, Ignazio Silone, Francesco Jovine si tramanda il mito di una regione arcaica e barbarica, selvaggia e ostile, chiusa e arretrata. Anche la «montuosità» e il suo peso nelle trasformazioni economico-sociali hanno costituito un topos ricorrente fin dai grandi del pensiero riformatore tra ’700 e ’800 come Francesco Longano, Melchiorre Delfico, Giuseppe De Thomasis, per giungere a quel filone della storiografia sul Mezzogiorno che si è sviluppata a partire dagli anni ’70 del ’900 con i volumi della Storia d’Italia Einaudi e che ha guardato con grande interesse al ruolo della geografia e del mondo fisico nei fatti storici. Ed è nel quinto capitolo che l’a. rovescia il punto di vista della tradizione geografica, antropologica e letteraria per riaffermare la forza dell’indagine storica invitando a guardare questi luoghi in una prospettiva capace di privilegiare l’analisi delle reti d’interscambio e delle aperture, degli aspetti più dinamici e mobili. Ne risulta la storia di un territorio caratterizzato dai flussi periodici di manodopera tra i monti e le pianure, dagli spostamenti nord-sud lungo la via degli Abruzzi, dal secolare pendolarismo transumante, dalla proiezione verso il Mediterraneo. Si tratta di un’analisi storica che sposta l’attenzione dall’isolamento alla «centrifugità» come carattere fondante di lungo periodo, e che l’a. definisce come propensione a cercare le risorse e le opportunità in una dimensione esterna da quella regionale. Un carattere che può essere esteso all’intero Mezzogiorno. Si tratta di un libro colto e raffinato, da cui traspare non solo la conoscenza che l’a. ha della storia di queste regioni, ma anche l’amore e la passione verso un territorio che è stato oggetto di anni di studio e di riflessione e per cui Costantino Felice è diventato il principale punto di riferimento. Ma è anche un libro che ci offre una prospettiva di lettura sull’intero Sud d’Italia e sulle ragioni di una divaricazione profonda tra realtà e rappresentazione, e che a tale proposito apre qua e là a nuove chiavi interpretative, che confermano il carattere di laboratorio della storiografia sul Mezzogiorno d’Italia e la sua inesauribile carica innovativa.


Gabriella Corona