SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Pio XI e la Cristiada. Fede, guerra e diplomazia in Messico (1926-1929)

Paolo Valvo

Brescia, Morcelliana, 2016, 540 pp., € 34,00 2017

Sulla base di un’importante documentazione archivistica inedita il libro di Paolo Valvo, Pio XI e la Cristiada, Fede, guerra e diplomazia in Messico (1926-1929), dà nuova rilevanza a un tema che aveva destato scarso interesse nella storiografia tradizionale tutta concentrata sulla dimensione propria del conflitto religioso e poco sull’approfondimento della politica della Santa Sede e sulle contrastanti posizioni all’interno della curia. Attraverso una ricostruzione attenta e minuziosa delle vicende intercorse durante gli anni ’20 e in particolare in alcuni momenti salienti come la cesura del luglio del 1926, quando in Messico fu sospeso il culto pubblico, e il 21 giugno del 1929 quando, dopo innumerevoli tentativi di mediazioni e complessi negoziati, dettagliatamente descritti nel libro, si arrivò ai tanto sospirati Arreglos che stabilirono un modus vivendi fra governo e Chiesa cattolica. Prima di allora, l’a. ricostruisce le origini anticlericali dello Stato messicano, in particolare ripercorre le tappe fondamentali dei governi liberali sino alla Rivoluzione messicana che portò alla consacrazione dei principi anticlericali nella Costituzione del 1917 restituendo così al lettore una visione di lungo periodo che vede nella Cristiada l’apice di contraddizioni maturate nel tempo. Gli anni narrati dall’a. e gli attacchi sempre più violenti alla Chiesa messicana si inseriscono nel e completano il quadro di violenza generalizzata del paese percorso dal disordine politico, dalla lotta interna fra poteri regionali e da agitazioni radicali di diversa natura. In questo contesto l’a. ricostruisce la complessa e frammentata situazione interna al cattolicesimo messicano e il parallelo sviluppo dell’associazionismo, concedendo particolare attenzione alle tendenze più estreme, all’«infezione rivoluzionaria» di molti fedeli (p. 116) e all’«eccessivo nazionalismo di alcuni membri del clero» (p. 162), fra cui emerge con chiarezza la posizione intransigente e determinata dei gesuiti. Con ragione l’a. rimanda continuamente al peso della dimensione locale dei fenomeni ricostruendo una chiara mappa delle diocesi intransigenti, senza la quale sarebbe impossibile comprendere le dinamiche messicane, pur non dimenticando la diplomazia internazionale. Nel frammentato mondo cattolico messicano l’episcopato, incapace di raggiungere una posizione unitaria rispetto al governo, aspettava le direttive dalla Santa Sede, spesso ambigue anche a causa delle informazioni contrastanti che poco aiutavano le decisioni di una curia divisa al suo interno. Tuttavia, il 18 luglio del 1926 fu il punto di non ritorno per la politica messicana di Pio XI che da quel momento assunse un ruolo determinante nella risoluzione del conflitto. Infine, si giunse ai sospirati Arreglos che influenzeranno i decenni a venire: modus vivendi o modus moriendi? Nelle note conclusive Valvo ci lascia con alcune interessanti prospettive.


Tiziana Bertaccini