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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Raccontare, leggere e immaginare la città contemporanea/ Raconter, lire et imaginer la ville contemporaine

Angelo Bertoni, Lidia Piccioni (a cura di)

Firenze, Leo S. Olschki, 264 pp., € 32,00 2018

La relazione fra la città e la società che la abita è al centro di questo volume che raccoglie gli esiti di alcune ricerche sviluppate dal gruppo di lavoro «Cultura, patrimonio, memoria» in seno al Laboratorio «MediterraPolis», che si pone, ormai da alcuni anni, l’obiettivo di formulare un approccio interdisciplinare e di lunga durata ai fenomeni urbani nell’Europa meridionale. Il volume, con saggi in italiano e in francese, offre una rassegna di casi studio che si collocano in diversi periodi, compresi fra il ’700 e l’oggi. Accanto a quelli su Palermo, Berlino o Bologna, spiccano per numerosità i lavori che hanno per oggetto Roma e Marsiglia. Nella molteplicità di approcci adottati è possibile scorgere il raffinato arsenale metodologico che gli studiosi di diversa estrazione disciplinare mettono in campo, anche – e forse soprattutto – quando sono chiamati a confrontarsi con le complessità dell’epoca odierna. Come ben dimostra la pubblicazione, oggi chi si occupa di città necessita di avere uno sguardo particolarmente allenato, in grado di mettere contemporaneamente a fuoco sia le questioni locali che le sempre più pervasive dinamiche globali. La validità dei saggi risiede proprio in questo sguardo bifocale, che va ben oltre i casi studio affrontati e che pone una questione cruciale per diverse discipline, incluse quelle storiche. L’argomento centrale della raccolta è senza dubbio lo spazio, «fonte di ispirazione e di spiegazione» (p. 81) che si declina nei saggi in quanto «osservatorio comune da cui partire e in rapporto al quale riflettere» (p. VI). Non si tratta tuttavia di un’entità immobile: lo spazio a cui si fa riferimento è mutevole, spesso fragile, e perciò simile per molti versi alla società che quotidianamente lo vive. Tale relazione, che a tratti diventa identificazione, funge da argine alle omologanti pratiche top-down di governo del territorio, affermandosi come efficace strumento per la tutela delle specificità (e delle identità) locali. Queste nuove centralità, nate grazie alla partecipazione delle comunità e composte da attori molteplici, scardinano alcune convenzioni storiografiche di lungo corso, fra cui quella che legge la città come contrapposizione tra il centro e la periferia. Invece, dimostrano gli aa., sarebbe più giusto ragionare nei termini di un «arcipelago di tante isole» (p. 88), tenute insieme da sguardi e rapporti, memorie e racconti. Nell’affrontare le problematiche di un’entità così costituita, la questione della rappresentazione appare cruciale. Infatti, rendere leggibile lo spazio tramite le sue opportune narrazioni o raffigurazioni diventa premessa necessaria alla comprensione dei fenomeni trattati, come anche a una qualsiasi forma di azione, di tutela o di trasformazione. Concludendo, si osserva come ancora una volta la città abbia stimolato gli studiosi ad adottare metodi di indagine interdisciplinari e inclusivi, che si confermano essere gli unici adatti per comprendere e raccontare questa nostra epoca, caratterizzata da quella che con grande perspicacia Zygmunt Bauman definiva una «modernità liquida»


Ines Tolic