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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Risorgimento: l’Io-romantico in azione. Emozioni, cultura europea e identità nazionale nel byronismo italiano

Maria Gabriella Tigani Sava

overia Mannelli, Rubbettino, 293 pp., € 19,00 2016

Il volume si propone l’obiettivo di «offrire una lettura non convenzionale del byronismo italiano, che facesse emergere anche la dimensione politica, non ancora adeguatamente approfondita» (p. 16) utilizzando gli strumenti concettuali della cultural history, declinata con una netta preferenza per l’analisi letteraria e ideologica dei testi e la circolazione delle idee tra i circoli intellettuali. L’a. analizza quindi in tre diverse parti prima i rapporti tra Byron e il romanticismo europeo, quindi la diffusione del byronismo nell’Italia centro-settentrionale e infine la presenza di gruppi byroniani nella parte continentale del Regno delle Due Sicilie e in particolare nelle province calabresi. A completare il volume, oltre a una Bibliografia finale, ci sono poi un inserto di riproduzioni di quadri di autori romantici, e un’Appendice ditesti in parte di Byron stesso, in parte di byroniani, non solo italiani. Delle tre parti del volume quella sicuramente più originale e interessante è la terza, dedicata all’analisi degli aspetti principali della diffusione del byronismo nell’Italia meridionale e in particolare in Calabria, individuando nel collegio italo-greco di Sant’Adriano a San Demetrio Corone, nel pieno dell’allora Calabria Citeriore, il cuore del byronismo e del romanticismo calabresi. Pensato inizialmente per la formazione del clero cattolico di rito bizantino delle comunità albanofone calabresi, ma aperto anche agli studenti laici, il collegio si caratterizzò sin dall’esperienza della Repubblica Napoletana per la spiccata politicizzazione in senso democratico e progressista sia del corpo docente, sia degli studenti. Dal collegio uscì infatti una parte consistente della generazione romantico-patriottica calabrese da Pietro Giannone (che non è però, come scrive l’a., l’autore dell’Esule che era invece modenese) a Domenico Mauro. Una generazione per la quale il byronismo è un elemento fondamentale della propria formazione politica e culturale e nei cui confronti attuano una vera e propria operazione di identificazione mimetica, identificandosi in toto con il tòpos dell’eroe maledetto, e basti qui pensare ad una figura come Agesilao Milano, finito sul patibolo per il fallito attentato a Ferdinando II. Il byronismo diventa per questa generazione di patrioti la chiave di lettura per leggere non solo le proprie biografie personali, ma anche la realtà che li circonda, interpretata attraverso la categoria dell’«esotismo autoctono» (p. 178). L’a. individua quindi in modo convincente nell’influenza byroniana sui patrioti calabresi una delle radici di quello stereotipo etnico sulla calabresità, come terra di elezione di un «romanticismo naturale», dove, per riprendere le parole di Francesco De Sanctis «la natura è ancora primitiva e l’uomo forte» (p. 151), che avrebbe costituito uno dei pilastri del discorso nazional-patriottico sulla Calabria e sul Sud in generale e che si sarebbe cristallizzato nella figura ambigua – e byroniana – del brigante.


Pietro Finelli