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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Sindacalismo in camicia nera. L’organizzazione fascista dei lavoratori dell’Agricoltura in Puglia e Lucania

Francesco Altamura

Introduzione di Luigi Masella, Bari, Edizioni dal Sud, 318 pp., € 18,00 2018

Gli studi sul sindacalismo fascista, pur avendo raggiunto una maturità analitica e interpretativa e una dimensione soddisfacente sul piano teorico, presentano larghe aree inesplorate. Questi studi possono essere ricondotti, da un lato a un settore di storia del lavoro e delle sue trasformazioni in rapporto con l’ordinamento corporativo, dall’altro a una serie di ricerche su scala locale, che hanno privilegiato il Centro-nord del paese. Nella ricostruzione di questo rapporto tra «centro» e «periferia» il Mezzogiorno è rimasto assente. Ora disponiamo dello studio di un giovane ricercatore che, colmando una lacuna, ha analizzato, con acribia documentaria, le linee portanti dei sindacati fascisti dell’agricoltura nell’area interregionale pugliese-lucana in un periodo che va dalla «Grande crisi» fino all’economia di guerra, caratterizzato dalla crisi del blocco agrario e dalle migrazioni interprovinciali di manodopera stagionale inasprite dalla chiusura degli sbocchi migratori. La tesi dell’a. è che «fallisce l’obiettivo del regime di fare del sindacato un presidio di stabilizzazione delle campagne» (p. 21) e che perduri un profondo scollamento tra organizzati e strutture sindacali: all’aumento delle iscrizioni alle organizzazioni sindacali non corrisponde una adeguata tutela degli iscritti. Davanti alla novità di un sindacato che perseguiva un presunto interesse generale, il fronte proprietario si sarebbe distinto, infatti, per la sistematica azione di sabotaggio portata alle nuove strutture del collocamento pubblico, in questo favorito dai rapporti di forza vigenti in provincia, dove molto spesso, le cariche di podestà e di segretari politici del Partito fascista sono detenute dai datori di lavoro. L’a., in questo modo, sottolinea l’inconciliabilità tra il liberismo antistatalista della proprietà e i tentativi delle strutture sindacali d’imbrigliare amministrativamente la questione cruciale del mercato del lavoro, punto dolente dell’organizzazione sindacale sin dall’età giolittiana. Sono presenti sullo sfondo dello studio la «sbracciantizzazione», la colonizzazione interna e il mito del ruralismo che evidenziano la debole penetrazione della «modernizzazione autoritaria» nelle province rurali del Sud. Il governo di queste contraddizioni – scrive Luigi Masella nell’Introduzione – «obbligherà il regime a intervenire con strumenti di politiche sociali» (p. 10). Il volume ricostruisce, così, meritoriamente nella parte finale come il sindacalismo fascista, di fronte alla emergenza bellica, sposti il suo orizzonte strategico dai rapporti di lavoro a un intervento esteso in materia di politiche sociali e legislazione del lavoro, prefigurando una dimensione destinata a durare dopo la fine del fascismo anche nell’Italia repubblicana.


Domenico Sacco