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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia d’Italia. Il cammino tormentato di una nazione. 1861-2016

Massimo L. Salvadori

Torino, Einaudi, 551 pp., € 38,00 2018

Da molto tempo mancava nel panorama storiografico nazionale una storia d’Italia scritta da un unico autore e intesa, secondo la scansione più logica, come storia dell’Italia unita: dunque dal 1861 fino ai limiti della contemporaneità. Ultimo esempio di un qualche spessore era la densa e concettosa Storia d’Italia di Giampiero Carocci, uscita nel lontano 1975. A cimentarsi nell’impresa è ora un altro studioso di grande esperienza e di forte personalità come Massimo Salvadori. Naturale che ci si aspetti di trovare nella sua Storia d’Italia i temi che hanno più fortemente segnato il suo ricco percorso di ricerca. E infatti si parla di questione meridionale e di teorie della democrazia, di socialismo e di comunismo; e affiora spesso come un leitmotiv la questione delle «crisi di regime» che hanno scandito il «cammino tormentato di una nazione». Certo Salvadori non nasconde le sue idee, e nemmeno le sue simpatie (Giolitti) e antipatie (Berlusconi). Ma non ci si aspetti di trovare in questo libro lo svolgimento di una tesi precostituita e nemmeno nuovi scorci tematici o nuove proposte di periodizzazione. Con una scelta per certi aspetti coraggiosa, Salvadori adotta risolutamente il taglio «manualistico», nella sua versione più ampia e completa: 550 pagine in corpo piccolo di narrazione fitta e circostanziata, piena di date e di dati, di statistiche economiche e demografiche, di risultati elettorali e di composizione di governi; quasi nessuna deroga all’ordine cronologico; pochi allargamenti tematici e di dibattito critico su alcuni temi classici: come le tesi di Romeo (che l’a. in sostanza condivide) sulle modalità dell’unificazione, o quelle di Emilio Gentile sul totalitarismo fascista (qui ridimensionato ma non negato del tutto). E poi Salvemini e Giolitti, l’ultimo De Felice e il De Gasperi di Scoppola. Ma anche, in conclusione, una pacata riflessione sui motivi della sconfitta di Matteo Renzi nel referendum costituzionale del 2016. Leggendo il libro si avverte a volte l’esigenza di qualche pausa in più, di qualche dissimmetria in una trama narrativa che, soprattutto negli ultimi capitoli, rischia a volte di sacrificare la leggibilità alla completezza dell’informazione. Sarebbe dunque inutile cercare lacune in una narrazione così ampia e puntigliosamente dettagliata. L’unica significativa assenza riguarda il movimento cattolico intransigente degli ultimi decenni dell’800: un soggetto che nel libro fa la sua comparsa solo nel momento in cui le sue vicende incrociano più da vicino quelle della politica italiana. Infine una perplessità che non riguarda tanto l’opera in sé, notevole sotto tutti i punti di vista, quanto il suo pubblico potenziale. In questo libro nulla è sottinteso o dato per conosciuto. Tutto è raccontato e spiegato chiaramente anche se sinteticamente. Si ha come l’impressione che sia destinato a un lettore che della storia dell’Italia ottonovecentesca sappia poco o nulla. Ma si può consigliare a un lettore siffatto un libro di questa mole e di questa densità?


Giovanni Sabbatucci