SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Unità Diritto Libertà. Il fattore Weimar e l’identità costituzionale in Germania

Ubaldo Villani-Lubelli

Milano, Jouvence, 180 pp., € 16,00 2018

Il diritto costituzionale si avvale spesso della storia, ma altrettanto spesso se ne serve per rivendicare un primato. Si postula nei dispositivi costituzionali dello Stato di diritto una tale cogenza da poter imbrigliare la vita politica, salvo in caso di rottura dell’ordi- ne costituito. Un regime costituzionale tendenzialmente autopoietico genera in sé i suoi equilibri, tuttavia, soltanto se si regge su valori monistici; il problema di valori pluralistici in democrazia rischia di sfuggire ad un siffatto approccio normativo. La storia politica rischia di essere ridotta alle crisi, mentre si perde il conflitto nelle fasi ordinarie. Nelle am- biguità di quell’assunto metodologico ricade in ultima istanza anche questo libro, sebbene si debbano riconoscere all’a. seri sforzi di confronto con la storiografia. Il tema è la continuità tra le costituzioni di Weimar del 1919, di Bonn del 1949 e di Berlino del 1990, richiamata dai tre concetti chiave del titolo. Il primo capitolo, che occupa quasi due terzi del volume, tratta della genesi e dell’architettura della Costitu- zione di Weimar, delle sue note debolezze e della sua continuità con quella di Bonn. I meriti principali stanno nell’analisi ravvicinata del pensiero giuridico liberale weimariano, nell’attenzione alle novità della democrazia nel 1919, nell’aggiornata e ampia bibliografia tedesca. Una bulimia citazionale talora genera asserzioni contraddittorie: si parla della Costituzione di Weimar come di una buona costituzione in tempi difficili mentre si ri- prende la tesi della costituzione responsabile della crisi. Il secondo capitolo, più ambizioso, prova a definire l’identità costituzionale tedesca a partire dal «patriottismo costituzionale», di cui vede la genesi a Weimar, e offre una ras- segna istruttiva delle difficoltà dell’identità nazionale. La tesi dell’a. è che si sia esagerata la rottura tra le prime due Costituzioni e quindi che la tenuta della Costituzione del 1949 al momento della riunificazione vada ricondotta ad una comune radice proprio in Weimar. L’argomento è solo in parte condivisibile, sottovaluta la novità di Bonn rispetto a Weimar nel rapporto tra politica ed economia e il peso degli alleati. L’a. enfatizza la questione della nazione come l’unico vero conflitto della storia tedesca, superato il quale si giunge alla fine della storia: «La repubblica di Berlino dal 1990 si delinea come una repubblica in cui il dissidio tra democrazia e nazione è risolto» (p. 27). Questo giudizio orienta l’analisi retrospettiva e porta l’a. a trascurare i conflitti novecenteschi attorno alle tre parole chiave del titolo, che diventano dogmi. Oltretutto l’a. non tiene abbastanza conto di quanto dopo il 1991 l’irrisolto rapporto tra democrazia ed Europa abbia preso il posto di quello tra democrazia e nazione. Il libro è quindi un’interessante trattazione delle continuità degli aspetti liberali dei testi costituzionali. Attendiamo dall’a., che dimostra notevoli doti di sintesi, ulteriori analisi delle dinamiche dei testi costituzionali, nelle sentenze delle consulte, nei dibattiti parlamentari e nello scontro tra partiti.


Carlo Spagnolo