Stampa estera: The Guardian (UK) e Libération (FR)
Nel periodo oggetto della rassegna le notizie sul conflitto russo-ucraino hanno continuato a occupare uno spazio rilevante nelle testate italiane. Nonostante le frequenti violazioni del cessate il fuoco, le notizie da Gaza nelle pagine dei giornali sono invece diminuite, pur rimanendo presenti negli spazi di approfondimento. Grande attenzione è stata riservata all’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York. Riguardo al contesto italiano, l’interesse mediatico si è concentrato sulle ultime vicende del governo Meloni, sulle riforme annunciate dall’esecutivo e sulle mobilitazioni sindacali e sociali organizzate in risposta.
Israele e Palestina a trent’anni dalla morte di Yitzhak Rabin
Le manifestazioni avvenute in Israele trent’anni dopo la morte di Yitzhak Rabin hanno lasciato spazio a importanti riflessioni sull’attuale situazione del Medio Oriente. Sul Domani, Davide Lerner commenta l’assenza di Netanyahu alle celebrazioni. Un’assenza emblematica, secondo l’autore, tenuto conto della grande differenza di vedute tra Rabin e l’attuale premier israeliano. Nell’articolo si torna a parlare dei possibili effetti avuti dalla propaganda, alimentata negli anni Novanta anche da Netanyahu, nel favorire l’odio nei confronti di Rabin 1.
Michele Serra su la Repubblica rilegge l’assassinio di Rabin, come un’anticipazione simbolica della situazione attuale. Il fanatismo che uccise Rabin è visto come la matrice morale del nazionalismo «impazzito» di Netanyahu, dei coloni violenti e della destra razzista al potere 2. A trent’anni dalla morte di Rabin, Il Foglio offre ai lettori la traduzione di un discorso recente tenuto per l’occasione da Bill Clinton alla Columbia University. Clinton ricorda Rabin come un «soldato dell’esercito della pace» e uno degli artefici degli accordi di Oslo. Tra le molte riflessioni, l’ex presidente statunitense insiste sulla responsabilità dei leader di non cedere agli estremismi interni, mostrando come l’odio che uccise Rabin continui a minare ogni prospettiva di pace tra israeliani e palestinesi 3.
Storia degli Stati Uniti
Nella sua recensione al volume di Enrico Dal Lago (Storia della schiavitù americana. Dalla fondazione delle colonie alla Guerra Civile, Carocci, 2025), Paolo Mieli utilizza il libro per ripercorrere in prospettiva di lungo periodo la storia degli Stati Uniti, dalle origini coloniali fino alla stagione dei diritti civili. Il volume ricostruisce l’evoluzione del sistema schiavista, mettendo in luce le sue implicazioni economiche e politiche e le dinamiche che, nell’arco di quasi due secoli e mezzo, condussero all’abolizione della schiavitù.
Già nella seconda metà del Seicento, in Virginia, si registrarono tentativi di rivolta che coinvolsero schiavi. Si trattò di episodi rapidamente repressi, ma che anticiparono conflitti successivi e momenti di profonda crisi dell’ordine schiavista. L’interrogativo che attraversa il libro è se davvero, nella storia degli Stati Uniti, siano mancate rivolte degli schiavi. Dal Lago mostra come forme di resistenza e insurrezioni siano state frequenti, anche se spesso soffocate nel sangue o sventate in anticipo. Per contenere questo potenziale sovversivo furono progressivamente introdotti controlli sempre più rigidi, come pattugliamenti, limitazioni alla libertà di movimento e di riunione. Norme pensate per impedire ogni contatto con idee illuministe e abolizioniste, fino alle leggi che vietavano di insegnare a leggere e scrivere agli schiavi. Solo con il Civil Rights Act del 1964 la segregazione razziale sancita per legge venne formalmente abolita a livello federale e la discriminazione su base razziale fu proibita in molti ambiti della vita pubblica, pur senza cancellare il solco sociale creato da secoli di schiavitù e segregazione 4.
Sempre a proposito della storia degli Stati Uniti, un articolo di Pino Corrias sul Fatto Quotidiano prende le mosse da un recente volume di Claudio Gatti (Noi, il popolo. Terra dei nativi. Lavoro dei neri. Libertà dei bianchi, Fuoriscena, 2025). Il libro tenta di smontare il mito dell’epopea americana fondata sulla libertà, l’uguaglianza e il diritto alla felicità, mettendolo a confronto con la dottrina della scoperta, secondo cui ciò che viene “scoperto” può essere considerato di proprietà di chi lo trova. In questa prospettiva, per secoli, intere popolazioni native e le persone nere ridotte in schiavitù sono state travolte dalla violenza dell’ideologia conquistatrice statunitense 5. Sempre sul Fatto Quotidiano, a partire dall’escalation militare degli Stati Uniti contro il Venezuela e dalla minaccia di un intervento armato, Massimo Fini rilegge alcuni passaggi della storia dell’interventismo occidentale a guida statunitense, ricordando altri casi di ingerenza e di guerra in America Latina e in diverse aree del mondo 6. Sempre sulla politica internazionale degli Stati Uniti, in occasione dei quarant’anni dal primo incontro tra Ronald Reagan e Michail Gorbaciov, avvenuto a Ginevra tra il 19 e il 21 novembre 1985, Marco Bardazzi nelle pagine de Il Foglio ricorda il peso della figura politica di Ronald Reagan. Dall’incontro nacque quello che l’autore definisce «codice Reagan»: trattare con Mosca partendo da una posizione di forza, con obiettivi chiari, fermezza e insieme disponibilità al negoziato, fino al disgelo che avrebbe portato alla fine della Guerra fredda 7.
La recente scomparsa di Dick Cheney (1941-2025), politico repubblicano, capo di gabinetto di Gerald Ford, segretario alla Difesa nel governo di Bush senior e vice presidente durante il governo di George W. Bush ha portato molti giornali a riflettere sul passato recente degli Stati Uniti e sulla “guerra al terrorismo”. Giuliano Ferrara sul Foglio delinea un ritratto entusiastico di Cheney, definendo ogni azione del politico repubblicano come «il tutto elettrizzante della politica» 8. Positivo è anche il ritratto che ne fa Maurizio Molinari su la Repubblica, descrivendolo come il vicepresidente più influente della storia recente degli Usa. Architetto della guerra al terrorismo, teorico del rafforzamento dell’esecutivo, ma anche «difensore dei diritti gay» e «acerrimo avversario» di Donald Trump 9. Molto diverso è il racconto di Cheney presentato dal Guardian che lo descrive invece come un personaggio ambiguo e divisivo, che da vice presidente insistette con decisione per l’invasione dell’Iraq e nel corso della cosiddetta “war on terror” appoggiò senza molti scrupoli l’utilizzo della tortura contro le persone sospettate di terrorismo che gli Stati Uniti detenevano nei siti «offshore» organizzati dalla Cia10.
Europa tra religioni, antisemitismo e guerre culturali
Su Libération un’intervista a Sophie Bessis mette in discussione la formula “giudaico- cristiana” utilizzata spesso per le radici dell’Europa e la presenta come una vera e propria finzione storica. A partire dal suo saggio La civilisation judéo-chrétienne. Anatomie d’une imposture (Les Liens qui libèrent, 2025), l’autrice ricostruisce la genealogia di questa espressione, mostrando come si tratti di un’invenzione relativamente recente, affermatasi soprattutto dagli anni Ottanta nel contesto del dopoguerra e della memoria della Shoah. Bessis sottolinea come la nozione di “civiltà giudaico-cristiana” sia stata progressivamente strumentalizzata in chiave identitaria e politica: da un lato, riscrive il passato europeo attenuando o occultando la lunga storia dell’antisemitismo cristiano; dall’altro, serve a definire un fronte “occidentale” contrapposto all’Islam. In questo senso, l’autrice considera la formula una costruzione ideologica funzionale a obiettivi identitari, politici e religiosi, che finisce per svuotare la tradizione laica e universalista dell’Europa 11.
A partire dal saggio wagneriano Il giudaismo nella musica (1850), nelle pagine de Il Foglio Michele Magno ricostruisce come l’antisemitismo moderno si sia spesso sviluppato proprio nei contesti in cui gli ebrei erano stati portatori di innovazione e successo, dalla musica alle professioni borghesi. Dall’articolo emerge l’idea di un antisemitismo che nasce proprio in reazione a quel contributo e le retoriche d’odio contemporanee a volte ripetono dinamiche già viste nella storia 12.
Su Libération, un’intervista ai sociologi Éric Fassin e Caroline Ibos affronta i temi del wokisme, dell’islamo-gauchisme e della cosiddetta “teoria del gender”, presentati come etichette- polemiche centrali nel discorso dei partiti populisti, in Francia e nel mondo, e spesso usate per delegittimare il mondo della cultura e dell’università. Nel caso francese, i due studiosi richiamano in particolare l’ondata di attacchi iniziata nel 2021, quando la ministra dell’Enseignement supérieur, Frédérique Vidal, annunciò una presunta inchiesta sull’islamo- gauchisme nelle università. Citano inoltre il convegno organizzato alla Sorbona nel 2022, inaugurato dal ministro dell’Éducation nationale Jean-Michel Blanquer, incentrato sulla critica della “decostruzione” e del wokisme. Fassin e Ibos insistono sul fatto che questo clima di sospetto verso i saperi critici non riguarda solo la Francia, ma si inserisce in una più ampia offensiva anti-intellettuale che tocca anche le università statunitensi, specie nel contesto del trumpismo. Concludono ribadendo la necessità di distinguere tra libertà di espressione e libertà accademica: la prima tutela il diritto di ciascuno alle proprie opinioni, mentre la seconda riguarda la produzione di conoscenze, vincolata a metodo, verifica e rigore scientifico 13.
Da un punto di vista diverso, Mauro Zanon sul Foglio, traduce e sintetizza un articolo scritto dall’antropologa francese Florence Bergeaud-Blackler su Le Figaro, che ripercorre la storia e le trasformazioni dell’organizzazione islamista Fratelli musulmani (al-Ikhwan al-Muslimun), fondata in Egitto nel 1928 da Hassan Al Banna. L’autrice evidenzia come, dopo quasi un secolo di lenta e costante crescita e nonostante la repressione subita in alcuni paesi, l’organizzazione continui a «dominare la narrativa islamista globale», anche tra gli immigrati musulmani in diversi paesi europei 14.
L’assedio di Sarajevo e i “cecchini del weekend”
Il Guardian riprende una notizia che ha occupato le pagine di molti giornali italiani: la procura di Milano ha aperto un’indagine su presunte forme di “sniper tourism” durante l’assedio di Sarajevo (1992-1996) 15. Gruppi di “cecchini” provenienti dall’Italia e da altri paesi avrebbero pagato militari serbo-bosniaci per sparare sui civili dalle colline intorno alla città. L’inchiesta nasce da un esposto del giornalista Ezio Gavazzeni, ispirato dal documentario Sarajevo Safari del regista sloveno Miran Zupanic. L’inchiesta si starebbe concentrando su persone facoltose e imprenditori appassionati di armi, con l’ipotesi di omicidio volontario aggravato. Si tratta di un caso che ha riaperto le ferite della guerra nei Balcani e potrebbe avere sviluppi giudiziari anche in Bosnia 16. La testimonianza di un ex agente dei servizi segreti dell’esercito bosniaco conferma l’ipotesi della presenza di turisti/cecchini provenienti dall’Italia, segnalando peraltro come l’informazione fu trasmessa da subito ad alcuni ufficiali del Sismi 17. L’inizio dell’inchiesta ha avuto ripercussioni immediate anche al di là dell’Adriatico, dove l’ex sindaca di Sarajevo, Benjamina Karic, ha chiesto di essere ascoltata dalla procura di Milano, sottolineando che in Bosnia il caso è seguito con attenzione 18.
Franchismo e Spagna contemporanea
Un articolo di Francesco Salvatori sul Fatto Quotidiano ci riporta agli anni del franchismo e a una storia che unisce Italia e Spagna. Nei primi giorni di novembre, su iniziativa della Scuola popolare di musica del Testaccio e del Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali dell’Università La Sapienza, si è svolta a Roma una serie di incontri dedicati alla memoria del gruppo torinese Cantacronache. Fondato alla fine degli anni Cinquanta, il collettivo nacque con l’obiettivo di fare ricerca sulla musica popolare. Nell’estate del 1961, alcuni suoi membri partirono clandestinamente per la Spagna di Franco con un progetto molto rischioso: registrare canti popolari antifranchisti. Il materiale raccolto venne poi pubblicato da Einaudi in un volume che suscitò la reazione ostile delle autorità spagnole e causò problemi anche in Italia 19.
Sempre riguardo al passato della Spagna, Maria Pia Farinella sul Foglio racconta come, a cinquant’anni dalla morte di Franco, la Spagna abbia progressivamente cancellato il dittatore dallo spazio pubblico con leggi sulla memoria, nuova toponomastica e rimozione di monumenti. Nonostante queste rimozioni simboliche, sempre secondo l’autrice, il fantasma di Franco viene ancora agitato come «Francomodín», un jolly polemico per polarizzare il dibattito e coprire le difficoltà del presente 20.
Anche nelle pagine del Guardian compare un riferimento alla storia contemporanea della Spagna. Il giornale britannico racconta come il governo spagnolo abbia recentemente concesso la cittadinanza a centosettanta discendenti dei volontari delle Brigate internazionali che combatterono contro Franco nella guerra civile, in riconoscimento della loro lotta contro il fascismo 21.
Italia tra passato e presente
Alla vita di Cesare Dall’Oglio (1923-2015) e agli anni immediatamente successivi alla fine della guerra è dedicato un articolo scritto da Gianni Santamaria sull’Avvenire. Ex partigiano, per 25 anni segretario della Coldiretti e braccio destro dei presidenti Bonomi e Lobianco, Cesare Dall’Oglio è al centro di un volume che ne raccoglie gli scritti, recentemente curato da Cecilia Dall’Oglio e Tiziano Torresi (Cesare Dall’Oglio, Profezia e realismo storico. Scritti di apostolato civile ed ecclesiale, Studium, 2025). L’articolo racconta del lavoro incessante che il tecnico democristiano ha fatto per interpretare al meglio le richieste popolari, ponendo grossa attenzione alle fasi attuative nella Riforma agraria 22.
La riforma Nordio è al centro di un acceso dibattito per le sue affinità con alcune tendenze della giurisprudenza fascista. In un articolo sul Domani, Nadia Urbinati invita a riflettere sulla figura di Alfredo Rocco, considerato un riferimento della riforma e autore del Codice penale che già allora propugnava la netta separazione tra la funzione di accusa e quella di giudizio, come avviene oggi nella proposta del ministro Nordio 23. Due giorni dopo Il Foglio pubblica una “riflessione storica” scritta proprio da Carlo Nordio, in cui il ministro della Giustizia racconta della sua recente visita al sacrario di Mont-Valérien, nei pressi di Parigi, scelta come gesto simbolico per onorare la Resistenza antinazista europea e rispondere alle accuse di nostalgie dittatoriali rivolte a lui e al Governo. Dopo aver riassunto le vicende storiche della Francia nel secondo conflitto mondiale, Nordio ribadisce la natura plurale della Resistenza francese, sottolineando come essa «non fu affatto un fenomeno esclusivamente rosso» 24.
La morte di Anna Laura Braghetti ha riportato l’attenzione sugli anni del terrorismo e degli omicidi politici. Gli articoli pubblicati a ridosso della scomparsa, oltre a ricostruire il suo ruolo nel sequestro Moro e nell’omicidio del vicepresidente del CSM Vittorio Bachelet, si soffermano anche sul cambiamento avvenuto nella sua vita. Dopo lunghi anni di detenzione, Braghetti si è impegnata in attività sociali e di volontariato e, nel suo percorso di distacco dalla lotta armata, un ruolo decisivo è stato svolto dall’incontro in carcere con il fratello di Vittorio Bachelet 25.
Le posizioni pubbliche prese dall’ex generale Roberto Vannacci sulla figura di Benito Mussolini e sul fascismo hanno suscitato forte indignazione. Nel suo recente intervento, oltre a minimizzare le modalità violente con cui il Partito fascista conquistò il potere, definendo la marcia su Roma non un colpo di Stato, ma poco più di una manifestazione di piazza, Vannacci ha anche sostenuto che «il fascismo, almeno fino alla metà degli anni Trenta, esercitò il potere attraverso gli strumenti previsti dallo Statuto Albertino» 26.
Sul Corriere della Sera, Paolo Franchi racconta il progetto di Goffredo Bettini di rilanciare Rinascita, una delle riviste simbolo del Partito comunista italiano. Fondata da Palmiro Togliatti nel 1944, la rivista ha seguito fasi centrali della storia del PCI e del Paese. Nella sua analisi, Franchi richiama il peso storico e culturale di quella esperienza, ma non nasconde i dubbi sulla possibilità di far vivere oggi, in un contesto politico e mediatico profondamente cambiato, una rivista che appartiene a un’altra epoca 27.
Anniversari e scomparse
A margine della morte di James Watson, scopritore della struttura a doppia elica del Dna insieme con Francis Crick, Chiara Valerio ne ricorda la figura nelle pagine de la Repubblica, presentandolo come uno dei nomi-simbolo della scienza entrati nell’immaginario comune. Delineare la struttura del Dna, sostiene l’autrice, ha aperto un nuovo modo di pensare la vita, non solo nel campo della biologia e delle scienze 28.
Ezio Mauro su la Repubblica scrive un ritratto di Zygmunt Bauman, che il 19 novembre 2025 avrebbe compiuto cento anni. Lo racconta come un intellettuale curiosissimo fino alla fine, capace di stare sulla «faglia del contemporaneo» per capire le mutazioni del presente senza nostalgia. Ripercorre la sua diagnosi del tramonto del Novecento “solido” (ideologie, classi, welfare, lavoro, comunità) e del passaggio a una modernità liquida fatta di instabilità, precarietà e identità mobili 29.
La Repubblica dedica molto spazio alla scomparsa del celebre vignettista Giorgio Forattini (1931-2025), che aveva lavorato diversi anni anche per lo stesso giornale. Oltre a ripercorrere le fasi salienti della carriera, si ricorda che per quasi mezzo secolo i suoi disegni hanno raccontato i passaggi chiave della storia della Prima Repubblica, colpendo i protagonisti con caricature audaci e irriverenti 30. Maurizio Crippa ne ricorda sul Foglio l’intelligenza e l’ironia, oltre che la capacità di trasformare la politica in una sorta di teatrino dei pupi e in una commedia dell’arte, spesso più caricaturale che cattiva 31.
Sul manifesto Federico Gurgone ripercorre la biografia e gli studi di Luigi Pigorini, fondatore della scienza preistorica italiana e del museo di antichità di Roma, poi detto “Pigorini”, ricordando le iniziative per il centenario della morte che si svolgeranno tra Parma, Roma e Padova 32.
A cinquant’anni dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini, sul manifesto Ascanio Celestini ironizza sull’abitudine di chiedersi “cosa direbbe oggi?” e di rispondere al posto suo. Propone invece di ascoltare ciò che lo scrittore scrisse nel testo che aveva preparato per il congresso dei Radicali del novembre 1975, che venne letto dopo l’omicidio. Il cuore del brano citato nell’articolo rappresenta una presa di posizione netta dello scrittore, che forse possiamo sintetizzare con queste parole: nella società esistono sfruttati e sfruttatori, gli intellettuali devono stare dalla parte degli sfruttati 33.
In occasione del centenario della nascita di Giuseppe Panini, Massimo Maria Veronese ricorda sul Foglio la storia delle celebri figurine dei calciatori Panini. Nell’articolo si ripercorre la vicenda della famiglia e dei fratelli Panini che, partendo dal chiosco di giornali di corso Duomo a Modena, inventarono le buste-sorpresa e poi le figurine dei calciatori, trasformando un’edicola di guerra in un’impresa di successo 34.
Convegni
Giampaolo Romanato anticipa nelle pagine di Avvenire un estratto del suo intervento al convegno internazionale A un secolo dall’Esposizione Missionaria Vaticana spartiacque di un mondo glocale (1925-2025), tenutosi il 5 e 6 novembre a Roma presso l’Università IULM, la Pontificia Università Urbaniana e i Musei Vaticani. L’intervento si concentra sul ruolo svolto da Pio XI in una sorta di decolonizzazione ante litteram. A partire dalla decisione di centralizzare a Roma l’Opera per la propaganda della fede, il pontefice incoraggiò il clero a sganciare il mondo missionario dalla cultura coloniale, incontrando non poche resistenze. Con l’enciclica Rerum ecclesiae del 1926, insistette con forza «sull’indigenizzazione del clero locale e sulla necessità di emancipare le missioni dalla subordinazione agli interessi coloniali europei». Sotto il pontificato di papa Ratti furono infatti consacrati 37 vescovi autoctoni (cinesi, vietnamiti, indiani, giapponesi, indocinesi) e, nel 1939, i primi vescovi africani. Secondo questa lettura, proprio tale apertura consentì ai successori di Pio XI di affrontare con maggiore facilità la stagione della decolonizzazione, grazie anche alla creazione anticipata di “enti locali”, ovvero unità periferiche di un organismo centralizzato, pensate per riorganizzare il collegio cardinalizio. Già nel 1946 venne ordinato il primo cardinale cinese e nel 1960 il primo cardinale giapponese e il primo proveniente da un paese africano 35.
Per presentare ai lettori il convegno su genere e conflitti intitolato Abolire la guerra, costruire la pace, tenutosi a Roma il 6 e 7 novembre presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Palazzo Mattei di Giove e organizzato dalla Società italiana delle storiche, il manifesto pubblica un estratto dell’intervento di Manon Pignot, storica dell’Université de Picardie “Jules Verne”. Il convegno è stato dedicato a questioni di genere, giustizia internazionale e pratiche non violente nei conflitti contemporanei 36.
Sempre sul manifesto, Andrea Colombo presenta la giornata di studi intitolata I caduti nelle lotte popolari a Roma e nel Lazio dal 1944: per non dimenticare, tenutasi il 7 novembre presso l’aula Adalberto Libera della facoltà di Architettura dell’università Roma Tre. Al centro dell’incontro ci sono state alcune delle storie delle centinaia di militanti e lavoratori uccisi nelle lotte sociali del dopoguerra 37.
Ancora sul manifesto, Alfio Mastropaolo presenta un estratto del suo intervento per un recente convegno romano dedicato a Mario Tronti (14-16 novembre 2025, promosso dal Centro per la riforma dello Stato). Nell’articolo si rileggono alcuni passaggi dell’ultimo libro-testamento di Tronti (Il proprio tempo appreso col pensiero, Il Saggiatore, 2024), uscito postumo, come un bilancio amaro del Novecento e del fallimento della sinistra tardonovecentesca 38.
Roberto Esposito su la Repubblica parla della centralità del concetto di libertà nel pensiero e nella vita di Benedetto Croce, inteso non come nozione astratta, ma come forza storica e morale che dà senso all’esistenza. L’articolo anticipa alcuni temi dell’incontro intitolato Verso una enciclopedia crociana, organizzato con la Fondazione Biblioteca Benedetto Croce, che si è tenuto presso la Biblioteca Nazionale di Napoli il 13 novembre. Roberto Esposito e Domenico Conte, moderati dalla giornalista Lorenza Foschini, hanno dialogato intorno ai lemmi “Europa” e “libertà” a partire dalle opere e dal pensiero di Benedetto Croce 39.
Mostre
Raffaella De Santis su la Repubblica parla della mostra Le ferrovie d’Italia (1861-2025). Dall’unità nazionale alle sfide del futuro, pensata per i 120 anni delle FS e organizzata dal ViVe (Vittoriano e Palazzo Venezia) con il Gruppo Ferrovie dello Stato italiane. Curata da Edith Gabrielli, con la consulenza scientifica di Francesco Benigno, Andrea Giuntini, Stefano Maggi e Lorenzo Canova, la mostra racconta la vicenda delle Ferrovie dello Stato nella storia nazionale, sottolineandone la centralità nel processo di crescita del Paese 40.
Claudio Dionesalvi sul manifesto racconta il Museo Interattivo di Archeologia Informatica (MIAI) di Rende, ospitato nell’ex Consorzio dell’Università a Distanza (CUD). Tra calcolatori anni ’60 come il General Electric GE-120 e macchine più recenti come Vic20 e Commodore 64, il museo recupera e rimette in funzione i primi pc, salvando anche archivi digitali conservati su vecchi supporti. Durante la riqualificazione dei locali del museo, sono stati ritrovati faldoni e pannelli della ricerca Avvicina – Arte in Calabria dal 1945 a oggi, censimento di artisti calabresi (1945-1990) coordinato dalla prof. Simonetta Lux per una mostra mai realizzata a causa della chiusura del CUD. Il MIAI ha così allestito e aggiornato quel materiale 35 anni dopo, coinvolgendo gli artisti di ieri e di oggi 41.
Partendo dalla «crisi identitaria» dell’Occidente, Giacomo Giossi presenta ai lettori del Foglio la mostra Kounellis | Warhol allestita negli spazi della Galleria Fumagalli di Milano e visitabile fino al 26 maggio 2025 42.
Novità editoriali e segnalazioni
Iniziamo con due segnalazioni. Sul Foglio, Marianna Rizzini dedica un lungo articolo a Lisa Roscioni, professoressa associata di storia moderna all’Università di Roma La Sapienza, esplorando la sua attività di ricerca, divulgazione e didattica tra teatri e festival 43.
Il Guardian segnala ai lettori che l’Università di Cambridge ha acquisito e aperto al pubblico l’archivio personale di Amy Levy, scrittrice vittoriana ebrea e queer ammirata da Oscar Wilde e fino ad oggi poco conosciuta. Lettere, manoscritti, fotografie e diari permetteranno nuove ricerche sulla sua opera, che anticipò temi oggi centrali come l’indipendenza femminile, l’identità ebraica e il desiderio tra donne 44.
Nelle settimane oggetto della rassegna sono state molte le pagine dei giornali dedicate alle ultime novità editoriali.
Il volume di Fabio Isman su L’arte razziata dai nazisti. Gli ultimi prigionieri di guerra (il Mulino, 2025) racconta delle tante opere che nel corso del secondo conflitto mondiale furono rubate a tante famiglie ebree. Il volume di Isman ripercorre la storia di un lunghissimo elenco di opere, che tuttora risultano difficili da reperire e che probabilmente non saranno ritrovate. I tentativi di recupero nel dopoguerra non sono mancati, lo stesso De Gasperi reclutò Rodolfo Siviero, una specie di 007, con lo scopo di ritrovare quanto era stato sottratto in Italia 45.
Vittorio Feltri per Il Giornale recensisce il volume di Roberto Motta Sosa, Il mito di Jalta. Churchill e la divisione dell’Europa (ed. Anteo, 2025). L’autore afferma che la vera svolta alla fine della seconda guerra mondiale fu proprio la Conferenza di Jalta, ma per il suo tentativo di superare la logica delle sfere d’influenza e non per sancirle 46.
Gianni Riotta presenta su la Repubblica il nuovo libro di Peter Apps (Contro la fine del mondo. Una biografia della Nato, Luiss University Press, 2025), ricordando che nel 1949 l’adesione italiana all’Alleanza spaccò il Paese e scatenò scontri parlamentari feroci. Riotta riassume la “biografia” della Nato parlando di un «miracolo politico» nato per contenere l’Urss, un patto militare ma anche una garanzia «psicologica» per un’Europa impaurita, capace di reggere alle divisioni interne e di sopravvivere alla fine della Guerra fredda 47. La storia della Nato dopo la guerra fredda è al centro del volume di Stefano Marcuzzi L’Europa e la Nato alla fine della Guerra Fredda. Il crollo dell’ordine bipolare e il dilemma della sicurezza collettiva (1989- 1999), pubblicato recentemente dal Mulino e presentato da Paolo Mieli sul Corriere della Sera48.
Al pensiero politico e agli ultimi anni di vita di Piero Gobetti è dedicato il volume di Paolo Di Paolo, Il mondo nuovo di Gobetti. Essere “politici” non è una posa (Solferino, pp. 240, euro 17,90). L’autore riflette sul messaggio che, a cent’anni dalla morte, Gobetti può ancora consegnare al presente. Al centro della riflessione ci sono la straordinaria lungimiranza che egli mostrò nella sua brevissima vita e il contrasto tra l’indifferenza e l’ignoranza, da un lato, e la sua instancabile ricerca di chiarezza e verità, dall’altro 49.
Alla vita di Giuseppe Prezzolini è invece dedicato il volume di Emilio Gentile, L’avventura di un uomo moderno (Garzanti, 2025). Il libro ricostruisce la vicenda del fondatore de La Voce, la cui biografia incarna la parabola di disorientamento che la modernità ha prodotto in molti intellettuali del Novecento. Critico severo dell’Italia a lui contemporanea, Prezzolini attraversa interamente il fascismo: amico di Mussolini, ne apprezzò inizialmente la capacità di dare forma a una nuova corrente politica, salvo poi criticarne gli esiti. Accettò la tessera del partito, ma negli anni americani, alla Columbia University, accolse molti studiosi antifascisti fuggiti dall’Italia. Convinto sostenitore di Machiavelli, elaborò idee radicali sulla democrazia e sul destino del Paese, ritenuto incapace di liberarsi dall’autoritarismo, fino a opporsi al suffragio universale. Già negli anni Venti, infine, Prezzolini sembra anticipare una primordiale sensibilità ecologista, denunciando l’irrequietezza della specie umana e la sua tendenza a devastare la natura in nome della propria avidità 50.
Ernesto Galli Della Loggia e Paolo Mieli in poco meno di duecento pagine riassumono la storia d’Italia partendo dal Risorgimento. Brevi lezioni di storia italiana (e non solo) (Solferino, 2025) ha lo scopo di portare ai non specialisti una mappa per orientarsi nel presente italiano, passando attraverso i maggiori e più significativi episodi della storia italiana 51.
Nelle pagine de Il Foglio, Carlo Marsonet presenta il volume Realismo cristiano e potere politico, curato da Luca Gino Castellin e Giovanni Dessì, che raccoglie dodici scritti del teologo e pensatore statunitense Reinhold Niebuhr 52. Sempre sul Foglio, Marco Archetti racconta ai lettori alcune opere di Fred Uhlman, soffermandosi sui passaggi più significativi della sua biografia, dalla giovinezza tedesca alla fuga dai nazisti. Consiglia anche la lettura dell’autobiografia, The Making of an Englishman (uscita in Italia come: Storia di un uomo), in cui Uhlman, trasformando «la Storia in geografia, cioè nella biografia di una fuga senza fine», narra l’esilio, il diventare inglese e la condizione perenne di profugo 53. Nello stesso giornale, in occasione dell’uscita del saggio di Andrea Nobile e Andrea Minuz, I soliti ignoti. Analisi della sceneggiatura di Age & Scarpelli, Suso Cecchi D’Amico, Mario Monicelli, appena pubblicato per Dino Audino Editore, Vittorio Bongiorno ripercorre le vicende che hanno segnato la sceneggiatura e la nascita del film di Mario Monicelli, un lavoro nato come «esperimento» e divenuto «immediatamente un successo e uno spartiacque nella storia del cinema italiano» 54.
Sul manifesto sono presenti numerose segnalazioni editoriali interessanti. Teresa Numerico recensisce il libro di Donata Columbro, Perché contare i femminicidi è un atto politico? (Feltrinelli, 2025), spiegando che i dati sui femminicidi sono “missing datasets”: incompleti e spesso costruiti male. Contarli e definirli con rigore è quindi un atto politico perché rende visibile la violenza patriarcale come fenomeno sistemico e non come somma di casi isolati 55. Carlo Antonelli recensisce Novanta. Una storia controculturale di Valerio Mattioli (Einaudi, 2025), sottolineando la coincidenza tra la recente uscita del libro (28 ottobre) e la morte di Paolo Virno (7 novembre), filosofo politico citatissimo nel volume come una delle anime di quel decennio. Nell’articolo il pensiero di Virno viene letto come un ponte tra l’Autonomia degli anni Settanta e i movimenti degli anni Novanta. Il volume è valorizzato per la cronologia e la «psicogeografia» minuziosa di quelle esperienze 56. Guido Caldiron recensisce Il fuoco nero di Alessandra Coppola (Einaudi, 2025), che ricostruisce la parabola della banda neonazista “Ludwig”, partendo dalla serie di omicidi iniziata nel 1977 e dalla strage al cinema Eros di Milano del 14 maggio 1983 57. Domenico Ribatti recensisce il libro Malaria. Il Nobel negato: storia di Battista Grassi di Paolo Mazzarello (Neri Pozza, 2025), ricostruendo la vita dello zoologo e medico comasco e le sue ricerche sui parassiti. Il pezzo ripercorre il contributo decisivo di Grassi alla scoperta della trasmissione della malaria: identificò nell’Anopheles il vettore del plasmodio e impostò la prima profilassi scientifica, ma nel 1902 il Nobel andò solo a Ronald Ross dopo una campagna diffamatoria contro lo studioso italiano 58. Laura Marzi recensisce Guance bianche e rosse di Elisa Menon (Einaudi), romanzo storico nato da ricerche sull’eccidio di Porzûs, in cui i gappisti uccisero il comandante Francesco De Gregori e altri partigiani della brigata Osoppo, tra cui una donna, Elda Turchetti 59. Carlo Altini recensisce Luporini. Per una pedagogia critica (Scholé, 2025), raccolta di dieci saggi di Cesare Luporini del 1962-83 letti come risorsa teorica per una pedagogia critica contemporanea 60.
Sara Scarafia su la Repubblica parla della riscoperta di Carla Lonzi, tornata centrale per una nuova generazione di lettrici anche grazie alle citazioni pubbliche (dal palco del premio Strega fino alla citazione della Ferrante). L’articolo ritrae Carla Lonzi come una pensatrice radicale, scomoda e anti-ideologica, capace di un femminismo rigoroso che non scivola nella violenza e che accetta il prezzo di solitudine e conflitto. La casa editrice La Tartaruga, diretta da Claudia Durastanti, sta ripubblicando l’intera opera dell’autrice 61.
Sempre su la Repubblica, Lara Crinò presenta la biografia Etty Hillesum. Il racconto della sua vita, con cui la scrittrice e giornalista Judith Koelemeijer ricostruisce la vita e il pensiero della giovane ebrea olandese uccisa ad Auschwitz all’età di 29 anni. Pubblicato in italiano da Adelphi, il monumentale volume nasce da anni di ricerche negli archivi, da lettere, fotografie e quaderni custoditi dagli amici di Etty Hillesum 62.
Note
1 Davide Lerner, Israele e la lezione dimenticata di Rabin. Herzog: «Oggi siamo sull’orlo dell’abisso», Domani, 03/11/2025.
2 Michele Serra, Gerusalemme trent’anni dopo, repubblica.it, 05/11/2025.
3 Il soldato della pace, Il Foglio, 12/11/2025.
4 Paolo Mieli, L’America schiava del suo schiavismo, Corriere della Sera, 04/11/2025.
5 Pino Corrias, L’America fondata sul libero sterminio, il Fatto Quotidiano, 11/11/2025.
6 Massimo Fini, La guerra ibrida col Sudamerica, il Fatto Quotidiano, 05/11/2025.
7 Marco Bardazzi, Il vincente codice Reagan, Il Foglio, 08/11/2025.
8 Giuliano Ferrara, Furbo, nascosto per principio e cattivo come la pece nera, ogni azione di Dick Cheney (1941- 2025) era il tutto elettrizzante della politica, Il Foglio, 05/11/2025.
9 Maurizio Molinari, L’eredità di Dick Cheney, dalla Guerra al terrore ai presidenti senza vincoli, repubblica.it, 05/11/2025.
10 Martin Pengelly, Chris Michael, George Chidi, Dick Cheney, US vice-president who pushed for invasion of Iraq, dies aged 84, The Guardian, 05/11/2025; Julian Borger, Divisive legacy. A key player in making case for ‘war on terror’, The Guardian, 05/11/2025.
11 Thomas Legrand, La formule judéo-christianisme est une immense supercherie, Libération, 09/11/2025.
12 Michele Magno, Razzisti d’opera, Il Foglio, 08/11/2025.
13 Cécile Daumas, Clémence Mary, En sciences sociales, la neutralité est une illusion, Libération, 06/ 11/2025.
14 Florence Bergeaud Blackler, Il piano della fratellanza, Il Foglio, 03/11/2025.
15 Angela Giuffrida, Kim Willsher, Milan prosecutors seek alleged italian ‘sniper tourists’ who paid to shoot Sarajevo civilians, The Guardian, 12/11/2025.
16 Ilaria Carra, Cecchini per gioco a Sarajevo, la procura di Milano apre un’inchiesta: “Fra loro anche italiani”, repubblica.it, 10/11/2025; Ilaria Carra, Cecchini a Sarajevo, Ezio Gavazzeni: “Ho raccolto le prove per denunciare l’indifferenza del male”, repubblica.it, 11/11/2025.
17 Ilaria Carra, Cecchini per gioco a Sarajevo, almeno 5 italiani. Il testimone: “Uomini da Torino, Milano e Trieste”, repubblica.it, 11/11/2025; Ilaria Carra, Cecchini a Sarajevo, lo 007 bosniaco: il Sismi sapeva. Si mescolavano a chi portava aiuti da Milano, repubblica.it, 12/11/2025.
18 Ilaria Carra, L’ex sindaca di Sarajevo e il caso dei cecchini italiani: “Pronta a testimoniare”, repubblica.it, 11/11/2025.
19 Francesco Salvadori, Musica, teatro e sindacato: così l’antifranchismo fa 50 anni, il Fatto Quotidiano, 06/11/2025.
20 Maria Pia Farinella, Francisco Franco, chi?, Il Foglio, 15/11/2025.
21 Stephen Burgen, Spain grants citizenship to 170 descendants of International Brigaders, The Guardian, 05/11/2025.
22 Gianni Santamaria, Cesare Dall’Oglio, un cristiano protagonista della Riforma agraria, Avvenire, 09/11/2025.
23 Nadia Urbinati, Difendere l’unità della giustizia per proteggere tutti, Domani, 04/11/2025.
24 Carlo Nordio, Le tante anime della Resistenza francese, a Mont Valerien, Il Foglio, 06/11/2025.
25 Giovanni Bianconi, Il carcere di Moro, l’addio al terrorismo, il volontariato. Le tre vite di Braghetti, il Fatto Quotidiano, 07/11/2025; Angelo Picarello, La morte di Anna Laura Braghetti, carceriera di Moro e assassina di Bachelet, Avvenire, 07/11/2025.
26 Cesare Zapperi, Duce, Marcia su Roma, leggi razziali. Vannacci riscrive il fascismo: è bufera, Corriere della Sera, 10/11/2025.
27 Paolo Franchi, Da Togliatti a Berlinguer (e il compromesso storico). Bettini rilancia Rinascita, Corriere della Sera, 12/11/2025.
28 Chiara Valerio, Addio James Watson, l’uomo che scoprì i segreti del Dna, repubblica.it, 08/11/2025.
29 Ezio Mauro, Il secolo di Bauman profeta laico dell’uomo liquido, repubblica.it, 14/11/2025.
30 Raffaella De Santis, Giorgio Forattini è morto: il vignettista aveva 94 anni, repubblica.it, 04/11/2025; Le vignette più famose di Giorgio Forattini, dall’“ombra di Moro” a Berlinguer, repubblica.it, 04/11/2025; Sara Scarafia, Morte Forattini, da Vauro a Giannelli, il ricordo dei colleghi vignettisti, repubblica.it, 04/11/2025; Sara Scarafia, Morte Forattini, Claudio Martelli: “Craxi? Furioso. Ma ogni tanto sorrideva”, repubblica.it, 05/11/2025; Massimo Giannini, Addio Forattini giullare di carta della Repubblica, repubblica.it, 05/11/2025; Franco Bevilacqua, Così ho visto nascere le vignette di Forattini, repubblica.it, 05/11/2025.
31 Maurizio Crippa, Giorgio Forattini fu commedia dell’arte, l’Italietta politica nel trionfo del suo provincialismo, Il Foglio, 05/11/2025.
32 Federico Gurgone, Luigi Pigorini, l’etnografo che piaceva all’imperialismo, ilmanifesto.it, 06/11/2025.
33 Ascanio Celestini, Cosa direbbe Pasolini? Che ci sono sfruttati e sfruttatori, ilmanifesto.it, 04/11/2025.
34 Massimo Maria Veronese, Cent’anni di figurine Panini, Il Foglio, 08/11/2025.
35 Gianpaolo Romanato, Con Pio XI il Vaticano anticipò la decolonizzazione, Avvenire, 06/11/2025.
36 Manon Pignot, Bambine nel segno della violenza, ilmanifesto.it, 05/11/2025.
37 Andrea Colombo, La traccia di sangue della storia sociale, ilmanifesto.it, 06/11/2025.
38 Alfio Mastropaolo, Mario Tronti, la democrazia incrinata, ilmanifesto.it, 13/11/2025.
39 Roberto Esposito, Vivere la libertà ecco la Storia secondo Croce, repubblica.it, 12/11/2025.
40 Raffaella Ferrari, Tutti i treni dei desideri in mostra la storia delle ferrovie, repubblica.it, 07/11/2025.
41 Claudio Dionesalvi, L’arte ritrovata e i floppy disk, ilmanifesto.it, 16/11/2025.
42 Giacomo Giossi, Tra Kounellis e Warhol, due crisi identitarie occidentali in mostra, Il Foglio, 06/11/2025.
43 Marianna Rizzini, La storia si fa donna, Il Foglio, 08/11/2025.
44 Nadia Khomami, Pioneering writer’s archive to be opened for first time in 136 years, The Guardian, 13/11/2025.
45 Gian Antonio Stella, Gli ultimi prigionieri dei nazisti, Corriere della Sera, 06/11/2025.
46 Vittorio Feltri, Jalta, la “pace sporca” che servirebbe oggi, Il Giornale, 08/11/2025.
47 Gianni Riotta, I nostri nuovi demoni e la rinascita della Nato, repubblica.it, 07/11/2025.
48 Paolo Mieli, Nato, metamorfosi di un’alleanza, Corriere della Sera, 11/11/2025.
49 Paolo Di Paolo, Il mondo nuovo di Gobetti. Essere “politici” non è una posa, Domani, 10/11/2025.
50 Antonio Carioti, L’impolitico ecologista, Corriere della Sera, 11/11/2025.
51 Antonio Carioti, Raccontare l’Italia per capirla, Corriere della Sera, 14/11/2025.
52 Il Foglio, 05/11/2025.
53 Marco Archetti, La letteratura portatile che narrò il ‘900, Il Foglio, 12/11/2025.
54 Vittorio Bongiorno, Storia segreta dei soliti ignoti, Il Foglio, 15/11/2025.
55 Teresa Numerico, La violenza sistemica e quei dati mancanti, ilmanifesto.it, 15/11/2025.
56 Carlo Antonelli, Frammenti di una moltitudine di vite al lavoro, ilmanifesto.it, 13/11/2025.
57 Guido Caldiron, Odio, violenza e strategia della tensione. Indagando il nazismo di provincia, ilmanifesto.it, 13/11/2025.
58 Domenico Ribatti, Battista Grassi, uno scienziato e il Nobel negato, ilmanifesto.it, 07/11/2025.
59 Laura Marzi, Elda. Travolta dalla Storia e dalla sua ingiustizia, ilmanifesto.it, 08/11/2025.
60 Carlo Altini, Cesare Luporini, processi educativi e strutture sociali, ilmanifesto.it, 07/11/2025.
61 Sara Scarafia, Riscoprire l’opera di Carla Lonzi, il vero femminismo per le ragazze, repubblica.it, 07/11/2025.
62 Lara Crinò, Judith Koelemeijer: “Mistica e libera vi racconto la vera Etty Hillesum”, repubblica.it, 13/11/2025.
