Stampa Estera. Libération (FR) e The Guardian (UK)
Le due settimane della rassegna in oggetto sono state particolarmente dense di eventi. Al centro delle cronache sono rimasti il conflitto russo-ucraino e la guerra a Gaza, ma ampio spazio è stato occupato da altre gravi questioni internazionali: la crisi in Venezuela e il ruolo degli Stati Uniti, la feroce repressione delle proteste popolari in Iran, le uccisioni nel corso delle operazioni compiute dall’ICE negli USA, le mire statunitensi sulla Groenlandia e, per quanto riguarda l’Italia, la controversa riforma della giustizia e il nuovo “decreto sicurezza”.
Shoah, Giorno della Memoria e antisemitismo
Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre e l’avvio della guerra a Gaza, nell’opinione pubblica sono emersi dubbi e inquietudini per la violenza esercitata da Israele sulla popolazione civile. L’avvicinarsi del Giorno della Memoria del 27 gennaio ha riaperto interrogativi su come continuare a raccontare la Shoah, tragedia spartiacque per la storia dell’umanità, alla luce delle sofferenze attuali a Gaza. Daniele Susini, su Domani, riflette in particolare su come affrontare questo tema a scuola. Secondo l’autore, evitare l’argomento non è una risposta adeguata, piuttosto occorre ribadire che la memoria della Shoah non deve essere oscurata o ridimensionata dalle azioni del governo israeliano 1. Il rischio sarebbe, come ricorda invece Frédéric Sallée sulla stessa testata, quello di provocare rimozione e oblio, come in parte avviene in Francia, dove una parte della popolazione ammette di non conoscere il termine Shoah 2. In un pezzo scritto per la Repubblica, anche Luigi Manconi difende il senso e le ragioni del Giorno della Memoria, partendo da un ricordo di Furio Colombo (scomparso lo scorso anno) che fu tra coloro che più si batterono per l’istituzione di quella giornata. La condanna delle politiche del governo di Benjamin Netanyahu, secondo Manconi, dovrebbe avvenire senza scivolare nell’idea di una colpa collettiva di Israele o degli ebrei e senza «mettere in ombra l’enormità e l’incomparabilità della Shoah, fino all’insidioso sillogismo: le vittime si sono fatte carnefici» 3.
Sempre sulla Shoah, nelle pagine di Avvenire, in un articolo dedicato ad Auschwitz e Mengele, Raul Gabriel sostiene che la categoria della «banalità del male» creata da Hannah Arendt non sia più sufficiente per spiegare figure come Mengele e, più in generale, la trasformazione di alcuni individui in carnefici. Prendendo spunto da un recente documentario (Mengele), l’autore denuncia l’effetto anestetizzante di molte narrazioni sul nazismo. Cronache gestibili che riducono l’orrore a repertorio di luoghi comuni e a tassonomie morali consolatorie. Gabriel rifiuta sia l’idea di Mengele come «uomo normale che fa cose anormali» sia quella del «predestinato» e insiste invece sull’intreccio tra ordinarietà e potenziale mostruoso. Critica infine la costruzione dell’immagine di Mengele come capro espiatorio, simbolo che oscura il sistema, i complici e il contesto 4.
Per il 27 gennaio, in Israele sono stati organizzati convegni e manifestazioni promossi dal ministro israeliano per la diaspora Amichai Chikli, esponente dell’estrema destra israeliana, a cui hanno preso parte alcuni leader dell’estrema destra europea e brasiliana. Secondo un commento di Roberto della Seta pubblicato su il manifesto, questo tipo di manifestazioni rappresentano un grave oltraggio alla memoria delle vittime della Shoah 5.
Sempre su il manifesto, Amos Goldberg critica con forza la definizione di antisemitismo fornita dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance). A suo avviso, invece di combattere l’antisemitismo, la posizione dell’IHRA limiterebbe le possibilità di dibattito critico nei confronti di Israele e del sionismo. Sempre secondo l’autore, la definizione identifica non l’odio e la violenza nei confronti degli ebrei, bensì nei confronti dello Stato di Israele, separando lo specifico tema dell’antiebraismo da qualunque altro tipo di razzismo nel contesto internazionale. Di conseguenza, criticare le operazioni militari di Israele a Gaza o le azioni contro altri Paesi rischia di essere interpretato sempre più spesso come antisemitismo, con l’effetto di rendere più difficile esprimere dissenso verso l’attuale politica israeliana 6.
Un caso concreto di antisemitismo è raccontato nelle pagine de Il Foglio da Luciano Capone. Durante i grandi incendi in Patagonia avvenuti nelle ultime settimane, sono circolate via social, in ambienti politici e sui media, accuse totalmente false contro turisti israeliani, additati come piromani. L’articolo spiega che queste dicerie si innestano su un vecchio mito antisemita, il “Plan Andinia”, secondo cui esisterebbe un piano sionista per occupare la Patagonia e fondare uno stato ebraico alternativo. Capone ripercorre le origini di questa teoria del complotto creata dalla propaganda neonazista nell’Argentina del dopoguerra e poi riadattata negli anni fino al presente 7.
Storia italiana
A più di cinquant’anni dalla strage di Piazza della Loggia, Gianni Barbacetto, su il Fatto Quotidiano, rilegge le ultime dichiarazioni di Gianpaolo Stimamiglio, che chiamerebbero in causa Paolo Marchetti, all’epoca già noto alle forze dell’ordine per presunti legami con ambienti eversivi dell’area lombardo-veneta 8.
Su il manifesto un articolo di Eugenio Ghinoni ricostruisce l’uccisione di Roberto Franceschi a 53 anni dalla morte. Il 23 gennaio del 1973, nel corso di un’assemblea del Movimento Studentesco all’Università Bocconi, regolarmente autorizzata, l’Ateneo venne circondato da uno schieramento di cento uomini del III Reparto celere di Milano. Negli scontri, lo studente fu colpito alle spalle dai colpi sparati dalla polizia e morì dopo un breve coma il 30 gennaio 1973. Ai funerali parteciparono circa centomila persone e la famiglia intraprese una lunga battaglia giudiziaria, durata oltre ventisei anni, che non portò all’individuazione di alcun responsabile. Le indagini sulla morte di Franceschi conobbero depistaggi, manomissioni e falsificazioni dei verbali. La battaglia della famiglia proseguì in sede civile e portò a un risarcimento, che fu destinato a una fondazione 9.
Partendo da un fatto di cronaca recente, su Il Foglio, nell’inserto Terrazzo, Michele Masneri ripercorre la storia e le vicende della stazione sciistica del Sestriere, dando spazio anche agli architetti protagonisti della progettazione della costruzione di quello che viene definito «l’avamposto sciistico agnelliano» 10.
Su la Repubblica in queste settimane molto spazio è dedicato ai cinquant’anni del giornale, con ricordi e approfondimenti 11. In un lungo articolo, Simonetta Fiori ricostruisce le fasi più significative della storia e del lavoro del giornale 12. Sempre sui cinquant’anni del giornale si segnala l’intervista di Arianna Finos a Marco Bellocchio, lettore de la Repubblica sin dagli anni Settanta. Bellocchio nell’intervista attribuisce al quotidiano romano il merito di aver raccontato con estrema lucidità alcune delle stagioni più complesse della storia recente del Paese 13. Sempre a proposito del cinquantenario de la Repubblica, Giuliano Ferrara ripercorre su Il Foglio la storia del quotidiano, definendolo un giornale «di regime», capace però di grande qualità professionale e di successo editoriale. Secondo Ferrara, nell’Italia dei partiti, Repubblica fu un «superpartito» con ambizioni di guida politica, ma a suo avviso degenerò quando il progetto venne assorbito dalla stagione giustizialista («Repubblica delle Procure»), trasformando il giornale in un «archivio giudiziario della questione morale». Pur salvando firme e stagioni alte, l’autore critica l’effetto culturale di un monopolio della buona coscienza e di confini del dicibile che, a suo avviso, hanno prodotto conformismo 14. Sempre su questo tema, su il Fatto Quotidiano, Ettore Boffano analizza le complesse trattative per la vendita del gruppo de la Repubblica. I ripetuti passaggi di proprietà, le vicende giudiziarie che coinvolgono la famiglia Elkann e la transizione digitale della testata hanno alimentato tensioni in redazione, accentuando la distanza tra lavoratori e proprietà e riducendo la partecipazione del personale alle iniziative celebrative 15.
Facendo un salto indietro nei secoli, Andrea di Robilant su Il Foglio propone la ricostruzione di due tentativi (1522 e 1551-1553) di coinvolgere la Serenissima in una rotta artica verso la Cina, proposti da Sebastiano Caboto tramite emissari e contatti segreti col Consiglio dei Dieci. Nel 1522 l’offerta di aprire un passaggio via Groenlandia seduce una Venezia in declino dopo le scoperte atlantiche, ma l’ambasciatore Girolamo Contarini giudica il progetto vago e logisticamente impraticabile. Dopo il 1550 Caboto ripropone una via a nord-est mentre guida in Inghilterra la Merchant Adventurers’ Company; l’ambasciatore inglese Peter Vannes intercetta e sabota i contatti con Venezia, evitando il coinvolgimento della Serenissima. La successiva spedizione inglese (1553) finisce in tragedia presso la penisola di Kola (navi intrappolate dai ghiacci, equipaggi morti). L’articolo si chiude con un parallelo fra l’ossessione veneziana per l’Artico e l’odierna proiezione europea verso le nuove rotte polari 16.
Iran, tra passato e presente
Mohammad Tolouei, sul Corriere della Sera, analizza le tensioni che nelle ultime settimane attraversano l’Iran, ricordando un dato di partenza: durante gli attacchi israeliani si è registrata una temporanea coesione tra governo e popolazione. Oggi, però, soprattutto le difficoltà economiche, in particolare un’inflazione attestata intorno al 40%, hanno alimentato nuove proteste contro le autorità. È rilevante il profilo anagrafico dei manifestanti, in larga parte appartenenti alla generazione Z, che rivendicano la distanza dalla generazione dei padri, anch’essa oppositrice del regime, ma poi spesso costretta all’esilio, alla detenzione o, nei casi più estremi, alla condanna a morte 17. Come racconta Greta Privitera sul Corriere della Sera, tra i manifestanti iraniani, soprattutto nelle piazze europee, sono presenti anche sostenitori di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo monarca iraniano. In un’intervista, Pahlavi dichiara di non sostenere né il ripristino della monarchia né una specifica forma repubblicana, ma di voler fungere da garante di una transizione democratica in Iran, alla quale auspica contribuiscano anche i soggetti internazionali 18. Suscita tuttavia perplessità la sua esibita vicinanza alla politica trumpiana, tanto da aver creato un motto per l’Iran, “Make Iran Great Again” 19.
Con un intervento su il Fatto Quotidiano, partendo dai crimini commessi dal regime iraniano, Lorenzo Kamel osserva che l’attivismo statunitense non implica un reale interesse, da parte di Trump, Netanyahu e di altri alleati, a favore della nascita di un Iran libero, democratico e privo di sanzioni. A sostegno della sua tesi richiama la centralità strategica del Paese: riserve energetiche di primo piano (gas e petrolio) e un vasto mercato interno. Su queste basi, Kamel mette in discussione la retorica del rovesciamento degli autocrati, sostenendo che, quando si intreccia con interessi geopolitici ed energetici, rischia di ridursi a una strumentalizzazione 20.
Varie
L’oscuramento del video di Alessandro Barbero da parte della piattaforma Meta, in cui lo storico dichiarava pubblicamente il suo futuro voto al referendum sulla giustizia, ha riportato al centro della discussione sulla stampa il tema degli usi e abusi del fact checking. Marco Franchi su il Fatto Quotidiano ha ricordato lo scandalo Cambridge Analytica relativamente alle interferenze con il voto nelle elezioni statunitensi che videro vincitore Donald Trump al primo mandato, e al referendum sulla Brexit 21.
Elisabeth Franck-Dumas, su Libération, ricostruisce la catena di provvedimenti di definanziamento che, già dal primo mandato di Trump, hanno colpito strutture, enti e centri culturali negli Stati Uniti. In questo quadro rientra anche il caso della Smithsonian Institution, una rete di musei e istituti di ricerca dipendenti dai fondi federali. Indicato dal presidente come epicentro della cultura “woke”, dal marzo 2025 l’istituzione è divenuta bersaglio di una campagna che, pur a fronte del rifinanziamento del Congresso, ne ha determinato una forte penalizzazione da parte della presidenza Trump 22.
In occasione dei 25 anni dalla fondazione, Edoardo Castagna ripercorre su Avvenire la storia di Wikipedia, del suo modello di sapere condiviso e di volontariato culturale. L’articolo ricostruisce l’architettura della governance della piattaforma (pagine modificabili da chiunque, pubblicazione immediata e controllo a posteriori della comunità), le regole-cardine (pilastri) su neutralità e affidabilità e la gestione infrastrutturale affidata a Wikimedia (fondazione privata non profit con sede negli USA) 23.
Sport e storia
A ridosso del sesto anniversario della sua morte (26 gennaio 2020), Fabio Tavelli sul Foglio ripercorre l’infanzia italiana di Kobe Bryant. Il pezzo parte dalla storia del padre, Joe “Jellybean” Bryant, ex NBA che a fine carriera viene ingaggiato in Italia (dalla Sebastiani Rieti) e porta con sé la famiglia, inserendo Kobe nella scuola e nel contesto locale. A Rieti il bambino impara rapidamente l’italiano, mostra già un agonismo radicale (palleggi ossessivi, poca propensione al passaggio) e sceglie il basket per puntare all’eccellenza, abbandonando il calcio. Tavelli rilegge in quegli anni italiani la base del metodo e della mentalità che costruiranno il mito di Bryant 24.
Sean Ingle su The Guardian sostiene che il luogo comune che afferma «si vedeva più sport e meglio» negli anni Ottanta è fuorviante e non veritiero. Rivedendo la settimana 18-24 gennaio del 1986 trova poche ore totali di sport e quasi nulla in diretta, senza calcio in diretta (solo highlights) e stadi spesso vuoti con presenze ai minimi storici. Trova però che il palinsesto fosse allora più eccentrico, con molti sport minori in TV. Nonostante l’aumento dei costi e il dominio del calcio, conclude Ingle, nel 2026 l’offerta è più ampia e accessibile che mai, quindi il tempo d’oro della visione sportiva è l’oggi 25.
Scomparse e ricordi
Su Libération compare un omaggio a Claudette Colvin venuta a mancare all’età di 86 anni. Pioniera dei diritti per gli afroamericani, a 15 anni, 9 mesi prima di Rosa Parks, rifiutò di cedere il suo posto in autobus a un bianco e venne arrestata. Fu tra le querelanti che parteciparono al processo noto come “Browder contro Gayle”, che portò alla fine della segregazione razziale 26.
Su The Observer, Patrick Kidd ricorda Gladys West (morta il 17 gennaio 2026 all’età di 95 anni), matematica afroamericana cresciuta in povertà in Virginia, che grazie agli studi avviò una lunga carriera nella ricerca della US Navy a Dahlgren. Qui contribuì allo sviluppo di modelli matematici della forma della Terra (geoide) basati su dati satellitari e calcolo informatico, un lavoro tecnico decisivo per la successiva tecnologia del GPS. L’articolo ricorda la dimensione sociale del suo lavoro; West operò come pioniera in un settore dominato da uomini bianchi e il suo lavoro fu riconosciuto pubblicamente solo molto tardi, con onorificenze e premi arrivati dopo il pensionamento 27.
La Repubblica ricorda la figura dell’ex ministra Valeria Fedeli, recentemente scomparsa, ripercorrendone il percorso sindacale e politico 28.
Su il Fatto Quotidiano, Franco Cardini ricorda il suo maestro, Giorgio Spini. Figura libera e autorevole, dai molteplici interessi, Spini non ridusse mai la propria identità al solo ruolo universitario. Al contrario, valorizzò la funzione civile della storiografia e attribuì particolare importanza anche alla manualistica scolastica 29.
Segnalazioni editoriali
A ridosso del Giorno della Memoria, sono molte le segnalazioni editoriali apparse sul tema della Shoah.
Enrico Paventi presenta su Il Foglio il volume di Enrica Asquer (Caso per caso. Una storia sociale delle discriminazioni razziali (1938-1943), Viella, 2025), che indaga le discriminazioni previste dalle leggi razziali del 1938: deroghe concesse a ebrei meritevoli, per guerra o militanza fascista, e fondate sull’idea che la cittadinanza sia un premio, non un diritto. Il volume ricostruisce con rigore il funzionamento amministrativo della deroga, gestita dal ministero dell’Interno tramite prefetti e Demorazza, con decisioni caso per caso di accoglimento o rigetto. Asquer offre un affresco di storia sociale della cittadinanza e del razzismo burocratico, mostrando come gli individui colpiti tentassero di rivendicare uno status pleno iure. Il quadro si chiude nel 1943, con l’ordine di polizia n. 5 della RSI, che dispone internamento e sequestro dei beni anche per i discriminati, segnando la fine delle eccezioni e l’universalizzazione della persecuzione 30.
Nel corso di alcune ricerche inerenti la sua parentela con lo scultore Adolf Wildt, Lucetta Scaraffia è venuta a conoscenza delle sue radici ebraiche. Il suo libro Ebrei senza saperlo. Memorie nascoste (Raffaello Cortina, 2026) mette nero su bianco questa scoperta personale, che pone l’autrice di fronte a questioni morali ben più ampie della sola sua identità 31.
Il Corriere della Sera segnala la pubblicazione del volume La nostra memoria. I discorsi per non dimenticare la Shoah (Interlinea, 2025), una raccolta di tutti i discorsi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella pronunciati in occasione del Giorno della Memoria. Il volume contiene anche un testo di Liliana Segre e di Giovanni Grasso 32.
Sempre sul tema dell’Olocausto, Simone Innocenti sul Corriere della Sera presenta il volume di Vera Poggi e Lorenza Pleuteri, E poi torno anch’io. La storia di cinque operai deportati a Mauthausen (Mimesis, 2026), che ricostruisce la deportazione di cinque operai protagonisti di uno dei maggiori scioperi della Seconda guerra mondiale all’interno della Sitca (Stabilimento industriale toscano-Cartiera Cini). Arrestati e inviati a Mauthausen insieme a circa sessanta donne, che rientrarono solo con la liberazione del campo, questi lavoratori vengono raccontati attraverso un solido impianto documentario: carte d’archivio, atti istruttori e testimonianze dei familiari. Ne emerge una microstoria corale in cui le traiettorie di uomini e donne si intrecciano con quella di un commissario di pubblica sicurezza, figura chiave dell’apparato repressivo, che eseguì gli ordini del regime 33.
Il manifesto segnala altri due libri dedicati alla memoria della Shoah. Il libro di Emilio Jona, Quattro donne (Neri Pozza, 2026) e Il pane e il cucchiaio. La storia detta due volte di Giuseppe Di Porto, di Alessandro Portelli e Micaela Procaccia (Donzelli, 2025). Il primo testo è un racconto autobiografico che ricostruisce la salvezza offerta da quattro donne ad alcuni dei familiari dell’autore nelle campagne del Biellese; il secondo si concentra invece sulla distruzione dell’essere umano, fisica e psicologica, inflitta ai deportati 34. Il volume di Emilio Jona è presentato anche da Annalena Benini su Il Foglio 35.
Massimiliano Castellani su Avvenire presenta Il mediano di Mauthausen di Francesco Veltri, edito da Diarkos. Il volume ricostruisce la vicenda del calciatore Vittorio Staccione (1904-1945), antifascista e «sommerso del calcio». Dopo gli esordi nel Torino e il passaggio alla Fiorentina, Staccione viene via via emarginato e posto sotto controllo dal regime, fino alla deportazione a Mauthausen nel marzo 1944 come prigioniero politico (triangolo rosso). Nel sistema concentrazionario è costretto a giocare anche a Gusen; qui un infortunio, mai adeguatamente curato durante la detenzione, degenererà fino a provocarne la morte il 16 marzo 1945, a 41 anni 36.
Passando ad altri argomenti, Chris Osuh sul Guardian presenta The Crown’s Silence. The Hidden History of Slavery and the British Monarchy, lavoro della storica Brooke Newman (pubblicato da HarperCollins, in uscita il 29 gennaio 2026). Sulla base di archivi e documenti relativi anche alla Royal Navy e a compagnie come la Royal African Company e la South Sea Company, Newman ricostruisce il ruolo della Corona nel sostenere e proteggere per secoli la tratta atlantica degli schiavi. Secondo Newman, al 1807, anno dell’abolizione britannica della tratta di schiavi nell’Impero, la Corona sarebbe stata «il più grande acquirente» mondiale di persone ridotte in schiavitù. Il libro mostra inoltre come la monarchia abbia continuato a beneficiare di lavoro schiavizzato nelle colonie caraibiche e come, anche dopo il 1807, parte degli schiavi liberati dalle navi negriere fosse indirizzata a forme di lavoro coercitive 37.
Nelle pagine de Il Giornale Gian Paolo Serino presenta il libro Black Moses. A Saga of Ambition and the Fight for a Black State di Caleb Gayle (Penguin, 2025), saggio che ricostruisce la figura di Edward McCabe (1850-1920). Nell’Ovest degli Stati Uniti post-Guerra civile, McCabe fu promotore di un progetto per uno Stato dell’Unione governato e abitato da afroamericani. Il luogo era l’Oklahoma, territorio sottratto ai nativi dopo l’Indian Removal Act; McCabe vi incentivò una migrazione nera di massa e fece lobbying a Washington, guadagnandosi il soprannome di “Mosè nero”. Tuttavia, l’aspirazione all’autodeterminazione nera si innestava su una struttura coloniale e generò tensioni con i nativi, mentre il progetto fallì per interessi economici, manovre politiche e afflusso di coloni bianchi. Il volume, elogiato per equilibrio narrativo e resa corale, interpreta il fallimento dell’impresa come effetto di un razzismo strutturale capace di adattarsi e neutralizzare le riforme 38.
Proprio nei giorni delle rivolte in Iran, su il Fatto Quotidiano viene pubblicata la recensione al volume di Paola Rivetti, Storia dell’Iran. Rivoluzione, guerra e resistenza 1979-2025 (Laterza, 2025), dedicato alla storia dei movimenti sociali iraniani. Il volume analizza quei movimenti nati in seguito al 1979, passando per il “Movimento verde” del 2009 contro l’elezione-truffa di Ahmadinejad, fino al più recente “Donna, vita e libertà” del 2022 39.
Una pubblicazione d’oltralpe curata da Guillaume Pinson ci porta invece nel mondo dell’editoria, L’adieu au journal – Essai d’histoire médiatique (CNRS Éditions, 2026). Il volume esprime preoccupazione per lo stato attuale di giornali e riviste, ormai quasi tutti orientati verso il digitale. Secondo lo studioso, questa transizione potrebbe allontanare le giovani generazioni dalla familiarità con la carta stampata 40.
Simonetta Fiori nelle pagine di Repubblica presenta il volume di Bruno Manfellotto (Voglio uccidere Mussolini, Laterza, 2025) che racconta gli attentati e i complotti falliti contro il duce e i loro protagonisti. Il libro restituisce motivazioni e contesti a questi cospiratori, superando le etichette di folli o eccentrici che il fascismo aveva attribuito loro rimuovendoli dalla memoria 41.
Michele Magno nelle pagine de Il Foglio recensisce il volume Proibito! La censura cinematografica in Italia, di Roberto Curti, edito dalla Cineteca di Bologna nel 2025. Il volume segue le vicende storiche della censura in Italia come ombra ultracentenaria sulla settima arte. Curti ha realizzato una sorta di genealogia del controllo cinematografico: partendo dalle circolari Giolitti-Facta (1913) e dall’ansia morale per le sale buie, passando per il fascismo (divieto ai minori di 16 anni, 1925; sovvenzioni e controllo sotto Ciano) fino al dopoguerra e agli interventi preventivi in nome del buon costume. Negli anni Sessanta la riforma del 1962 abbandona criteri d’ordine pubblico, ma persiste lo zelo su nudo, lessico, violenza e sulla tutela privilegiata della religione 42.
Igino Domanin su Il Giornale presenta Paparazzi (Einaudi, 2025), un volume fotografico curato da Francesco Piccolo che, partendo dalla Roma della Dolce vita e dal nome coniato da Flaiano per quei fotografi, usa immagini “rubate” per attraversare il secondo Novecento italiano. L’articolo sostiene che queste immagini non rappresentano soltanto cronaca mondana, ma funzionano come una contro-storia che, nel corto circuito tra pubblico e privato, fa affiorare tensioni sociali e lati oscuri del potere 43.
Sul Corriere della Sera, Paolo Valentino segnala il volume di Massimo Riva, L’Europa che non c’è (Pisa University Press, 2025). Il volume ricostruisce le motivazioni che portarono alla nascita delle istituzioni europee, concepite anzitutto come progetto di pace. Al tempo stesso, mette in luce come alcune scelte istituzionali e amministrative, in particolare la paralisi decisionale generata dal ricorso al diritto di veto, abbiano progressivamente indebolito il processo d’integrazione, contribuendo alle criticità attuali. In questo quadro geopolitico, l’Europa si trova stretta tra una Russia guidata da Putin, che la interpreta come spazio subordinato o come ostacolo da ridimensionare, e l’imprevedibilità della leadership di Trump sul versante transatlantico 44.
Su il manifesto Maria Grazia Meriggi segnala un volume di Giovanni Scirocco, «Un possibile strumento di libertà umana». Norberto Bobbio e il socialismo (Biblion, 2025), che riporta alla luce la corrispondenza tra Norberto Bobbio e Leo Valiani. Il volume, introdotto da Mario Ricciardi, segue l’intreccio biografico e intellettuale tra Valiani e Bobbio. Nell’analisi di Scirocco assumono rilievo particolare il tema del dialogo con i comunisti, la crisi del 1956 e le mobilitazioni giovanili del 1968-69 45.
Sulle pagine de il manifesto, Luciana Castellina presenta e discute alcuni volumi dedicati a Enrico Berlinguer, privilegiando quelli che indagano le ricadute politiche della sua leadership e, in particolare, il rapporto con l’ultima generazione della FGCI negli anni Ottanta, nonché quello più problematico con la componente destra del PCI, la progressiva presa di distanza dalla Dc e la stagione del compromesso storico. Tra i titoli segnalati figura Gianfranco Nappi, Dedicato a Berlinguer (Edizioni Infiniti Mondi, 2022), che interpreta il “berlinguerismo” degli anni Ottanta come una critica radicale alla svolta socialdemocratica del PCI. Viene poi ricordato il volume collettivo Per uno sguardo nuovamente critico. L’ultima generazione di Enrico Berlinguer. Testimoni di quella stagione. Per la sinistra necessaria, di Gloria Buffo, Pietro Folena, Franco Giordano, Gianfranco Nappi e Marco Fumagalli (Edizioni Infiniti Mondi, 2025), incentrato sul pacifismo e, soprattutto, sul limite politico di quella generazione nel non riuscire a impedire lo scioglimento del PCI. Infine, Pierpaolo Farina, Enrico per esempio. L’eredità politica di Berlinguer (Youcanprint, 2024), attraverso interviste e saggi, propone una rilettura orientata a valorizzare l’idea berlingueriana di confronto e dialogo più che l’appartenenza partitica o identitaria 46.
Partendo dalla lettura di un volume curato da Stefano Rizzo (Un rivoluzionario nel Palazzo. Scritti storico-politici (1963-2015), Donzelli, 2025), Filippo Ceccarelli su la Repubblica ricorda la figura e il lavoro di Umberto Coldagelli, funzionario parlamentare, vicesegretario generale della Camera dei deputati, politologo e studioso del pensiero liberale francese dell’Ottocento 47.
Nelle pagine di Avvenire Antonio Musarra presenta il volume Pensare Francesco. Storia, memoria e uso politico, curato da Valerio De Cesaris, Daniele Menozzi, Andrea Possieri e Adriano Roccucci (il Mulino, 2025). Sulla scorta del volume, l’articolo mette in discussione l’immagine consensuale del santo (pacifista, ecologista, tollerante), in quanto costruzione postuma. Il volume stesso distingue tre piani diversi, ma intrecciati, di rielaborazione della figura di Francesco: storiografia, memoria pubblica e uso politico. E mostra come, tra Otto e Novecento, Francesco sia diventato un riferimento globale adattabile e disponibile a «usi molteplici» 48.
Segnaliamo infine alcune notizie d’interesse. Sul sito del Sistema informativo Archivi Emilia-Romagna, da quest’anno, è possibile visualizzare il carteggio Turati-Kuliscioff. La documentazione relativa al periodo 1896-1925, raccolta da Alessandro Schiavi, arrivò a Forlì dopo la morte dello stesso. La raccolta, che comprende 3.165 documenti, include anche la corrispondenza tra Andreina Costa e sua madre 49.
È stato presentato alla Camera dei deputati il progetto Storie di periferia. Riportare le periferie al centro della storia. Il progetto, al suo secondo anno, è sostenuto dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e mira a creare laboratori di scrittura rivolti a studenti delle scuole primarie e secondarie di I grado 50.
Mostre
Il manifesto segnala che fino al 15 febbraio, al Museo della Pace e all’Euskal Herria Museoa di Guernica, sarà visitabile la mostra sul bombardamento del 26 aprile 1937. La mostra raccoglie racconti, fotografie e documenti condivisi da quelli che all’epoca dei fatti erano bambini. Il progetto è curato da Monica Jato e dall’associazione Intxorta 1937 Kultur Elkartea, impegnata nella memoria storica. L’articolo ricorda anche il coinvolgimento dell’aviazione italiana, auspicando un riconoscimento e delle scuse da parte dello Stato italiano 51.
Amelia Hill sul Guardian racconta la mostra Love Letters realizzata presso i National Archives di Kew. La mostra raccoglie corrispondenze di cinque secoli per mostrare come i sentimenti privati possano intrecciarsi con la storia pubblica. Tra le altre cose, sono esposte le lettere d’amore inedite scritte nel 1944 da John Cairncross (funzionario dei servizi britannici e spia per l’URSS) a Gloria Barraclough, una donna con cui ebbe una relazione 52.
Enrico Cicchetti su Il Foglio racconta il caso dello “Zanardi equestre”, dipinto su pannelli da Andrea Pazienza a Cesena nel 1984, che dopo lo smantellamento della struttura che lo ospitava rischiò la discarica. Oggi è in mostra al MAXXI L’Aquila in occasione di una mostra allestita per i settant’anni dalla nascita del fumettista 53.
Mimmo Di Marzio su Il Giornale presenta la mostra intitolata Urrà la neve! Armando Testa e lo sport al Museo del Novecento di Milano, curata da Gemma De Angelis Testa e Gianfranco Maraniello, nel palinsesto per le Olimpiadi/Paralimpiadi invernali. In sette manifesti e un video (il Treno per Saiwa di Carosello, 1966-1969), l’esposizione ripercorre oltre trent’anni di grafica sportiva54.
Note
1 Daniele Susini, Tra politicizzazione e banalizzazione. Recuperare la profondità della Shoah, Domani, 17/01/2026.
2 Frédéric Sallée, Capire cos’è davvero un genocidio. Perché dobbiamo insegnare la Shoah, Domani, 17/01/2026.
3 Luigi Manconi, Le nuove ragioni della memoria, la Repubblica, 23/01/2026.
4 Raul Gabriel, Auschwitz e l’umanità negata di Josef Mengele, Avvenire.it, 16/01/2026.
5 Roberto Della Seta, Il governo israeliano affida la memoria ai peggiori razzisti, il manifesto, 21/01/2026.
6 Amos Goldberg, La logica distorta di Israele, il manifesto, 15/01/2026; Andrea Carugati, Antisemitismo, la destra accelera: oggi il Senato vota sul ddl della Lega, il manifesto, 21/01/2026.
7 Luciano Capone, Plan Andinia, complotto ebraico, Il Foglio, 17/01/2026.
8 Gianni Barbacetto, Il teste Stimamiglio: “A mettere la bomba in piazza della Loggia fu Paolo Marchetti”, il Fatto Quotidiano, 13/01/2026.
9 Eugenio Ghinoni, L’ultima assemblea, il manifesto, 23/01/2026.
10 Michele Masneri, Sciavamo alla marinara, Il Foglio, 13/01/2026.
11 Simona Bolognesi, Francesco Fasiolo, Repubblica 50 il nostro docufilm da domani online, la Repubblica, 13/01/2026; Mario Orfeo, Una storia di futuro, la Repubblica, 14/01/2026; Maria Novella De Luca, ll racconto. In viaggio tra le pagine che hanno scritto una certa idea dell’Italia, la Repubblica, 15/01/2026.
12 Simonetta Fiori, La rivoluzione di Repubblica, la Repubblica, 14/01/2026.
13 Arianna Finos, “Grazie a Repubblica ho messo a fuoco la tragedia di Moro”, la Repubblica, 15/01/2026.
14 Giuliano Ferrara, Auguri alla Rep. di regime e a ciò che poteva essere e non è mai stata, Il Foglio, 19/01/2026.
15 Ettore Boffano, Elkann tra fischi e diserzioni. I 50 anni tristi di Repubblica, il Fatto Quotidiano, 14/01/2026.
16 Andrea di Robilant, Artico veneziano, Il Foglio, 24/01/2026.
17 Mohammead Tolouei, Gli oligarchi di Teheran, Corriere della Sera, 13/01/2026.
18 Greta Privitera, Pahlavi: «Iran libero, abbiamo un piano. No al ritorno forzato alla monarchia», Corriere della Sera, 13/01/2026.
19 Romual Sciora, Reza Pahlavi, l’imposteur providentiel, Libération, 16/01/2026.
20 Lorenzo Kamel, Iran libero: Usa & C. non lo vogliono, il Fatto Quotidiano, 23/01/2026.
21 Marco Franchi, Bufala “fact checking”: i controllori finanziati da Stati e piattaforme, il Fatto Quotidiano, 25/01/2026.
22 Elisabeth Franck-Dumas, Dans les musées du Smithsonian, le Président sulfate la galerie, Libération, 23/01/2026.
23 Edoardo Castagna, 25 anni di Wikipedia: come funziona (per ora) il sapere condiviso, Avvenire.it, 17/01/2026.
24 Fabio Tavelli, Alle origini del mito di Kobe Bryant, Il Foglio, 17/01/2026.
25 Sean Ingle, The good old days. Go back 40 years and you’ll realize the best time to watch sport is now, The Guardian, 20/01/2026.
26 Tania De Montaigne, Merci, Miss Colvin, Libération, 15/01/2026.
27 Patrick Kidd, Gladys West, The Observer, 25/01/2026.
28 Francesco Bei, Addio all’ex ministra Fedeli, dal sindacato al governo: “Una rivoluzionaria riformista”, la Repubblica, 15/01/2026.
29 Franco Cardini, Così libero e autentico maestro, il Fatto Quotidiano, 14/01/2026.
30 Il Foglio, 21/01/2026.
31 Paolo Conti, La scoperta delle radici ebraiche: una memoria familiare e di tutti, Corriere della Sera, 25/01/2026; Giovanni Maria Vian, Scoprire di essere ebrei senza saperlo. Un’identità capace di sopravvivere, Domani, 25/01/2026.
32 Liliana Segre, Una lezione per la libertà e la pace, Corriere della Sera, 21/01/2026.
33 Simone Innocenti, I cinque operai finiti nel lager per lo sciopero, Corriere della Sera, 25/01/2026.
34 Guida Caldiron, La memoria libera dall’oblio, il manifesto, 25/01/2026.
35 Il Foglio, 17/01/2026
36 Massimiliano Castellani, La storia di Vittorio Staccione: il mediano che morì a Mauthausen, Avvenire.it, 24/01/2026.
37 Chris Osuh, British crown revealed as largest buyer of enslaved people at time of abolition, The Guardian, 24/01/2026.
38 Gian Paolo Serino, Il “Mosè nero” che sognava la terra promessa per gli afroamericani, Il Giornale, 23/01/2026.
39 Stefano Cannavò, Iran, l’incessante lotta dei movimenti sfida la “geopolitica della morte”, il Fatto Quotidiano, 17/01/2026.
40 Sylvain Venayre, Hommage aux feuilles mortes, Libération, 22/01/2026.
41 Simonetta Fiori, Complotto contro il duce: il racconto dei cospiratori che fallirono l’attentato, la Repubblica, 15/01/2026.
42 Michele Magno, Film al rogo. Storia tormenti e capricci della censura, Il Foglio, 24/01/2026.
43 Igino Domanin, Quel fotoreporter felliniano diventato il testimone globale di una storia in chiaroscuro, Il Giornale, 15/01/2026.
44 Paolo Valentino, Vecchia Europa sotto assedio piangi te stessa e le tue colpe, Corriere della Sera, 14/01/2026.
45 Maria Grazia Meriggi, Noberto Bobbio, sfida socialista e democrazia, il manifesto, 14/01/2026.
46 Luciana Castellina, L’ultima generazione berlingueriana, il manifesto, 16/01/2026.
47 Filippo Ceccarelli, Il gentleman del Palazzo che sussurrava al Pci, la Repubblica, 18/01/2026.
48 Antonio Musarra, I mille volti di san Francesco, Avvenire.it, 20/01/2026.
49 Online le carte Turati-Kuliscioff, Corriere della Sera, 19/01/2026.
50 Maria Egizia Fiaschetti, Scrivere per crescere. Le «Storie di periferia» fanno scuola, Corriere della Sera, 20/01/2026.
51 Carlo Ridolfi, Guernika, testimonianze e fotografie dall’abisso, il manifesto, 22/01/2026.
52 Amelia Hill, Exhibition of letters reveals stories of love, loyalty and devotion, The Guardian, 22/01/2026.
53 Enrico Cicchetti, Salvate il soldato Paz, Il Foglio, 17/01/2026.
54 Mimmo Di Marzio, Dal “Carosello” ai manifesti lo sport di Armando Testa, Il Giornale, 23/01/2026.
