Violenza politica, forme di associazionismo armato, partecipazione politica e democratizzazione in Irlanda, 1900 1945
Seminario di Eugenio Biagini (Cambridge University)
Seminario di Eugenio Biagini (Cambridge University)
Lunedì 16 dicembre p.v. alle 17.00, sarà presentato a Roma, presso la Casa delle memoria e della storia (Via S. Francesco di Sales, 5), il Calendario civile 2020.
Il Calendario civile, che nasce da un progetto dell'editore Donzelli e del Circolo Gianni Bosio, è stato realizzato con la collaborazione e la cura della SIS ed è dedicato alla storia delle donne e alla storia di genere.
Insieme con il Calendario viene presentato il Doppio CD pubblicato da Nota, cui hanno contribuito le voci più significative della canzone italiana e della musica popolare, con brani legati alla scansione delle date.
Intervengono: Alessandro Portelli (CGB), Rosanna De Longis (SIS), Costanza Calabretta (coordinatrice del Calendario).
Saranno presenti: Stefano Donegà (grafico), Marco Petrella (illustratore), Sara Modigliani, Susanna Buffa e Laura Zanacchi (curatrici dei CD Calendario Civile).
Interventi musicali: Albero della Libertà, BosioTeatroMusica, Vanessa Cremaschi, Isabella Mangani, Susanna Buffa, Stefano Donegà, il Coro Se... sta voce e altri.
La Camera del Lavoro di Firenze e l'IRES Toscana organizzano a cinquant'anni dall'Autunno Caldo questo convegno, insieme a AISO, FDV, FVL, Proteo e SISLav. L’iniziativa, essendo organizzata con soggetto qualificato per l’aggiornamento (DM 08.06.2005), l'agenzia formativa Proteo Fare Sapere, è automaticamente autorizzata ai sensi degli artt. 64 e 67 CCNL 2006/2009 del Comparto Scuola, con esonero dal servizio e con sostituzione ai sensi della normativa sulle supplenze brevi e come formazione e aggiornamento dei Dirigenti Scolastici ai sensi dell’art. 21 CCNL 11/4/2006 area V e dispone dell’autorizzazione alla partecipazione in orario di servizio.
Un altro sguardo sul 1969: i territori sociali del conflitto in Italia.
Oltre le letture convenzionali
Il ciclo di lotte del cosiddetto Autunno Caldo viene comunemente conosciuto come «il ’69 operaio», per distinguerlo dal «’68 degli studenti» con cui intrattenne rapporti talmente stretti da poter parlare di un unico «biennio rosso». Furono anni di fortissima conflittualità sociale che videro come epicentri simbolici prima le università e le scuole superiori, quindi le grandi fabbriche, in un movimento complessivo di contestazione del potere gerarchico e autoritario che vigeva in queste grandi «istituzioni totali»: alla protesta si unì da subito la costruzione di organi assembleari alternativi, espressione di un contropotere dal basso che fosse veicolo della voce di studenti e operai. Secondo una narrazione convenzionale, le istanze dei lavoratori dei grandi stabilimenti si estesero dai consigli di fabbrica al resto della società, erompendo dai cancelli dei complessi industriali e travolgendo il territorio circostante. I sindacati, per quanto all’inizio colti di sorpresa, si fecero latori e promotori di questa ondata innovatrice e misero imprese, enti pubblici e partiti politici di fronte alla necessità di dare risposte nuove ai bisogni sociali di base: la casa, la sanità, l’istruzione, i trasporti, le mense, i servizi per l’infanzia, il tempo libero.
Questa versione molto diffusa delle dinamiche del ’69 operaio si basa su un modello schematico estremamente semplice e monodirezionale: partendo dalla scuola e dall’università il movimento innovatore sarebbe passato alla grande fabbrica, dove divenne richiesta di riforma sociale complessiva investendo quindi l’intero territorio. Tutta la società che non si identificava direttamente con le istituzioni educative e con il mondo industriale più rappresentativo avrebbe giocato in questa visione una funzione prevalentemente passiva, di adeguamento alle rivendicazioni elaborate e portate avanti altrove, più che mobilitarsi quindi sarebbe stata mobilitata.
L’articolazione territoriale del conflitto in Toscana e nella Terza Italia
Eppure, la conoscenza diretta dell’esperienza toscana – così come le acquisizioni emerse dalla ricerca storica su diversi contesti a livello nazionale – spingono a ritenere che anche altri elementi ebbero un ruolo decisivo nello stesso svilupparsi della conflittualità, dentro e fuori la fabbrica: il mondo contadino e gli ambienti rurali della campagna urbanizzata, l’associazionismo cattolico di
base, le reti sociali di quartiere, le tradizioni familiari, i luoghi di sociabilità popolare, non solo nella grande fabbrica ma anche a scala territoriale e nelle aziende piccole e medie, in cui svolgeva un ruolo di primo piano un’imprenditorialità di estrazione operaia, la diffusione della scolarizzazione e dei consumi di massa. A Firenze la reazione popolare all'alluvione del 1966 giocò una funzione importante nel definire come centrale il territorio nello sviluppo della conflittualità e dell’identità
sociale. Un evento in grado di attivare comitati di base, case del popolo, sezioni di partito, strutture sindacali, parrocchie e studenti che costruirono relazioni in un certo senso uniche che avranno conseguenze anche negli anni successivi. I lavoratori e le lavoratrici che parteciparono al ciclo del conflitto industriale ebbero una composizione sociale molto più complessa di quella dell’operaio massa prevalentemente maschio della fabbrica fordista, in cui agivano componenti culturali variegate e dalle molteplici origini. L’impressione, insomma, è che il filo che unisce «la centralità della fabbrica» alla «scoperta del territorio» non fu un filo a una sola direzione e in regioni come la
Toscana - e in genere nella cosiddetta Terza Italia - non fu affatto occasionale.
Un altro sguardo sul 1969 italiano
Il convegno sul 1969 vorrebbe quindi indagare il rapporto complesso, dinamico, poco studiato fra il conflitto sociale (e industriale in particolare) e la dimensione territoriale in cui si inserisce. Se questo è forse più evidente nella Terza Italia, è necessario verificarlo in tutta l’articolazione sociale nazionale, anche nei contesti canonici del «secondo biennio rosso» o nelle aree più periferiche. Non
evidenziare cioè soltanto una semplice pluralità dei luoghi, quanto piuttosto analizzare la stratificazione territoriale del processo sociale, aprire quindi uno squarcio nella complessa pluralità che è presente nei luoghi. Si tratta di tracciare una cornice che non delimiti il campo di analisi soltanto in senso spaziale, ma riesca a comprendere un contesto dinamico di repertori di azione e di regolazione, di relazioni pubbliche e private, di modelli imprenditoriali e di culture del lavoro, che
interagiscono e si modificano, provocando la (e adattandosi alla) rottura dell’Autunno Caldo. È in
questa ottica che potrebbe essere indagato il ruolo del sindacato che, in maniera non sempre compiuta, vive la contraddizione di essere da un lato sindacato in fabbrica e dall'altro sindacato generale e territoriale.
L’infanzia nelle guerre del Novecento
Aula 3, Via Principe Amedeo, 184
Seminario di studi, martedì 17 dicembre 2019, ore 14,15-18,15
Introduzione ai lavori di Maurizio Ridolfi (Un. di Roma 3)
Lorenzo Cantatore Il Museo della Scuola e dell’Educazione: i percorsi di ricerca
(Un. di Roma 3)
Bruno Maida I bambini e le guerre del XX secolo
(Un. di Torino)
Elisa Guida L'infanzia sopravvissuta della Shoah. Storia e memorie
(Un. della Tuscia)
Maurizio Ridolfi La “Repubblica dei ragazzi”. Gianni Rodari e la letteratura educativa negli anni
(Un. di Roma 3) della Guerra Fredda
Marcello Ravveduto "Io non ho paura”. I bambini di fronte alle mafie
(Un. di Salerno)
Raffaello Ares Doro Le “guerre dei bambini” nella rete
(Un. della Tuscia)
Nelle guerre del Novecento il protagonismo dell’infanzia fu una delle più significative novità del secolo: tra “guerre combattute” e “guerra fredda”, fino alle vittime innocenti nelle guerre di mafia. Utilizzati e mobilitati, ma anche soggetti attivi, i bambini divennero attori nei conflitti armati così come nel loro racconto, in chiave spesso autobiografica (le parole e le memorie, i giochi e i disegni) ovvero attraverso i diversi linguaggi narrativi: le riviste e la letteratura per l’infanzia, il cinema e le canzoni, ecc. Il seminario sviluppa momenti e linguaggi di un tema tra i più rilevanti nella storia del tempo presente.
Seminario con Markus Friedrich, Universität Hamburg
Seminario di studi a partire dal volume di Carmine Pinto, La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici
e briganti 1860-1870, Laterza 2019.
Ne discutono
Laura Di Fiore, Università di Napoli Federico II
Simon Sarlin, Université Paris Nanterre
coordina
Viviana Mellone, Università di Napoli L’Orientale
intervengono
Annunziata Berrino, Alessandro Bonvini, Gia Caglioti, Massimo Cattaneo, Renata De Lorenzo, Marco Meriggi, Luigi Musella, Marco Rovinello, Silvia Sonetti
Mercoledì 8 gennaio 2020 alle ore 08.30 presso l'Aula A, Palazzo Wollemborg. Via del Santo, 26, nell’ambito dell’insegnamento di Storia del Novecento del prof. Giovanni Focardi, Federico Paolini (Università della Campania Luigi Vanvitelli) terrà un seminario dal titolo "Dalla storia dei trasporti al Mobility Turn. Evoluzione storiografica o una nuova teoria politica?"
Mercoledì 15 gennaio 2020, alle ore 17.00, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove - Via Michelangelo Caetani 32, Roma), si terrà l’incontro sul tema La “scienza nazionale” in Italia dal 1839 alla fine degli anni Venti: una costruzione transnazionale,
a partire dalla pubblicazione del n. 130-2, 2018 dei Mélanges de l'École Française de Rome, a cura di Marie Bossaert e Antonin Durand (https://journals.openedition.org/mefrim/3713).
Saluti: Patrizia Rusciani.
Intervengono: Sandra Linguerri, Guido Melis, Giovanni Paoloni. Saranno presenti i curatori del volume.
La storia del sapere in Italia è stata profondamente rinnovata dalla storiografia sociale e culturale
del Risorgimento, che ha evidenziato il ruolo dell’università e della scienza come collante dell’unità
nazionale. Il fascicolo dei Mélanges de l’École française de Rome – Italie et Méditerranée
modernes et contemporaines, è dedicato a “La fabrique transnationale de la «science nationale» en
Italie (1839-fin desannées 1920)” (130-2, 2018) e propone di rileggere la storia della “scienza nazionale” alla luce dei metodi e delle prospettive recenti della storiografia transnazionale.
L’Italia, che con l’Unità deve integrare tradizioni scientifiche eterogenee, rappresenta a questo
riguardo un caso particolarmente interessante: da un lato, i suoi studiosi vengono in gran parte
formati all’estero; dall’altro, gli Italiani intendono ridare all’Italia il posto che le spetta nella scena
scientifica internazionale, in un contesto di scambi e di rivalità.
Il dossier, che riunisce 12 articoli, è intenzionalmente interdisciplinare: dalla storia della matematica
a quella del diritto, dalla storia dell’arte all’orientalistica, passando per l’agronomia e
l’amministrazione, esamina le dinamiche transnazionali all’opera nella costruzione della “scienza
nazionale” italiana nel lungo Risorgimento, in modo da arricchire la comprensione del fenomeno di
nazionalizzazione del sapere.
seminario permanente di “storia dell’Italia repubblicana”
a cura di Alessandra Gissi, Davide Grippa, Domenico Rizzo
I ciclo - “costituenti, Costituzione e…”
art. 3 e art. 29: il dibattito sulla famiglia alla Costituente
ne discutono
Davide Grippa Università di Napoli “l’Orientale”
Domenico Rizzo Università di Napoli “l’Orientale”
Paolo Soddu Università di Torino
Rome Modern Italy Seminar II ciclo Antonio Carbone (Deutsches Historisches Institut in Rom): “Southern Visions: Imaginaries of the South in post-war Italy” Discussant: Gabriella Gribaudi (Università di Napoli Federico II)