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CFP: Risorgimento in Guerra. Eserciti, conflitti armati e violenza politica nell’Ottocento italiano

Università degli Studi di Napoli Federico II – Dipartimento di Studi Umanistici  – Progetto di Ricerca Dipartimentale: Spazio, Potere, Cultura, Territorio nel Mezzogiorno Continentale tra l’Antico Regime e l’Unificazione Nazionale

Università degli Studi di Salerno – Dipartimento di Studi Umanistici – Centro Interdipartimentale per lo Studio dei Conflitti in Età Contemporanea – Dottorato di Studi Letterari, Linguistici e Storici

Con il patrocinio della Sissco

Risorgimento in Guerra Eserciti, conflitti armati e violenza politica nell’Ottocento italiano

 

 

Presentazione

Il problema della guerra è al centro di un numero crescente di studi ed analisi delle Scienze sociali. Ma anche l’interesse della storiografia è notevolmente cresciuto negli ultimi anni. Attraverso la prospettiva del conflitto, per altri versi, si sono analizzati i processi di crisi di sistemi imperiali, di distruzione di antiche formazioni istituzionali e di costruzione di nuovi stati nazione.

Queste ricerche hanno rinnovato lo studio dei contrasti principali (politici, ideologici, nazionali, religiosi, economici) e degli scenari congiunturali che determinano l’esplosione delle guerre (fenomeni rivoluzionari e controrivoluzionari, progetti ideologici e cambi di regime, secessioni o regionalismi, conflitti nazionali o sociali, scontri tra colonie e metropoli). Soprattutto esse hanno messo in evidenza la possibilità di utilizzare lo studio del conflitto stesso per comprenderne la capacità di plasmare e trasformare la società e determinare un cambiamento dei progetti nazionali, delle fratture sociali e delle appartenenze politiche.

Questa prospettiva consente di verificare come la guerra e il conflitto determinino la formazione di progetti nazionali, di modelli alternativi o competitivi di state building, cambino la relazione con il territorio e con la popolazione, contribuiscano a mobilizzare e politicizzare settori della società.

Il caso italiano si presta a questa linea di ricerca, in una dimensione sia nazionale che di comparazione internazionale. Se esaminiamo l’Italia dell’Ottocento attraverso l’angolazione del conflitto ci collochiamo in un territorio che, in circa ottant’anni, conobbe tutto il repertorio possibile della violenza e della mobilitazione politica: attività segreta, organizzazioni paramilitari, guerriglia rurale, crescente volume degli eserciti, mobilitazioni di apparati logistici, faide locali e familiari, politiche di repressione poliziesca, sperimentazione di forme di organizzazione politica moderna. Un processo che favorì lo sviluppo di retoriche nazionali e progetti statuali, una intensa politicizzazione della società, la minaccia (e a volte l’esplosione) di conflitti civili, con le conseguenti difficoltà di integrazione tra le parti, la ripetizione della violenza e la inevitabile frammentazione della società e dello stato.

Negli ultimi lustri la storiografia ha fatto uso della categoria di conflitto soprattutto in relazione alla vicenda del Regno delle Due Sicilie. L’ha declinata prevalentemente nel senso di conflitto politico e/o sociale interno alla popolazione del regno e ne ha ricostruito la ricca trama di immaginari, ideologie, aspirazioni contrastanti. Ne è emerso il quadro di una società divisa di fronte alla sfida della modernizzazione politica, ma sostanzialmente coinvolta in quest’ultima nella sua totalità. Dall’ arrivo dei francesi in avanti, sino all’Unificazione nazionale e almeno al Decennio ad essa successivo, il Mezzogiorno conobbe una netta divaricazione tra coloro che aderivano alle correnti di trasformazione politica in senso liberale-democratico e coloro che invece militavano nel campo opposto. Quella che è emerso con evidenza è che quest’ultimo non era rappresentato soltanto dagli apparati autoritari dinastici e di governo, ma anche da forze variamente espressive di settori della società civile. Il fronte liberal-democratico e quello conservatore — i cui rispettivi confini erano per altro spesso labili e incerti – si appoggiavano a ideologie di riferimento diverse, ma avevano un importante tratto in comune: quello di rappresentare il riflesso di una esperienza collettiva di politicizzazione in senso moderno; una esperienza che, anche in campo conservatore, chiamava la cittadinanza alla partecipazione attiva alla politica, sulla base di modalità di espressione forse ancora in parte da indagare nella loro ricchezza e nella loro specificità.

Se questo modo di studiare i decenni risorgimentali risulta per qualche verso più facilmente proponibile per la realtà continentale del Regno delle Due Sicilie, nella quale l’idea dell’identificazione del potere costituito con il dominio straniero si presenta di per sè problematica, riteniamo però che possa risultare proficuo metterlo alla prova anche per altri contesti territoriali della penisola preunitaria ( e immediatamente post-unitaria); dallo Stato Pontificio al Regno di Sardegna, dal regno Lombardo-Veneto al Granducato di Toscana e ai ducati padani.

Spesso il rapporto tra spazio, politica e potere che derivava da simili linee di conflitto si colorava di forti caratterizzazioni di tipo areale o subregionale. L’Italia del Risorgimento si presentò, in tal senso, come un territorio dai colori politici frastagliati, quasi come un mosaico di appartenenze politiche regionali e subregionali, molti dei cui tasselli spaziali restano tuttora da indagare.

L’idea è, dunque, che si possa, in relazione a molti altri contesti regionali oltre quello meridionale, raccontare i decenni dell’Ottocento pre e post-unitario anche sotto il segno della lotta tra italiani, oltre che sotto quello della lotta degli italiani contro “lo straniero”. L’obiettivo di questo seminario è individuare e discutere ricerche, studi in corso o solo in parte pubblicati, che permettano di ampliare il più possibile questa prospettiva. Inoltre si vuole anche contribuire ad arricchire la conoscenza di alcuni dati, come quelli relativi alla quantità delle vittime, alla reciprocità e alla dimensione della violenza, al profilo delle scelte individuali e collettive. A derivarne dovrebbe essere un quadro di comparazione, basato sul confronto tra elementi come le forme di legittimazione dei cambi di regime, il peso delle tradizioni familiari e dei contesti territoriali, i materiali di progetti nazionali alternativi, la diffusione di reti culturali e la circolazioni di uomini o idee, gli aspetti sociali, le pratiche e della violenza.

Programma

Il seminario sarà diviso in sessioni, con un coordinatore e almeno un discussant, per un numero massimo di 16 relazioni.

Partecipazione

Le persone interessate dovranno inviare una proposta di relazione (4000 caratteri), indicando temi, problemi storiografici, fonti, allegando un breve curriculum (2000 caratteri).

Le proposte dovranno essere inviate entro il 30 marzo 2016.

Si darà comunicazione agli autori delle proposte accettate entro il 10 giugno 2016.

Gli autori dovranno inviare il testo della relazione (max 50.000 caratteri note incluse) entro il 1 ottobre 2016.

Ai partecipanti selezionati saranno garantiti vitto ed alloggio nei giorni del seminario dell’ Università degli studi di Napoli Federico II e dell’Università degli studi di Salerno.

 

 

A cura di

Marco Meriggi, Università di Napoli Federico II

Carmine Pinto, Università di Salerno

 

Proposte

Le proposte dovranno essere inviate alla mail risorgimentoinguerra@gmail.com