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Francesca Pelini – 1972-2005

Nella notte fra mercoledì 10 e giovedì 11 agosto è venuta a mancare, per un’improvvisa crisi cardiaca, Francesca Pelini, socia della nostra associazione. Aveva 33 anni.
Si era laureata in storia a Pisa, con una tesi discussa nel 1999 dal titolo Il rapporto tra corpo accademico e politica: le due epurazioni del 1938 e del 1944, della quale ero stato relatore, conseguendo la votazione di 110/110 e lode. Nello stesso anno aveva vinto il concorso di perfezionamento presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, con un progetto di ricerca sulle vicende dei professori universitari ebrei, dall’espulsione nel 1938 alla reintegrazione in servizio nell’università del dopoguerra. Su questi temi aveva curato parte dell’allestimento della mostra organizzata dall’ateneo pisano su Shoah e cultura della pace, presentata a Carrara nel luglio 2001 e a Pisa nel gennaio 2002, in occasione della giornata della memoria, e la selezione dei documenti per l’annesso cd; aveva anche pubblicato due saggi: Appunti per una storia della reintegrazione dei professori universitari perseguitati per motivi razziali, in I. Pavan e G. Schwarz (a cura di), Gli ebrei in Italia tra persecuzione fascista e reintegrazione postbellica, Firenze, La Giuntina, 2001; La cattedra restituita. Le dinamiche della reintegrazione dei professori universitari perseguitati dalle leggi razziali, in D. Gagliani (a cura di), Il difficile rientro, Atti del convegno svoltosi a Bologna nel 2002, Bologna, Clueb, 2004.
Si era occupata delle ricerche documentarie, archivistiche e visive, per il Museo Audiovisivo della Resistenza, inaugurato alle Prade di Fosdinovo (MS) nel giugno 2000, collaborando alle videointerviste e al montaggio dei libri virtuali. Da quell’esperienza aveva tratto un interesse per le forme museali interattive e per i documentari di carattere storico che aveva trovato espressione nella collaborazione, con ruolo di coordinamento, a due video: Una memoria tenace. L’antifascismo ad Empoli, 1919-1948, con la regia di Francesco Andreotti, uscito nel 2004, e  Le radici della resistenza. Donne e guerra, donne in guerra. Carrara Piazza delle Erbe 7 luglio 1944, con la regia di Francesco Andreotti, uscito quest’anno.
Aveva partecipato come attivissima ricercatrice al progetto di ricerca di interesse nazionale cofinanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica e dalle Università di Bari, Bologna, Napoli e Pisa Guerra ai civili. Per un atlante delle stragi naziste in Italia, e stava curando, con Gianluca Fulvetti, il volume dedicato alle stragi di civili in Toscana, di imminente pubblicazione presso la casa editrice napoletana L’Ancora del Mediterraneo.
Negli ultimi due anni aveva lavorato con passione come tutor didattico presso il Corso di Laurea residenziale in Scienze del Turismo, aperto a Lucca da una collaborazione fra le Università della Svizzera Italiana, di Pavia e di Pisa, in collaborazione con la Provincia di Lucca e l’associazione Campus – Studi del Mediterraneo, con un impegno che l’aveva progressivamente assorbita, ed aveva inevitabilmente ritardato i suoi progetti di ricerca, in particolare la discussione della tesi di perfezionamento presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Tuttavia aveva appena vinto un assegno di ricerca, sempre presso la Scuola Normale, e si accingeva a tornare a tempo pieno alla ricerca scientifica.
La sua ultima pubblicazione è stata la cura del volume che raccoglie gli atti del convegno svoltosi a Carrara il 7 luglio 2004, dal titolo Le radici della Resistenza. Donne e guerra, donne in guerra, Pisa, Plus, 2005, all’interno del quale è anche comparso un suo saggio, La manifestazione di Piazza delle Erbe fra storia e memoria.
Chi l’ha conosciuta rimpiangerà il suo carattere deciso, a volte spigoloso, ma aperto e cordiale, la sua vivace intelligenza, l’onestà intellettuale, la passione per la ricerca, che Francesca coniugava con un forte impegno civile, mai disgiunto tuttavia dalla consapevolezza di un uso critico delle fonti, a stampa o audiovisive.
Io perdo una collaboratrice preziosa, ma soprattutto un’amica carissima.

Paolo Pezzino