Cerca

La rivoluzione informatica e le nuove frontiere dell’editoria accademica

Roberto Di Quirico

di Roberto Di Quirico
[roberto@e-p-a-p.com]

Università di Pisa ed European Press Academic Publishing

http://www.e-p-a-p.com

Se consideriamo le prospettive di sviluppo che derivano dalla cosiddetta “rivoluzione digitale” legata alla diffusione di Internet, possiamo intuire quali enormi cambiamenti verranno introdotti nei prossimi anni in molti settori economici. È convinzione diffusa nella stampa specializzata che due tra i settori maggiormente toccati da tali cambiamenti saranno quello del commercio e quello dell’editoria. Indubbiamente l’ e-commerce (così viene chiamato il commercio via Internet attraverso negozi e vetrine virtuali) è già una realtà e verso questo settore confluiscono sempre maggiori investimenti. Anche nel campo dell’editoria e del commercio di libri on-line si prevedono ampi sviluppi che permetteranno di applicare il processo di disintermediazione caratteristico del commercio elettronico ad un settore dove i problemi ed i costi dovuti alla distribuzione del prodotto risultano particolarmente gravosi.

In questo scritto ci soffermeremo sui possibili sviluppi che si potranno avere nell’immediato futuro in un campo specifico dell’editoria: quello delle pubblicazioni accademiche. Questo settore presenta delle specificità che renderanno particolarmente dirompenti le novità che vi saranno introdotte. Attualmente gli studiosi che vogliono pubblicare i loro lavori di ricerca si trovano a dover fare i conti con lo scarso entusiasmo di molte case editrici tradizionali per questo tipo di pubblicazioni in quanto tali opere hanno solitamente un mercato ristretto a pochi altri studiosi e alle biblioteche di università ed istituti di ricerca sparsi per il mondo. Di conseguenza le case editrici devono sostenere rilevanti costi per la pubblicazione e la diffusione di queste opere, costi che non sono facilmente ammortizzabili su un ristretto numero di copie. Ne è derivata la tendenza a limitare questo tipo di pubblicazioni sia nel numero che nel volume in termini di pagine con un conseguente impoverimento della qualità del prodotto. Inoltre si è spesso ricorsi allo strumento delle pubblicazioni sovvenzionate che pure hanno contribuito a limitare l’accesso alla pubblicazione da parte di autori validi che però non possono contare su contributi per la pubblicazione dei loro lavori. Questo sistema ha contribuito anche all’involuzione del settore dell’editoria accademica dove molti editori si sono trasformati in tipografi che stampano tutto ciò che viene loro proposto a patto di ricevere una congrua sovvenzione rinunciando in questo modo alla funzione imprenditoriale tradizionalmente ricoperta dagli editori che “investono” in titoli ed autori. Ne consegue che gli autori sprovvisti di disponibilità finanziarie si vedono negare l’accesso alla pubblicazione a prescindere dalla qualità del loro lavoro. Non meno grave è il fatto che questo sistema ha finito per sminuire agli occhi di alcuni editori l’importanza della diffusione dei libri e della loro distribuzione. Infatti, molti dei libri pubblicati su sovvenzione vengono mal distribuiti o non vengono distribuiti affatto ed escono presto dal circuito editoriale perché, una volta utilizzate le sovvenzioni e in conseguenza dello scarso sforzo per commercializzare i libri, non diventa conveniente ripubblicare il libro dopo la prima edizione.

Bisogna d’altra parte rilevare anche che il mondo dell’editoria si trova a dover fronteggiare una struttura dei costi particolarmente pesante ed un meccanismo di distribuzione che sembra fatto apposta per strangolare i piccoli editori, o comunque gli editori di monografie di ricerca e di saggistica d’alto livello ma di basse tirature, a tutto vantaggio delle grandi case editrici votate però prevalentemente alla pubblicazioni di volumi a grande tiratura e quindi inadatte a soddisfare le necessità dell’editoria accademica. Infatti sull’editore ricadono non solo i costi di promozione e di commercializzazione del libro (sconti a librai e rivenditori, spese di promozione, copie omaggio) che in genere assorbono dal 50 al 60% del prezzo di copertina, ma anche i rischi connessi ai libri restituiti dai librai perché invenduti e che tornano indietro agli editori anche dopo mesi impedendo di fatto una corretta pianificazione finanziaria dell’attività editoriale.

L’evoluzione tecnica permette oggi di ridurre drasticamente i costi di produzione e di distribuzione di opere di ricerca grazie alle tecniche di stampa digitale on-demand ed alla velocizzazione e razionalizzazione del processo di vendita attuabile grazie all’utilizzo di Internet. Inoltre è possibile riprodurre su supporto magnetico o addirittura come file invece che su carta tali lavori contando sulla sempre maggiore diffusione di strumenti informatici presso gli studiosi e gli enti di ricerca o le biblioteche che costituiscono il target di clientela a cui rivolgersi per commercializzare questi lavori. Certo il passaggio dal tradizionale libro da sfogliare al libro digitale (o elettronico) da visualizzare su schermo rappresenta un cambiamento drastico ed un possibile ostacolo alla diffusione di questo genere di prodotto, ma la tendenza di vari settori editoriali si muove in questa direzione se non addirittura verso forme di commercializzazione ancora più evoluta come nel caso della vendita on-line di files di libri, immagini, suoni o fonts a costo ridotto che l’utente scarica via Internet e registra direttamente su un proprio supporto magnetico.

Un’evoluzione di questo genere è ipotizzabile a breve scadenza anche nel settore dell’editoria accademica dove il cliente tipo ha generalmente un livello di conoscenze tale da facilitare tale forma di interattività. Negli Stati Uniti infatti editori e produttori di hardware e software hanno iniziato a collaborare ad un progetto diretto dalla Microsoft per commercializzare libri in formato digitale e lettori (eBooks) per tali libri puntando a vendere libri digitali trasmettendoli via Internet agli acquirenti e incoraggiando editori ed autori a rendere disponibili testi in formato digitale. Ci sono però vari ostacoli alla diffusione dell’editoria elettronica e dei lettori eBooks. Uno dei principali problemi è costituito dalla difficoltà di leggere lunghi testi sul monitor di un computer.

Una soluzione intermedia che combina i vantaggi del libro tradizionale e le opportunità offerte dalle nuove tecnologie è quella costituita dai books-on-demand, libri da stampare al momento in cui vengono richiesti dal cliente. Tali libri verrebbero stampati dall’editore o addirittura dalla libreria dove avviene l’acquisto espressamente per il cliente e permetterebbero di evitare di tenere magazzino. Questo tipo di soluzione è attualmente quella che meglio combina le opportunità derivanti dall’evoluzione tecnologica e le aspettative degli acquirenti e degli autori, tuttora ancorati saldamente al concetto di libro cartaceo. Tutti questi cambiamenti rivoluzioneranno la struttura dei costi del prodotto rendendo marginali i fattori di costo oggi prevalenti quali i materiali di consumo e le spese di produzione e rivalutando invece l’importanza dei costi di editing e la capacità di autori ed editori di far conoscere ed apprezzare il proprio prodotto.

Si apre quindi un’interessante prospettiva imprenditoriale per chi sia in grado di combinare conoscenze specifiche nei vari settori di ricerca con cognizioni tecniche e finanziarie tali da permettere di selezionare, produrre e commercializzare con profitto nuovi lavori o riedizioni di vecchi testi ancora interessanti per studiosi e biblioteche di tutto il mondo. Tale prospettiva è resa più interessante dalla situazione di relativo vantaggio che si è venuta a creare a causa delle strategie finora seguite dalle case editrici tradizionali. Esiste infatti un bacino di potenziali autori disposti ad offrire le loro opere per la pubblicazione a costo zero per l’editore. Allo stesso tempo esiste un ampio parco di volumi ormai non più soggetti a copyright o comunque non più editi da anni che però continuano ad interessare studiosi i quali si vedono costretti ad affannose ricerche presso gli antiquari. Le case editrici non trovano conveniente ripubblicare tali opere a causa del ristretto mercato che avrebbero ma questi libri potrebbero invece essere ripubblicati e commercializzati in formato digitale o come books-on-demand grazie alla maggiore flessibilità dei costi garantita da questi tipi di pubblicazione. Allo stesso tempo la sempre più ampia disponibilità di libri in formato elettronico e di lettori dotati di software adeguato, renderà possibile entro breve tempo la creazione di biblioteche digitali (E-libraries) che permetteranno ad enti pubblici e privati di avere immediato accesso ad una moltitudine di testi finora inimmaginabile se non nelle maggiori biblioteche del pianeta. Questo garantirà ulteriori introiti ai detentori di diritti su testi digitali che potranno metterli a disposizione di tali biblioteche a cui gli utenti accederanno pagando un abbonamento o un biglietto di accesso.

Anche la Comunità Europea punta sull’editoria elettronica sia per facilitare lo sviluppo di un settore come l’editoria in generale, attualmente stagnante, sia per salvaguardare il patrimonio culturale di alcune regioni attualmente interessate da una profonda crisi economica e sociale come l’Europa Centro-Orientale. Questo interesse è ricollegabile ad uno degli obiettivi prioritari della politica culturale della Comunità e cioè l’omogeneizzazione delle possibilità di accesso alla cultura nei vari paesi membri della Comunità e nei paesi che ne entreranno presto a far parte.

  1. Sviluppi recenti dell’editoria elettronica
  2. Negli ultimi tempi ed in particolare dalla fine del 1998 quando la Microsoft ha dichiarato pubblicamente di essere interessata a sostenere lo sviluppo del settore degli eBooks, si è aperta una nuova ed interessante frontiera per l’editoria elettronica anche se spesso le opportunità offerte dalle nuove tecnologie sono state eccessivamente enfatizzate, salvo poi venir ridimensionate alla prova dei fatti. Negli anni precedenti le prime entusiastiche aperture del mondo editoriale verso l’editoria elettronica avevano dato risultati molto deludenti per una serie di motivi legati alla mancanza di coordinazione e ai limiti della tecnologia che si voleva applicare. Infatti erano apparsi alcuni esempi di libri digitali su dischetto e di librerie digitali da cui scaricare testi che però risultavano qualitativamente frustranti per il lettore che si trovava a perdere molto tempo in interminabili operazioni di downloading (scaricamento di files da Internet al proprio computer) e che comunque aveva a che fare con testi la cui lettura affaticava di molto la vista dell’utente che era costretto a restare ore davanti al monitor del suo computer per leggere il testo in formato digitale che aveva scaricato o acquistato su dischetto. Per questa ragione, l’editoria elettronica si è finora affermata solo nel settore delle opere multimediali per le quali è indispensabile il supporto del computer. Internet ha comunque favorito lo sviluppo di nuove forme di distribuzione dei libri attraverso la creazione di librerie on-line che stanno rivoluzionando il modo di vendere libri in tutto il mondo.

    Nel frattempo sono intervenute importanti novità dal lato della tecnologia informatica con l’avvento dei monitor LCD ad alta risoluzione e minimo ingombro, lo sviluppo dei computer portatili o palmari ed il profilarsi della fusione tra telefonia mobile e servizi Internet di cui sono un esempio i recenti modelli di cellulari che possono inviare messaggi e-mail e immagini. In questo contesto si è inserito l’annuncio della Microsoft dato dallo stesso Bill Gates nel novembre 1998 a proposito di un nuovo software denominato Microsoft Clear Type. Questo software permetterà di aumentare di almeno il 300% la risoluzione visiva dei caratteri di stampa su computer ed è specificamente indirizzata ai monitor LCD allo scopo di migliorare drasticamente la qualità di lettura dei testi su schermo. La stessa Microsoft aveva annunciato un mese prima partecipando alla prima conferenza mondiale sul libro elettronico di aver riunito un gruppo di case editrici, produttori di hardware e “pionieri” del libro elettronico per stabilire un comune standard tecnico da adottarsi nel campo dell’editoria elettronica. Questo standard denominato Open eBook è derivato dai linguaggi HTML e XML su cui già si basano la maggior parte di applicazioni Web e servirà a garantire di poter leggere libri elettronici con diversi modelli di lettori in commercio. In questo sindacato capeggiato dalla Microsoft troviamo infatti diversi produttori di lettori di libri elettronici oltre ad importanti case editrici e on-line booksellers come Barnes and Noble. Come corollario di questa attività di promozione dell’eBook (che dovrebbe garantire alla Microsoft di imporre il suo standard e quindi di vendere software, ai produttori di lettori di diffondere i loro prodotti e ai bookseller di trovare nuovi e redditizi metodi per vendere libri) diverse società del gruppo invitano editori e singoli autori a mettere a disposizione testi in formato digitale per aumentare l’attrattiva dei nuovi prodotti. Questo è probabilmente il campo in cui il sindacato risulta più debole proprio per lo scarso entusiasmo e la conseguente cautela dei maggiori editori verso questo modo di fare libri.

    Anche un’altra importante società di software, la Adobe, famosa per l’aver sviluppato un formato standard per documenti digitali denominato Portable Document Format o PDF ormai diffusosi come formato standard per la stampa digitale, si è proposta nel campo dell’editoria elettronica, non solo propagandando l’adozione del formato PDF come formato ideale per l’editoria elettronica, ma anche proponendo una piattaforma per il commercio elettronico di libri digitali denominata Merchant PDF e che al momento pare essere la soluzione ideale per permettere la diffusione di libri elettronici per salvaguardare i diritti di autori ed editori impedendo la copiatura indiscriminata dei files. Questa soluzione è basata sul concetto di “chiavi per la decriptazione”. In pratica i libri elettronici vengono venduti in formato criptato da un rivenditore di libri che ha ottenuto il file dall’editore. L’acquirente del libro elettronico acquista dal rivenditore il file ed una prima chiave per la decriptazione che gli permetterà di richiedere all’editore via Internet una seconda chiave con la quale poter finalmente leggere il libro. Questo procedimento, apparentemente cervellotico, ha però il pregio di difendere il detentore dei diritti di riproduzione (l’editore) non solo dalla copia indiscriminata del file da parte dei lettori ma anche da eventuali brogli del rivenditore che potrebbe vendere 1000 copie del file e dichiarare di averne vendute 100.

  3. I libri elettronici ed i lettori eBooks: alcuni casi aziendali
  4. Uno dei prodotti più innovativi, ma anche dal futuro più incerto, apparso nel campo dell’editoria a seguito dell’innovazione tecnologica di questi ultimi anni è il lettore di libri elettronici, detto eBook. Questo oggetto è una sorta di computer portatile dalla forma simile talvolta ad una piccola lavagna portatile, talvolta ad un vero e proprio libro. Si tratta dunque di hardware da non confondersi con il libro elettronico inteso come file di testo e di immagini (e-book)e che , a seconda dei casi e dei modi in cui viene utilizzato, può essere assimilabile ad un palmare su cui possono essere scritti appunti o visualizzati testi e che eventualmente potrebbe trasformarsi anche in uno strumento per connessioni ad Internet.

    Se consideriamo brevemente il modo in cui operano ed il tipo di prodotti e di servizi che offrono i più importanti “pionieri” del settore dell’eBook, noteremo che esiste una certa differenziazione di strategia. Infatti, pur proponendo lettori con specifiche tecniche che non sembrano molto dissimili, i prezzi e i servizi accessori presentano differenze rilevanti. I prezzi variano dai 199 US$ del lettore della Librius, ai 499 del lettore Rocket (esclusa la custodia) fino ai 599,95 del lettore Softbook. Per i lettori della Everybook sono previsti tre modelli e tre livelli di prezzo. Si parte dai 1500 US$ per il modello Professional Study destinato ad utenze di alta fascia e commercializzato dal primo quadrimestre del 1999. Seguono i modelli College Study da 1000 US$ ed il modello Personal da 500US$. Questi ultimi due modelli dovrebbero entrare in commercio rispettivamente nel primo e nel terzo quadrimestre del 2000. Le differenze di prezzo dei lettori Everybook sono spiegabili con le differenti caratteristiche tecniche che contraddistinguono questo prodotto. Infatti il modello Professional Study è l’unico con due facciate ed ha oltre 500 Mb di memoria contro i 4 Mb del lettore Rocket. Per quanto riguarda invece i servizi accessori ed in particolar modo la disponibilità di titoli ed i prezzi dei medesimi, la Softbook offre circa 120 titoli mentre per il lettore Rocket pare che vi siano circa 200 titoli disponibili commercializzati dalla Barnes and Noble. Non si hanno notizie di titoli attualmente disponibili per i lettori Librius e Everybook (dati al giugno 1999).

    Esistono significative differenze nella politica di ampliamento del parco titoli con le quattro società che puntano tutte a contattare editori e/o autori che possano fornire titoli interessanti ai lettori perché altrimenti l’offerta di lettori eBook non avrebbe sbocchi. Tutte le società offrono la possibilità di pubblicare libri in modalità codificata che ne impedisca la riproduzione abusiva. La Softbook propone una lista di titoli scarsa ed eterogenea, male organizzata probabilmente per mancanza di esperienza in campo editoriale e propone la pubblicazione ad autori e case editrici che avrebbero la possibilità di vendere tramite il sito della Softbook i propri titoli a prezzi scontati in misura troppo contenuta per distogliere il lettore dall’acquisto di libri tradizionali. Tra l’altro gli editori dovrebbero acquistare uno specifico kit per produrre libri elettronici in formato Softbook. Per il lettore Rocket invece la Nuvo Media (che produce il lettore) demanda ad uno specifica sezione denominata Nuvo Media’s Publisher Relations group, le relazioni con gli editori per indurli a produrre edizioni in formato RocketEditions che verrebbero poi commercializzati tramite la Barnes and Noble e altri booksellers grazie all’intermediazione della NuvoMedia secondo l’interessante schema che segue.

[wpfilebase tag=file id=414 tpl=’image_320′ /]

Il cliente che dispone di un lettore Rocket può acquistare via Internet un libro elettronico presso il sito del bookseller (in questo caso Barnes and Noble) pagando con carta di credito come già avviene per gli acquisti di libri tradizionali. Il bookseller trasmette l’ordine al sito della Nuvomedia che provvede a trasferirlo al sito dell’editore (in realtà in molti casi il server Nuvomedia ospita direttamente il sito dell’editore) assieme ad un file di codificazione che permetterà la lettura del libro elettronico unicamente sul lettore Rocket del cliente che lo ha acquistato. A questo punto il file con il libro elettronico codificato viene spedito tramite Internet al PC del cliente che dovrà trasferire questo file sul suo lettore Rocket per leggerlo. In questo caso la memoria del PC fa da libreria. La procedura è praticamente la stessa nel caso di acquisti tramite chiosco che svolge in questo caso la funzione del bookseller ed a cui il cliente si collega direttamente tramite la porta ad infrarossi del suo lettore. La Nuvomedia progetta di installare questi chioschi magnetici negli aeroporti o in altri luoghi ampiamente frequentati.

La Librius invece propone uno specifico sito per la vendita di libri elettronici tramite il quale gli editori potrebbero vendere i loro libri pagando alla Librius una commissione del 25% del prezzo del libro venduto. Considerando che Amazon per vendere libri su carta chiede il 55%, l’entità della commissione pare ragionevole. I diversi siti offrono poi una serie di servizi all’utente quali recensioni o segnalazioni personalizzate o infine la registrazione degli acquisti effettuati di modo che i lettori che hanno acquistato un libro e l’hanno poi cancellato possono in seguito caricarlo di nuovo senza pagare. Una procedura del tutto simile viene proposta dalla Everybook.

In generale ognuna delle quattro società sembra avere un proprio punto di forza. La Softbook sembra quella più vicina alla Microsoft e quindi quella più forte dal lato del software. La NuvoMedia pare meglio organizzata sul fronte della distribuzione dei testi grazie al suo rapporto con la Barnes and Noble. La Librius è invece quella che offre il lettore meno costoso e probabilmente più appetibile per un mercato timoroso che ancora deve adattarsi al drastico cambiamento dovuto all’introduzione dell’editoria elettronica. La Everybook infine propone un formato basato sui files PDF della Adobe (che collabora con la società) e cioè su file che permettono di rispettare rigorosamente l’impaginazione originale di libri già editi su carta. Si tratta dunque di un grosso vantaggio per le case editrici tradizionali che vogliano ripubblicare testi in formato digitale senza dover rinegoziare accordi con gli autori per ottenerne l’accettazione dei nuovi formati. Tutte le società analizzate sembrano invece avere un comune punto debole sul fronte editoriale in quanto la scarsità di titoli e di tematiche ne soffoca le possibilità di mercato né più né meno che ad una ditta che voglia vendere frigoriferi o congelatori in un paese dove vi sia scarsità di generi alimentari. Per questo diventa cruciale per lo sviluppo di questo settore il rapporto con gli editori e non è detto che gli editori tradizionali siano inclini a favorire lo sviluppo di un settore come quello dell’editoria elettronica che finirà inevitabilmente per sconvolgere gerarchie e posizioni di mercato acquisite da tempo e con fatica.

  1. I Booksellers on-line: Amazon, Barnes & Noble, Internetbookshop
  2. In un precedente paragrafo abbiamo accennato al ruolo della Barnes and Noble nel settore dell’eBook. Come è noto la Barnes and Noble era considerata la maggior catena di librerie del mondo fino all’avvento di Amazon. Oggi la Barnes and Noble mantiene il suo primato se consideriamo le librerie tradizionali ma è stata superata da Amazon per numero di titoli offerti in quanto Amazon non dovendo tenere un magazzino rilevante ha potuto mettere in catalogo un numero sterminato di libri anche se la recente introduzione di centri di raccolta per velocizzare le spedizioni fa supporre che vi fossero dei gravi limiti imposti da questo tipo di organizzazione nel servizio della clientela. Internetbookshop è invece una realtà minore in confronto alle due contendenti ma rappresenta pur sempre una realtà non trascurabile anche perché centrata prevalentemente sull’Europa. Ha però il limite di essere costituita da joint ventures nei vari paesi europei poco interconnesse tra loro. In questo senso sembra più promettente l’attività di Books on Line (BOL) praticamente la catena europea della Barnes and Noble su Internet creata recentemente ed in fase di espansione.

    Pare dunque interessante rilevare come delle tre società in questione solo la Barnes and Noble abbia puntato sull’editoria elettronica stringendo alleanze con il gruppo legato alla Microsoft e quindi ritagliandosi una posizione di privilegio in un settore che potrebbe diventare presto strategico per i booksellers. Amazon invece pare restare isolata mentre Internetbookshop, concentrata com’è sull’Europa potrebbe anche inserirsi in questo settore grazie al piano di diffusione che sta portando avanti nei paesi della Comunità verso cui sono dichiaratamente interessate anche le case produttrici di lettori. Internetbookshop è probabilmente legata alle case editrici inglesi dato che si è sviluppata in Inghilterra, e sembra quindi più vicina per struttura e mentalità al modello Barnes and Noble.

    Differente sembra essere anche il tipo di rapporti stabiliti con gli editori. Infatti Amazon propone un accordo agli editori (probabilmente agli editori minori) per vendere i loro libri tramite il sito Amazon ma richiede forti sconti sul prezzo di vendita (55% di sconto) e condizioni piuttosto onerose per gli editori per quanto riguarda i costi delle rese. Tale opportunità è comunque ristretta ai soli editori con sede in USA. Internetbookshop UK dichiara invece di poter inserire nel suo catalogo solo libri prodotti nel Regno Unito ed elencati nel Whitakers Books in Print in the UK. Prevede però di estendere tale lista entro breve termine per comprendere titoli pubblicati negli altri paesi comunitari. Il tipo di rapporto sembra essere più favorevole agli editori a cui probabilmente vengono girati gli ordini raccolti in cambio di una commissione di vendita.

  3. Le case editrici on-line
  4. Fino a poco tempo fa le case editrici che avevano un sito su Internet erano prevalentemente case editrici tradizionali che utilizzavano la rete per pubblicizzare i propri libri. Le procedure di vendita erano comunque ancora quelle tradizionali con al massimo la possibilità di ordinare tramite e-mail e pagare in contrassegno. In seguito sono state sviluppate procedure di vendita con pagamenti on-line tramite carta di credito che però in paesi come l’Italia ed in genere in tutti i paesi che non hanno una radicata tradizione di acquisti per corrispondenza, pare non abbiano ancora avuto un rilevante sviluppo.

    Per quanto riguarda le case editrici minori la rete costituisce un mezzo economico ed efficace per farsi conoscere e molte piccole case editrici hanno colto al volo questa occasione. Molte di queste propongono titoli su temi a diffusione popolare come romanzi, fantascienza ecc. Alcuni propongono anche testi di storia e testi accademici. Ovviamente la categoria più importante dal punto di vista di questo studio è rappresentata dalle case editrici legate alle varie università (Academic Publishers) che sono presenti e facilmente reperibili sulla rete.

    Per le case editrici di libri elettronici infine, la presenza in rete rappresenta una necessità inderogabile proprio per l’importanza di questo mezzo per la diffusione del prodotto ma anche perché la struttura dei costi di una casa editrice di libri elettronici richiede di poter diffondere informazioni in grande mole ed estensione a prezzi contenuti. Inoltre, perlomeno per ora, i lettori e gli autori di libri elettronici sembrano trovarsi prevalentemente tra i navigatori di Internet e quindi la rete rappresenta anche il sistema ideale per contattare nuovi lettori e nuovi autori anche se in questo secondo caso molto dipende dal tipo di pubblicazioni e dal settore editoriale in cui opera la casa editrice.

    Appare scontato che le case editrici tradizionali e più specificamente quelle dedite alla pubblicazione di studi sociali e di saggistica vantano un notevole vantaggio in termini di posizioni acquisite nei confronti di una nuova casa editrice che si propone solo adesso sul mercato. Queste case editrici continueranno ancora per diverso tempo ad attrarre gli autori più quotati e l’attenzione della maggior parte dei lettori grazie alla loro fama e alle notevoli risorse che potranno destinare alla pubblicità dei loro testi. Allo stesso tempo però questo loro incolmabile vantaggio rappresenterà un freno all’abbandono di una struttura produttiva e di mercato che sola assicura il mantenimento di tale vantaggio. Passare all’editoria elettronica per queste case editrici significherà rimettere in discussione la loro posizione di mercato e permettere l’ingresso di nuovi concorrenti in specifiche nicchie di mercato che una grande casa editrice ben difficilmente può coprire. Inoltre, uno dei grossi vantaggi di case editrici tradizionali che volessero passare all’editoria elettronica sarebbe costituito dal loro patrimonio di titoli già editi in formato cartaceo e ripubblicabili in formato elettronico. Questo però potrebbe rappresentare anche un limite in quanto è ampiamente riconosciuto che nell’ultimo decennio la qualità della produzione editoriale è di molto scaduta e questo fatto potrebbe rappresentare un ostacolo a riedizioni su larga scala. Inoltre l’abbandono dell’editoria tradizionale comporterebbe ristrutturazioni aziendali drastiche in termini di occupazione e di management a cui si possono prevedere forti resistenze.

    Più probabile appare invece un graduale passaggio all’editoria elettronica anche attraverso rapporti di collaborazione con nuove case editrici che potrebbero contribuire a rivalorizzare il patrimonio di titoli sotto copyright delle grandi case editrici con ripubblicazioni mirate di specifici testi o con riedizioni aggiornate di testi da vendersi poi ad un mercato ben individuato soprattutto in ambito accademico. Si può quindi prevedere che in alcuni casi le case editrici tradizionali potranno sondare il mercato dell’editoria elettronica attraverso case editrici minori fondate appositamente o comunque stabilendo rapporti di collaborazione con case di editoria elettronica a cui potrebbero anche interessarsi finanziariamente partecipandone al capitale.

    Gli Academic Publishers saranno probabilmente meno restii delle grandi case editrici tradizionali al passaggio all’editoria elettronica. Questo vale soprattutto per le case editrici legate alla varie università americane che lavorano su un mercato più ristretto di quello su cui possono contare invece gli Academic Publisher inglesi più famosi quali Cambridge University Press o Oxford University Press. Queste ultime infatti hanno un mercato che non si limita al solo ambito accademico ma si rivolgono più in generale a lettori interessati a saggistica di alto livello.

    Gli Academic Publishers ed in particolare quelli americani rappresenteranno probabilmente uno degli elementi più dinamici dell’editoria on-line in quanto già radicati nel mercato ed essendo più propensi a colmare in fretta il divario tecnologico e di costi che costituirebbe l’iniziale vantaggio della nuova casa editrice.

  5. Le nuove tecnologie di stampa e l’editoria accademica : i libri print on demand
  6. Accanto alle drastiche innovazioni tecnologiche di cui abbiamo parlato finora, troviamo anche soluzioni più moderate ma non per questo meno efficaci per risolvere i problemi dell’editoria tradizionale ed in particolare quelli dell’editoria accademica caratterizzata com’è da basse tirature e dalla necessità di diffondere su un mercato geograficamente molto ampio i testi pubblicati. In questo senso, nel caso dell’editoria accademica si sommano i problemi dell’editoria tradizionale (problema dei resi e delle immobilizzazioni di libri e capitali, deperibilità dei testi cartacei, costi di immagazzinamento e di trasporto) e quelli specifici del settore accademico (basse tirature, domanda di testi geograficamente molto dispersa, libri che vengono richiesti in piccole quantità ma per periodi lunghi). Inoltre l’editoria accademica presenta delle peculiarità dal lato dell’offerta di testi che non possono essere trascurate. Infatti molti degli autori che si rivolgono ad un Academic Publisher sono studiosi impegnati nella carriera universitaria e che quindi hanno la necessità di pubblicare per poter accedere a cattedre o consolidare la loro posizione accademica. Per far questo, le loro pubblicazioni devono presentare delle caratteristiche, non solo di scientificità ma anche fisiche, che ne permettano la valorizzazione ed il riconoscimento in base alle leggi che regolano l’accesso all’insegnamento universitario. Questo spiega lo scarso entusiasmo di molti studiosi verso le pubblicazioni prettamente elettroniche che non abbiano un corrispettivo su carta e quindi la necessità per gli Academic Publishers di rimanere in qualche modo legati al “vecchio buon libro” stampato su carta.

    Questo è reso possibile dall’adozione di tecniche di stampa digitale (basata cioè sull’uso di stampanti laser di fascia alta) e dall’adozione di processi produttivi atti a consentire la stampa di un limitato numero di copie al momento in cui ne venga fatta richiesta dagli acquirenti (print on demand). Addirittura sarebbe tecnicamente possibile, anche se non è economicamente conveniente, la produzione di books on demand e cioè di libri che vengono stampati una copia alla volta su ordine dell’acquirente. La struttura dei costi impone comunque la stampa di un numero minimo di copie (50-100) che comunque rappresenta un limite accettabile considerando che, con la stampa tradizionale si dovevano stampare almeno 500 copie per volta, copie destinate a rimanere invendute o immagazzinate per anni.

    Questo sistema di produzione, basato su macchine che oltre alla stampa consentono la piegatura delle pagine e la loro rilegatura automatica in brossura, sta suscitando l’interesse di molte ditte di stampa di medie dimensioni che riescono a proporsi su un mercato finora a loro poco propenso e le macchine per la stampa digitale, costruite in genere da grandi ditte finora specializzate in stampanti laser e fotocopiatrici, si stanno diffondendo tanto da far ipotizzare che in un futuro non molto remoto queste macchine potrebbero addirittura essere installate direttamente nelle grandi librerie permettendo così ai lettori di acquistare un libro e vederselo stampare sotto gli occhi “a domanda” (book on demand). Infatti un altro vantaggio che offre questa tecnologia è quello della piena trasferibilità dell’operazione di stampa. In questo senso, mentre l’idea della stampa direttamente in libreria, al momento rimane un’ipotesi affascinante ma ancora di difficile applicazione, è già possibile stampare direttamente i libri sul mercato a cui si fa riferimento diminuendo così i costi di trasporto per quei libri che debbano essere venduti in varie parti del mondo. Per esempio, una casa editrice italiana che deve inviare un certo quantitativo di libri negli Stati Uniti, può farli stampare direttamente negli USA inviando semplicemente un file o meglio, poiché inviare il file può esporre al rischio di frodi o inconvenienti tecnici vari, servirsi di una struttura denominata International Printers Network (IPN) che conta soci tra gli stampatori di tutto il mondo e che può far stampare direttamente i libri dall’affiliato che opera nella regione specifica.

    Questo sistema di stampa, che coniuga il libro tradizionale con le nuove tecnologie digitali legate alla diffusione di strumenti e infrastrutture informatiche, sta riscuotendo un notevole interesse anche tra le organizzazioni internazionali votate alla diffusione ed alla salvaguardia della cultura, sia perché permette la diffusione di opere altrimenti difficili da commercializzare (testi di letteratura e narrativa, saggistica su argomenti specifici, editoria accademica), sia perché permette di valorizzare quel concetto di “diversità culturale” che ispira la politica culturale della Comunità Europea nel senso che permette la diffusione di opere anche in lingue poco diffuse ma pur sempre lingue ufficiali della Comunità Europea, o studi specifici su culture locali e nazionali. Per questo motivo sono stati creati vari progetti comunitari o nazionali per la diffusione di questa tecnica di stampa (il New Book Economy-BIS, il progetto PODIUM in Svezia) e recentemente si è anche tenuto un workshop a livello europeo specificamente sul print on demand a Strasburgo presso la sede del Consiglio d’Europa che organizzava l’evento.

  7. Conclusione: i limiti e le opportunità dell’applicazione di nuove tecnologie informatiche all’editoria accademica
  8. Dall’esposizione fatta finora emergono alcuni dei problemi principali che le nuove tecnologie si trascinano dietro e che ne frenano (o forse ne impediranno definitivamente) lo sviluppo ma anche le opportunità che queste nuove applicazioni offrono all’editoria accademica.

    I problemi sono sia di natura tecnica che di natura formale. La diffusione dei libri elettronici o su cd e che comunque debbano essere letti su monitor è resa difficile dalla scarsa leggibilità di documenti lunghi direttamente da monitor. Infatti, se consideriamo il numero di punti per pollice quadrato come unità di misura della leggibilità di un documento avremo che, mentre il livello di leggibilità di un documento stampato in offset equivale circa a 1000 e quello di un documento stampato con una normale stampante laser da ufficio equivale a circa 350, un testo su monitor ha un livello di leggibilità dell’ordine di 30 elevabile a meno di 100 con monitor LCD e software specifico per la lettura su schermo. Risulta chiaro che leggere un testo lungo su monitor comporta un notevole sforzo ed un affaticamento della vista poco gradito ai forti lettori.

    Inoltre c’è il problema della relativa inamovibilità di un monitor da tavolo. Questo problema potrebbe essere risolto (una volta risolto quello determinante della leggibilità) dall’utilizzo di eBooks che però sono ancora molto costosi e soprattutto vanno a batteria con un’autonomia limitata e quindi con tutti i problemi ed i costi di ricarica e sostituzione batteria dei computer portatili. Anche in questo caso le soluzioni prospettate non sembrano molto convincenti.

    Ci sono poi tutti quei problemi che ho definito formali, ma non certo per sminuirne l’importanza, e che sono costituiti dal problema del supporto di stampa per il riconoscimento del valore legale della pubblicazione, la carenza di legislazione in tema di sfruttamento dei diritti d’autore per i libri elettronici che crea seri impacci soprattutto per la trasformazione in formato elettronico di libri non concepiti originariamente per questo formato, i rischi di contraffazione e pirateria che agiscono sia dal lato della distribuzione del prodotto ma anche nel campo dei pagamenti, ed infine, ma non ultimo per importanza, la questione del valore aggiunto dall’editore alle opere pubblicate e che rischia di venir trascurato nell’illusione che la pubblicazione elettronica consenta di fare a meno di tutti quegli intermediari che si trovano tra l’autore ed il lettore e che apparentemente sembrano di scarsa utilità. Di questo problema si sono avute riprove significative con le prime esperienze di editoria elettronica intermediaries-free proprio nel campo delle pubblicazioni accademiche e soprattutto nel campo delle scienze sociali, dove si è iniziato a mettere in rete testi di ricerca di dubbio valore scientifico e di pessima qualità redazionale proprio nell’illusione di aver trovato il sistema di pubblicare in gran quantità e senza dover affrontare i filtri tradizionali a cui si sottopongono i lavori accademici.

    Per questo motivo, ritengo si debba esser cauti nel nutrire speranze di una rapida e radicale rivoluzione nel campo dell’editoria accademica conseguente all’introduzione ed allo sviluppo di nuove tecnologie informatiche. Probabilmente assisteremo ad un progressivo adattamento alle nuove tecnologie di questo settore dell’editoria passando prima per l’adozione di sistemi di stampa più economici e consono alle necessità dell’editoria accademica quali il print on demand, ed in seguito ad un più massiccio utilizzo dell’editoria elettronica e della trasmissione di files via Internet per rifornire di libri elettronici le biblioteche delle università ed infine quelle dei privati. In questo processo evolutivo le figure tradizionali del ciclo produttivo e distributivo dell’editoria non scompariranno necessariamente ma adatteranno il loro ruolo alle nuove tecnologie mantenendo però le funzioni originali e magari integrandole a seconda delle necessità.


References

Testi sull’editoria elettronica

Bailey, Charles W. Jr., Scholarly Electronic Publishing Bibliography, (http://info.lib.uh.edu/sepb/sepb.doc )

Butterworth, I. (ed.), The Impact of Electronic Publishing on the Academic Community: An International Workshop Organized by the Academia Europaea and the Wennen-Gren Foundation, London, Portland Press, 1998 (http://tiepac.portlandpress.co.uk/books/online/tiepac/ )

Committee on Libraries and Intellectual Property, National Humanities Alliance, Basic Principles for Managing Intellectual Property in the Digital Environment (http://www-ninch.cni.org/ISSUES/COPYRIGHT/PRINCIPLES/NHA_Complete.html )

Okerson, Ann (ed.), Scholarly Publishing on the Electronic Networks: The New Generation: Vision and Opportunities in Not-for-Profit Publishing: Proceedings of the Second Symposium, Washington DC, Office of Scientific and Academic Publishing, Association of Research Libraries, 1993 (http://www.arl.org/scomm/symp2/1992.toc.html )

Winkler, Karen J., “Academic Presses Look to the Internet to Save Scholarly Monographs”, The Chronicle of Higher Education, 12 September 1997, A18, A20.

Testi sul print-on-demand

Consiglio d’Europa, Electronic Publishing, Books and Archives, Strasbourg 1999

Curman, Peter, “How the digital revolution will give new life to Gutemberg” in The book and the Computer, 1998 (www.honco.net/9812/ar-curman.html)

Guaraldi, Mario, “New Patterns of Publishing”, in First European Workshop on Print-on-Demand: A Technological Revolution at the Service of Cultural Diversity, Background Papers, Strasbourg, 2000, pp. 5-17

Juhola, Helene, “Print–on-Demand: Technologies at Work”, in First European Workshop on Print-on-Demand, cit. pp. 19-28

Mossberg, Maja-Brita, One book at a time, TELDOK report 122E, Stoccolma, Nykopia Tryck, 1998 (www.books-on-demand.com)

Rivers, Alison, “Print-on-Demand: an Overview of Current Experience in Europe”, in First European Workshop on Print-on-Demand, cit. pp. 29-93

Riviste elettroniche

D-Lib Magazine (www.dlib.org/dlib/ )

The Journal of Electronic Publishing (www.press.umich.edu/jep/ )

© SISSCOWEB, 2000. All rights reserved. No part of this essay may be reproduced or transmitted in any form or by any means, electronic or mechanical including photocopying, recording or any information storage or retrieval system, without prior permission in writing from the publisher.