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Per una politica di comunicazione degli archivi

Carlo Vivoli
Quaderni I/2001
SEGRETI PERSONALI E SEGRETI DI STATO.
Privacy, archivi e ricerca storica

a cura di Carlo Spagnolo
Parte I
Privacy e codice deontologico

Solo tre punti telegrafici. Innanzitutto dei ringraziamenti non formali agli organizzatori proprio per l’utilità e la tempestività di questo convegno o giornata di studio che sia. Le varie relazioni hanno permesso, sicuramente a me, ma credo anche a molti degli altri partecipanti, di avere un po’ più di chiarezza su un tema quale quello della tutela dei dati personali in relazione alla ricerca storica nel quale regna ancora molta incertezza e confusione. Io sono direttore di un archivio di Stato, anche per presentarmi di quello di Pistoia, e mi trovo quasi quotidianamente di fronte alle difficoltà legate all’esigenza di salvaguardare la riservatezza e nello stesso tempo di favorire la ricerca, uno dei compiti istituzionali degli archivi di Stato. Credo che sia importante ribadire come sia necessaria, e lo sarà sempre di più nel prossimo futuro, una maggiore circolazione di notizie e informazioni, anche all’interno dell’amministrazione archivistica, su questi problemi e su quelli che ha posto Isabella Zanni Rosiello proprio ora, di integrazione tra un testo e l’altro. Siamo in una fase di grandi modificazioni per il nostro settore e si fa molta fatica a seguire le varie normative che si succedono a ritmo continuo per cui è ovvio, anche se non auspicabile, che ogni archivio finisca per comportarsi in maniera diversa da un altro con evidenti danni all’immagine. Molte cose che abbiamo sentito in questa mattinata, penso in particolare all’intervento di Stefano Rodotà , possono effettivamente portare un po’ di tranquillità . Il prof. De Siervo, che avevo già sentito parlare in occasione di un precedente convegno organizzato dalla sezione Toscana dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana a Firenze nel novembre del 1997 1 è sempre molto efficace e chiarificatore. So che è intervenuto in molte altre occasioni organizzate dagli archivisti e di questo non posso non ringraziarlo, ma voglio ancora sottolineare come sia necessaria la circolazione delle informazioni presso i vari istituti archivistici e a questo proposito non si può non chiamare in causa l’Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, quale soggetto più appropriato per la diffusione e la discussione di queste tematiche, così come il Comitato di settore per i beni archivistici, del quale faccio parte – il che è come chiamarsi direttamente in causa – per l’opera che può e ancor meglio dovrebbe fare di approfondimento e di divulgazione.
Secondo punto: i codici deontologici. Non voglio entrare nel merito del discorso che è stato fatto. Credo solo che debbano essere soprattutto dei codici per gli utenti degli archivi in generale, al di là della loro qualificazione professionale, e quindi finiranno in qualche modo per regolamentare l’attività degli archivi. In questo senso ritengo, ma immagino di sfondare una porta aperta in quanto certamente già previsto, che tra coloro che dovranno essere consultati ci debbano essere, insieme alle amministrazioni, anche le varie associazioni professionali, e non solo quella degli archivisti ma anche quelle dei bibliotecari e di altre professioni, perché la ricerca storica si fa come è altrettanto ovvio anche nelle biblioteche e in tanti altri istituti culturali e scientifici, e quindi non riguarda esclusivamente gli archivi.
Un terzo punto, infine, che non mi sembra sia mai stato sollevato ma credo sia necessario sollevare perché fra l’altro si ritrova anche nel progetto di raccomandazione approvato dal Consiglio dall’Europa su una politica europea in materia di comunicazione degli archivi, ora pubblicata anche negli atti della conferenza nazionale degli archivi svoltasi a Roma nel luglio del 1998 ed ai quali si rimanda anche per le considerazioni su diritto all’accesso e tutela della riservatezza 2. Nel progetto si ribadisce chiaramente infatti che l’accesso agli archivi non è solo un problema giuridico di norme da attuare, ma anche e soprattutto un problema di risorse da mettere a disposizione, da dedicare a questo settore troppo spesso poco considerato. Io vengo appunto dalla periferia, da una situazione in cui mancano non solo gli archivisti ma anche gli spazi per le fonti contemporanee: tutto sommato, ma questo non è certo un bene, in quanto direttore di un piccolo archivio di provincia non mi devo troppo misurare con le difficoltà legate alla consultazione di documenti riservati, perché non vi sono custoditi che pochi documenti recenti, però in assoluto contiamo di averne in un prossimo futuro, pena la perdita stessa della nostra identità di istituti di conservazione della memoria storica della nazione o comunque una loro radicale trasformazione. Ritengo dunque che debba essere posto con forza il problema delle risorse, perché l’accesso alle fonti contemporanee è anche un problema di risorse che gli archivi di Stato, ultimamente, di certo non hanno. Non c’è una politica archivistica per le sedi, o perlomeno c’è, ma limitata alle poche risorse che sono a disposizione. Non c’è nemmeno una chiara politica delle acquisizioni in parte anche per via di questi problemi logistici ed organizzativi. Rischia appunto di sparire quella funzione che gli archivi di Stato hanno bene o male svolto in questi quasi centocinquanta anni di storia unitaria.
Un solo accenno a questioni più specifiche trattate nelle belle relazioni: sono d’accordo con Claudio Pavone quando diceva che per i dati personali sarebbe più utile fare riferimento alla data della morte dell’interessato, anche se non sempre è facile identificarla, perché è un dato certo rispetto all’apertura o alla chiusura del dossier, o per lo meno credo che debbano essere previste ambedue le fattispecie, come del resto è scritto anche nel progetto di raccomandazione europeo citato in precedenza. Vi ringrazio per l’attenzione.
Note
1- Cfr. Democrazia in rete o “grande fratello”? l’accesso agli archivi e la salvaguardia della riservatezza nelle fonti contemporanee, Atti del convegno, Firenze, 27 novembre 1997, a cura di M. Borgioli e F. Klein, Firenze, 1999, Provincia di Firenze, Cultura e memoria, 14.
2- Cfr. Conferenza nazionale degli archivi, Roma, Pubblicazioni degli archivi di Stato, 1999, Saggi, 50.