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Premi Sissco 2025

Vincitrice e vincitore:  Chiara Giorgi, "Salute per tutti. Storia della sanità in Italia dal dopoguerra a oggi"; Andrea Avalli, "Il mito della prima Italia. L’uso politico degli Etruschi tra fascismo e dopoguerra"

La vincitrice del Premio Senior

 Chiara Giorgi, Salute per tutti. Storia della sanità in Italia dal dopoguerra a oggi

Il Consiglio Direttivo della SISSCo ha preso in considerazione un ampio numero di opere di studiose e studiosi italiani, ritenute tra le più degne di nota tra quelle pubblicate nel 2024.

Dopo una rigorosa selezione, le seguenti monografie sono state individuate come meritevoli di una particolare attenzione: Michele Di Donato, Le socialdemocrazie in transizione. Una storia internazionale degli anni Settanta (pubblicato presso Il Mulino); Chiara Giorgi, Salute per tutti. Storia della sanità in Italia dal dopoguerra a oggi (Laterza); Marco Mariano, Tropici americani. L’impero degli Stati Uniti in America Latina nel Novecento (Einaudi). In seguito a ulteriore e approfondito confronto, si è scelto di assegnare il Premio Sissco 2025 al libro di Chiara Giorgi, Salute per tutti. Storia della sanità in Italia dal dopoguerra a oggi, edito da Laterza.

Nel suo lavoro, Chiara Giorgi ripercorre la storia del concetto e delle politiche di tutela della salute, analizzando anche il ruolo di istituzioni, normative e attori sociali che li hanno plasmati. L’intero complesso di questi elementi viene collocato non soltanto nelle diverse stagioni dell’ormai lunga vicenda dell’Italia repubblicana, ma anche, e meritoriamente, nel mutevole contesto internazionale. Si tratta di una ricostruzione originale e sistematica di un ambito tematico ancora relativamente poco esplorato, che l’autrice realizza coniugando in modo fecondo l’approfondimento analitico con la definizione dei quadri di sintesi e affrontando con passo sicuro anche i periodi più vicini al tempo presente.

Sorretta da un’ampia varietà di fonti, comprensive degli atti parlamentari, di documentazione d’inchiesta e pubblicistica coeva e di una ricca letteratura specialistica, Giorgi delinea lucidamente i passaggi cruciali, con i loro presupposti e implicazioni, della storia della salute come bene collettivo e diritto costituzionale dalle dimensioni molteplici.

In particolare, cogliendo specificità, debolezze e contraddizioni del caso italiano, la sua ricostruzione si dipana tra due grandi fasi: una prima, dominata dall’emergere del progetto del Sistema sanitario nazionale, all’insegna del concetto universalista della “salute per tutti” che dà il titolo al libro; e poi una successiva, lunga e contraddittoria, stagione che ha al centro prima l’implementazione del SSN e in seguito la sua progressiva messa in discussione, sull’onda delle sempre più forti tendenze privatistiche, aziendalistiche e regionalistiche. Di quelle diverse stagioni, la storica ripercorre con scrittura limpida ed efficace l’intreccio tra proposte dei tecnici, ruolo degli attori istituzionali e sociali, dibattito politico, produzione normativa e approcci, obiettivi e esiti dei provvedimenti adottati.

Per la solidità della ricerca, la coerenza e l’articolazione della ricostruzione d’insieme e la chiarezza delle proposte interpretative, il libro di Chiara Giorgi rappresenta un autorevole punto di approdo degli studi sul tema cruciale della salute pubblica e delle politiche sanitarie, ma si propone anche, per l’approccio adottato e la campitura temporale, come un esempio da replicare a proposito di altre politiche di governo del paese e della società italiana contemporanea.

Il vincitore del premio opera prima

Andrea Avalli, Il mito della prima Italia. L’uso politico degli Etruschi tra fascismo e dopoguerra

Il Consiglio Direttivo, dopo aver preso in considerazione un’ampia rosa di titoli pubblicati nel corso del 2024, ha selezionato per il “premio Opera prima 2025” la seguente terzina: 1) Andrea Avalli, Il mito della prima Italia. L’uso politico degli Etruschi tra fascismo e dopoguerra, Roma, Viella 2) Giacomo Canepa, Riabilitare gli italiani. Politiche dell’assistenza post-bellica e costruzione della cittadinanza, Roma, Viella, 3) Teresa Colliva, Gli immaginari contesi dell’Africa nell’Italia degli anni Sessanta, Roma, Viella. Si è deciso di assegnare il premio Opera Prima Sissco 2024 al volume di Andrea Avalli, Il mito della prima Italia. L’uso politico degli Etruschi tra fascismo e dopoguerra, Roma, Viella.

Il volume vincitore ricostruisce la “riscoperta” ed esaltazione della civiltà etrusca operata durante il fascismo e la sua inclusione all’interno dell’identità nazionale italiana così come era stata ridefinita dal regime e, al tempo stesso, il suo uso nell’esaltazione di una sorta di unicità delle radici razziali italiche. Il Direttivo ha inteso premiare un lavoro che si distingue per l’originalità della ricerca, il rigore concettuale e la serietà e maturità mostrati dall’Autore nell’approccio metodologico.

Frutto di anni di ricerca e di un serrato confronto con la pubblicistica di riferimento il volume ha il merito indiscutibile di mostrare come studiosi di diversi ambiti, e in particolare archeologi in stretta connessione con la politica fascista, si impegnarono a neutralizzare l’ipotesi orientalista (secondo cui gli Etruschi sarebbero arrivati in Italia centrale dalle regioni anatoliche o dal Medio Oriente) per sostenere una loro origine “autoctona”. Una scelta non solo di natura scientifica ma profondamente ideologica, coerente con il montante razzismo di Stato e l’ossessione del regime per la “purezza della stirpe”.

Uno dei punti centrali della ricerca di Avalli è stata la capacità di mettere in luce la performatività del mito etrusco al servizio della propaganda di regime: non si trattava solo di usare il passato, ma di costruirlo attivamente e di mantenerlo vivo e presente nella percezione del pubblico con il sostegno di un importante apparato culturale ed educativo costituito dalla rete museale, manuali scolastici, conferenze, romanzi e propaganda visiva. Il mito egli Etruschi, sorretto da alcuni dei più importanti antichisti italiani del momento fu così largamente recepito da molti intellettuali dell’epoca. Gli Etruschi diventarono una straordinaria proiezione del presente totalitario fascista: ordinati, gerarchici, religiosi, combattenti.

Avalli si inserisce, dunque con autorevolezza nel solco della storia culturale e dei memory studies, ma, come si è detto, con un saldo ancoraggio alle risultanze offerte dalle tante fonti primarie consultate. Infine, molto interessante e originale pare anche il passaggio che l’Autore dedica all’immediato dopoguerra. La fine rovinosa della dittatura fascista significò tutt’altro che l’archiviazione della retorica identitaria etrusca. Al contrario, nella nuova Italia democratica, segnata dal sorgere della guerra fredda e da una forte polarizzazione politica, il mito etrusco non venne messo da parte ma piuttosto attentamente rielaborato, reso più compatibile con i nuovi valori repubblicani, senza che, tuttavia, venisse messo in discussione il ruolo “fondativo” di quella grande, misteriosa civiltà.