SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il calvario degli emiliani. L’attacco al Podgora del giugno 1915

Giacomo Bollini

Udine, Gaspari Editore, 172 pp., € 16,00 2013

I primi giorni della guerra italiana e l’offensiva sul Podgora del giugno 1915, l’altura davanti a Gorizia posta sulla riva destra dell’Isonzo, condotta dalla brigata Pistoia (35° e 36° reggimento fanteria), formata soprattutto da soldati bolognesi. Sono questi i temi toccati nel volume, che narra in maniera dettagliata le vicende militari che porteranno al «calvario degli emiliani». Nel libro è pregevole la lunga parte introduttiva in cui si dà conto della struttura dei due eserciti contrapposti, degli armamenti e dell’addestramento dei soldati, degli schieramenti sul fronte della testa di ponte di Gorizia, della strategia d’attacco di Cadorna e del piano difensivo messo a punto dall’esercito austro-ungarico. Emerge con tutta evidenza l’impreparazione delle truppe italiane, in particolare sul piano dei mezzi a disposizione: numero inferiore di mitragliatrici e di bocche da fuoco e mancanza di elmetti (saranno distribuiti solo sei mesi dopo). La cronaca inizia dall’ordine di avanzata del 24 maggio e l’occupazione in poche ore della cittadina di Cormòns ancora abitata da molti civili. I progressi delle truppe italiane si alternano alle soste imposte dal fuoco dell’artiglieria austriaca e dalla necessità di gestire i rapporti con la popolazione che le accoglie con indifferenza se non con ostilità. I primi scontri degni di nota si verificano nei primi giorni di giugno, quelli che precedono la battaglia vera e propria sul Podgora, «il guardiano di Gorizia». L’attacco inizia il pomeriggio dell’8 giugno. Si prevede di avanzare con il VI corpo d’armata (da Oslavia a Lucinico) fin sulla cresta del monte e poi di accingersi ad attraversare l’Isonzo. L’avanzata non è però così lineare: il primo giorno le perdite sono una settantina. Il giorno dopo i fanti del 35° reggimento sono colpiti addirittura dalle batterie italiane che sparano colpevolmente troppo corto. L’assalto del 10 giugno dovrebbe essere quello decisivo, ma la superiorità del fuoco austriaco e la scarsa conoscenza del terreno da parte dei soldati italiani pregiudicano l’esito finale: le perdite complessive sono di una trentina di ufficiali e di circa 700 uomini di truppa. In pratica il primo attacco frontale della guerra italiana si rivela un grande massacro, il primo di una lunga serie. Un episodio che ha lasciato una traccia profonda nella memoria di Bologna e dei bolognesi: ben 55 i morti (su 212) in appena tre giorni di combattimento. Nel libro, molto ben documentato, si fa un ampio ricorso alle fonti militari, ai diari storici dei reparti e alla memorialistica. Ma si pecca forse di un’eccessiva empatia nei confronti dell’argomento e delle vicende raccontate, al punto che a tratti si fatica a distinguere la penna dell’autore dalle numerose e interessanti citazioni. Questo è il primo volume di una collana dedicata alla storia degli emiliani e dei romagnoli nella Grande guerra. Un’operazione editoriale certamente utile in vista di un centenario che ha bisogno anche di molti lavori analitici.


Daniele Ceschin