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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La belle époque italiana di Rio de Janeiro. Volti e storie dell’emigrazione meridionale nella modernità carioca

Vittorio Cappelli

Soveria Mannelli, Rubbettino, 186 pp., € 14,00 2013

Quando, nel dicembre del 1954, «Il Fanfulla», uno dei più influenti quotidiani degli italiani emigrati in Brasile, si trova a celebrare il centenario della nascita della Società italiana di beneficienza di Rio de Janeiro, ricorda tra gli illustri protagonisti di quella comunità Antonio Jannuzzi e Pasquale Segreto. Il primo, noto costruttore nella stagione della cosiddetta belle époque tropical, è originario di Fuscaldo, paesino della costa tirrenica cosentina rinomato per la tradizione artigiana di scalpellini del tufo; il secondo, una sorta di «ministro del divertimento», cilentano, si distingue invece per l’intensa attività editoriale e di intrattenimento, dai café chantant, alle case da gioco e teatri. Attraverso la narrazione della vicenda biografica di due personaggi simbolo e delle loro famiglie, Vittorio Cappelli – già autore di varie monografie tra cui Storie di italiani nelle altre Americhe e direttore per Rubbettino della collana Viaggio in Calabria – approfondisce uno spaccato microstorico dell’emigrazione meridionale italiana in Brasile definita in un arco di tempo che va dalla metà dell’800 (e in particolare dal matrimonio della principessa napoletana Teresa Cristina di Borbone con Pedro II) fino agli anni ’20. Le fonti sono variegate e provengono da una pluralità di archivi tra cui quello del club de Engenharia di Rio, biblioteche civiche, comunali e familiari di alcune località calabresi, unite a una fitta emerografia di quotidiani italiani dell’epoca. Il travolgente processo di urbanizzazione e modernizzazione della capitale del Brasile dell’epoca viene contestualizzato in una prospettiva di lungo periodo ma esula da considerazioni generalizzanti, rimanendo quindi sempre ben centrato sulle vicende biografiche di questi due gruppi familiari; si evidenziano anche il carattere a volte circolare dei processi migratori e le dinamiche caratterizzanti del duplice versante delle partenze e degli arrivi. Jannuzzi e Segreto s’inseriscono nell’effervescenza socio culturale e urbanistica della capitale in una fase in cui il paradigma culturale dominante era incentrato sul modello francese, che avviava lo sventramento del centro storico coloniale e «l’ansia di modernità si confondeva col desiderio di creare un ambiente europeo nei tropici» (p. 39). Di particolare interesse è l’approfondimento tra le possibili interazioni tra la sociabilità popolare, quella d’élite, le logge massoniche e le società di mutuo soccorso, sintomo di un articolato panorama associativo degli italiani di fine ’800. Le saghe biografiche familiari, fil rouge di tutta la vicenda, che rivelano una particolare attenzione alla genesi e l’evoluzione delle catene migratorie, sono talvolta costellate di una tale quantità di dettagli che rischiano di far perdere un poco il lettore, ma costituiscono tuttavia la cifra stilistica di una vicenda «in carne ed ossa», ben lontana da vecchie generalizzazioni o stereotipi consolidati talvolta presenti nella storiografia precedente sull’emigrazione italiana in Brasile.


Benedetta Calandra