SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Fare storia con la televisione. L'immagine come fonte, evento, memoria

Aldo Grasso (a cura di)

Prefazione di Paolo Mieli, Milano, Vita e Pensiero, 295 pp., euro 20,00 2006

Nel 1991 P. Ortoleva, in un testo considerato ormai un classico (Cinema e storia, Torino), constatava come gli storici più che «produrre concreti e misurabili risultati conoscitivi» si occupassero allora di problemi metodologici in una «discussione preliminare su come il film possa essere usato e interpretato dallo storico» (cit. Carini, p. 47). A distanza di circa quindici anni, ed estendendo l'orizzonte dal film al programma televisivo, non si registrano cambiamenti significativi e il dibattito ha mantenuto, sia pure affinandosi, quel carattere preliminare. Anche da qui il rischio di ripetere cose già dette, sulla base di una sorta di «matrice» definitasi in Italia tra gli anni Ottanta e Novanta sull'onda della ricezione delle opere, in primo luogo, di Marc Ferro e Pierre Sorlin. Il volume curato da Grasso è anch'esso debitore di quel dibattito e non è esente da ripetizioni ? che non sempre giovano ?, tuttavia può considerarsi non a torto «la prima pubblicazione italiana che prende sistematicamente in considerazione la questione dei rapporti fra la storia e il mezzo di comunicazione oggi più diffuso e popolare» (risvolto di copertina). Trae origine dal convegno internazionale Fare storia con la televisione. L'immagine come fonte, come evento, come memoria, svoltosi all'Università Cattolica di Milano il 20 e 21 aprile 2004, in occasione del cinquantenario della televisione italiana e raccoglie sedici saggi organizzati in due parti, a cui si aggiungono la trascrizione della tavola rotonda conclusiva del convegno e una appendice contenente una ricostruzione di sintesi dei cinquant'anni di storia della televisione italiana di M. Bianchi e una bibliografia di riferimento; manca l'indice dei nomi. La prima parte, Televisione e storia, è introdotta dal curatore ed è composta soltanto da altri due contributi: quello di M. Scaglioni, che traccia un quadro generale delle problematiche, e quello di S. Carini, che ripercorre utilmente i principali temi che hanno attraversato nel tempo il dibattito sul rapporto fra storia e media. La maggior parte dei saggi è concentrata nella seconda parte, Fonte, evento, memoria, in un caleidoscopio di approcci «professionali » che vanno dagli studiosi dei media e della comunicazione (J. Bourdon, J. Ellis, P. Scannel), ai responsabili degli archivi audiovisivi (J.M. Rodes, S. Bryant, B. Scaramucci), agli operatori del settore (C. Whittaker, M.G. Bonazzetti Pelli, C. Sartori), fino agli storici (A. Melloni, A. Chauveau, G. De Luna, P.M. Taylor). I diversi saggi si mantengono saldi sul filo conduttore del rapporto tra storia e televisione offrendo, insieme ad analisi, spunti e suggestioni interessanti, anche importanti testimonianze sulle pratiche archivistiche e sulle produzioni televisive in Europa. Oltre alla molteplicità dei punti di vista racchiusi in un disegno coerente, ciò che rende interessante il volume è anche la consapevolezza preliminare, che attraversa numerosi saggi, di «quanto feticismo permei le considerazioni sugli archivi audiovisivi» (Bourdon, p. 93) e di come la peculiarità della fonte televisiva non risieda tanto nella sua natura, piuttosto nella percezione di chi ne riceve le immagini e i suoni (Melloni).


Giancarlo Monina