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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Korporativismus in den südeuropäischen Diktaturen. Il corporativismo nelle dittature sudeuropee

Aldo Mazzacane, Alessandro Somma, Michael Stolleis (a cura di)

Frankfurt am Main, Vittorio Klostermann, pp. 421, euro 79,00 2005

Il volume raccoglie i risultati di un seminario svoltosi nell'ottobre 2002 a Blankensee (Berlino) e si inserisce in un ciclo di studi di ambito giuridico, promosso dal Max-Planck-Institut für europäische Rechtsgeschichte di Francoforte, sul tema ?Das Europa der Diktatur. Wirtschaftskontrolle und Recht?. I diciannove contributi contenuti nel volume hanno per oggetto il corporativismo in Italia, Francia, Spagna e Portogallo, studiato soprattutto dal punto di vista del diritto civile, del lavoro, pubblico, costituzionale e agrario. La maggior parte degli articoli è dedicata all'Italia, mentre solo uno riguarda il caso del Portogallo. Il volume si chiude con un contributo di taglio internazionale sull'influenza del modello corporativo sulla politica economica della Società delle Nazioni. Ciò che emerge dal volume è il contorno di un dibattito internazionale negli anni tra le due guerre sul corporativismo che, in tutti i casi e gli ambiti analizzati, di fatto non riesce mai a tradursi compiutamente in realtà. I modelli corporativi proposti si scontrano infatti con la tendenza dirigista degli Stati, in particolare nella Francia di Vichy dove le teorie corporative si intrecciano con il modello di impresa dell'?art de la conduite?. L'esigenza dello Stato di esercitare un controllo, soprattutto in tempo di guerra, sottrae ogni autonomia alle organizzazioni di base. Questo è molto evidente nel caso del diritto agrario, dove in particolare nel caso spagnolo l'autonomia decisionale dei lavoratori si trasforma attraverso le corporazioni di base in una forma di repressione indiretta dello Stato. Nel caso italiano emerge come fino al 1926 il dibattito giuridico si attesti su un livello dottrinario di discussione di carattere utopico. Soltanto dopo le prime misure per la costruzione di uno Stato corporativo si sviluppa una discussione tesa a potenziare la struttura statale vigente. In questo dibattito è sempre presente il problema dell'incontro tra liberalismo come libera iniziativa e corporativismo come progetto totalitario di Stato nazione. Gli studi sull'Italia mostrano come l'amministrazione si sia rivelata il principale settore di continuità istituzionale con lo Stato liberale, mentre l'introduzione di principi corporativi nel diritto del lavoro avrebbe contribuito ?alla modernizzazione della società proprio e soltanto nella misura in cui valorizzò [?] l'intreccio tra regole del lavoro e qualità della vita extra lavorativa? (p. 239), anche se poi di fatto tale modernizzazione durante il regime sarebbe stata negata nella sua applicazione. Il libro è molto utile per capire il significato concettuale del corporativismo e il fascino esercitato da questo sul diritto tra le due guerre. Sarebbe stato forse interessante aggiungere alla silloge dei saggi un contributo di taglio comparativo, in grado di tracciare il territorio peculiare del corporativismo delle dittature sudeuropee. Resta alla fine la centralità del caso italiano che lascia emergere il ruolo propulsivo dell'Italia in Europa per la diffusione delle teorie corporative.


Fiammetta Balestracci