SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il dottore commercialista. Formazione, professione, etica

Alessandra Cantagalli

Bologna, Clueb, pp. 158, euro 10,00 2004

Il libro di Cantagalli, impegnata nello svolgimento del dottorato di ricerca presso l'Università di Bologna e già collaboratrice del volume I professionisti, Annali 10 della Storia d'Italia Einaudi curato da Maria Malatesta, s'inserisce nel filone di studi sulla storia delle professioni che da qualche tempo ha conosciuto in Italia un apprezzabile incremento. I primi capitoli ripercorrono le tappe dell'istruzione superiore e universitaria in materia economica e commerciale dopo l'unificazione, partendo dalle scuole superiori di commercio (quella di Venezia inaugurata nel 1868, seguita negli anni Ottanta da quelle di Genova e di Bari, e solo nel nuovo secolo da quelle di Torino e di Roma, precedute a loro volta di quattro anni dall'Università commerciale ?Bocconi? di Milano, fondata nel 1902) per giungere alle facoltà di Economia e commercio, istituite nel 1935, quando il ministro De Vecchi decretò l'annessione delle scuole alle università. In questo contesto s'inserisce l'avvio del progetto professionale del dottore commercialista, termine che sin dall'Ottocento designava una figura che faticò a lungo ad ottenere uno status definito, tutelato e differenziato. Da sempre in concorrenza sul mercato del lavoro con ragionieri (soprattutto) e avvocati, inizialmente per tale figura si pose il problema dell'equiparazione alla laurea del titolo di studio. Presto sorse anche la questione del riconoscimento giuridico che, come per tutte le professioni, aveva un precedente e un modello nel riconoscimento di quelle forensi (1874), e che fu ottenuto solo nel 1929. Nel frattempo l'adesione al regime dei dottori commercialisti era stata rapida, ed essi, inquadrati in una propria Federazione sindacale, affrontarono con difficoltà, soprattutto dagli anni Trenta, difficili congiunture occupazionali. La concorrenzialità e la sovrapposizione persistenti con altre professioni e la varietà degli esiti lavorativi dei laureati in Economia e commercio (spesso anche impiegati o insegnanti) mantennero al profilo professionale dei dottori commercialisti, frequentemente relegati nel senso comune a mansioni di curatori di fallimenti e di tracolli aziendali, tratti durevoli di indeterminatezza e di precarietà. Solo con lo sviluppo economico del secondo dopoguerra le loro prospettive iniziarono ad ampliarsi in misura consistente. Favorirono questa tendenza la riforma Vanoni, che nel 1951 introdusse l'obbligatorietà della dichiarazione dei redditi, la normativa del 1971 sulla contabilità delle aziende e l'aumento costante delle imprese, che incrementarono la domanda di fiscalisti, contabili, aziendalisti, certificatori e revisori. Da allora la crescita del numero dei dottori commercialisti e dei loro spazi sul mercato del lavoro è stata impressionante, benché sia rimasto irrisolto il problema della loro specifica identità rispetto a figure analoghe. Il lavoro di Cantagalli è attento all'evoluzione normativa, di cui offre un utile quadro d'insieme. Assai ricche risultano poi le pagine relative all'ultimo cinquantennio, che giovandosi di indagini compiute da Censis e dall'Ordine professionale informano dettagliatamente sulla composizione interna della categoria.


Gian Carlo Jocteau