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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Società Economica di Terra di Lavoro. Le condizioni economiche e sociali nell'Ottocento borbonico. La conversione unitaria

Alessandro Marra

Milano, FrancoAngeli, 227 pp., euro 22,00 2006

Diversamente da altre analoghe istituzioni italiane, le Società economiche meridionali furono create solo nel decennio francese nell'ambito del progetto di riforma dello Stato attuato dai Napoleonidi e confermato dai Borboni. Si trattava di veri e propri organi amministrativi periferici con compiti di stimolo all'economia. Nonostante l'ormai corposa letteratura in materia, però, non tutte le Società hanno ricevuto la stessa attenzione. Quella di Terra di Lavoro, in particolare, non è mai stata oggetto di uno specifico studio e, a colmare questa lacuna, è ora disponibile il volume in questione. Frutto di un'approfondita ricerca compiuta su documenti archivistici e sulla pubblicistica edita dalla stessa Società, il libro abbraccia l'intero arco di vita dell'istituzione con ampi ? e forse talora eccessivi ? spazi dedicati agli eventi politici entro cui essa si mosse. I primi decenni sono contraddistinti da difficoltà comuni a tutte le Società del Regno e da problemi locali. È la fase che l'autore chiama «inevitabile declino»; definizione che, al di là della scelta terminologica (singolare l'idea di un esordio declinante), è interessante perché smentisce in parte l'idea, comune a molti studi, che nel decennio francese queste istituzioni fossero particolarmente attive. Sotto questo profilo, anzi, è un peccato che in questa occasione, e più in generale in tutta la sua ricerca, Marra scelga di non confrontarsi con la storiografia esistente: un suo maggior utilizzo, oltre a consentire di cogliere similitudini e differenze con gli omologhi istituti meridionali, avrebbe anche permesso al lettore di conoscere l'evoluzione del giudizio storiografico su queste istituzioni e, inoltre, reso possibile un più diretto confronto con i numerosi studi sull'associazionismo e la sociabilità nell'Ottocento. Dopo il periodo della «decisa rinascita», tra la fine degli anni Trenta e la rivoluzione del 1848, il secondo capitolo analizza la provincia preunitaria sotto il profilo economico e sociale. L'istituto casertano torna invece alla ribalta nel capitolo seguente dove vengono studiati gli anni che vanno dalla rivoluzione del 1848 all'Unità, durante i quali la Società si impegna su molti fronti, ma è costretta a fare i conti con «una silenziosa e ferma opposizione del governo assoluto, diffidente verso quelle istituzioni» (p. 141). E così, con la sola eccezione dell'orto agrario ? la cui concessione governativa, nel 1855, è letta come un tentativo politico di riavvicinamento delle autorità con quella borghesia liberale che costituiva la componente principale dell'istituto ? gran parte delle iniziative fallirono. Nel capitolo conclusivo il fuoco è sul progressivo distacco dei membri dell'istituto dalla monarchia e quindi sulla loro conversione unitaria: «prendeva forma in provincia un vero e proprio ?partito' dei liberali unitari della Società economica» (p. 167), destinato ad avere un ruolo politico di primo piano negli anni successivi al 1860. L'autore insomma, riprendendo un giudizio storiografico di stampo risorgimentale, sceglie di concentrare l'attenzione prevalentemente sulla dimensione politica dell'istituzione.


Walter Palmieri