SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La prigionia di guerra in Italia 1915-1919

Alessandro Tortato

Milano, Mursia, pp. 285, euro 16,00 2004

Scritto con stile agile e chiaro, il volume affronta il tema fino ad ora inesplorato dei prigionieri austriaci detenuti in Italia durante la prima guerra mondiale. Il testo si avvale di un'interessante documentazione ? ampiamente riprodotta nell'appendice tratta dagli archivi civili e militari (pp. 171-259). Nel primo capitolo l'attenzione viene rivolta alla legislazione emessa dagli organi del Comando supremo; nei due capitoli successivi vengono esaminate ? soprattutto sulla base delle circolari ? le condizioni di vita dei militari catturati, ivi comprese quelle, terribili, legate in parte al colera, che portarono alla morte 7.000 prigionieri, provenienti dalla Serbia e fatti sbarcare nell'isola dell'Asinara (i morti furono soprattutto soldati, dal momento che agli ufficiali furono forniti cibo ed acqua, furono ricoverati negli unici stabilimenti in muratura esistenti nell'isola e inviati al più presto in Francia), quelle di alcuni intellettuali ? tra i quali non può non essere ricordato Ludwig Wittgenstein, prigioniero a Cassino ? e quelle, infine, di soldati occupati in agricoltura e in industria. Infine, negli ultimi due capitoli, l'autore si sofferma sul problema delle nazionalità comprese nell'Impero e sul difficile rimpatrio, integrando la documentazione d'archivio con testi letterari e memorialistica austroungarica. Come conviene lo stesso autore, le fonti consultate lo hanno portato a privilegiare l'assetto istituzionale; e preziose risultano alcune indicazioni che ci vengono fornite, come quella del numero dei campi e della loro dislocazione nella penisola, o quella sul reale numero degli austriaci fatti prigionieri a Vittorio Veneto (300.000). Maggiore approfondimento ? e l'autore ne è consapevole ? avrebbe richiesto la ricerca sulle condizioni di vita e di lavoro dei prigionieri, anche per chiarire quale fosse effettivamente il trattamento loro riservato dalle autorità politiche e militari italiane che, secondo Tortato, ?si comportavano in modo quasi encomiabile nei riguardi dei prigionieri nemici mentre dall'altro riservavano sofferenze inimmaginabili ai propri connazionali? (p. 59: l'autore si riferisce ai morti in prigionia a causa del rifiuto dello Stato italiano di inviare loro viveri). Se infatti gli ufficiali ricevettero un ?ottimo trattamento? (p. 73), quale fu l'atteggiamento nei confronti dei soldati? Le cifre che ci fornisce Tortato (477.024 prigionieri e 18.049 morti) suscitano dubbi sul buon comportamento delle nostre autorità: se si considera infatti che presumibilmente la morte colse la maggioranza dei prigionieri prima della fine della guerra e si sottrae quindi dal totale dei prigionieri quelli catturati a Vittorio Veneto, risulta una percentuale di morti del 10,2 per cento: superiore a quella sofferta dai paesi belligeranti occidentali (secondo Odon Abbal, Soldats oubliés. Les prisonniers de guerre français, Esparon, E&C, 2001, p. 23, la percentuale dei prigionieri francesi morti in Germania oscilla, secondo le fonti, tra il 3,6 e il 6,4 per cento) e non di molto inferiore a quella degli italiani che persero la vita in Austria-Ungheria e in Germania (16,6 per cento).


Giovanna Procacci