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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Breve storia del mercato finanziario italiano. Dal 1861 a oggi

Alessandro Volpi

Roma, Carocci, pp. 179, euro 14,50 2002

In questo libro l'autore, ricercatore di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Pisa, tenta di ricostruire le vicende del mercato finanziario italiano dall'unità ad oggi attraverso una rivisitazione della maggior parte della bibliografia esistente sul tema. La tesi di fondo che emerge dal testo è che il mercato finanziario italiano è stato ?schiacciato da presenze così ingombranti? quali le banche e lo Stato con le sue necessità di finanziamento, che non si è potuto sviluppare in modo adeguato per svolgere ?un ruolo decisivo nei confronti del finanziamento imprenditoriale? (p. 175). Tale limitazione, unita all'esiguità del volume degli scambi, avrebbe anche impedito la nascita ed il consolidamento di una comunità di operatori di borsa atta a sostenere lo sviluppo del mercato finanziario stesso. Il volume presenta degli evidenti limiti strutturali ed interpretativi. La mancanza di una pur breve Introduzione impedisce al lettore di capire quali siano gli scopi del libro, a chi sia rivolto e come si sia arrivati a compiere certe scelte di fondo nella realizzazione del testo che, in mancanza di una chiara giustificazione, appaiono come gravi lacune. Anche la rinuncia ad inserire una bibliografia non è stata una scelta felice in quanto dal solo apparato di note sembra che l'autore abbia ignorato completamente molti importanti contributi (in particolare l'enorme bibliografia anglosassone sui principali mercati finanziari internazionali) e non è chiaro se si sia trattato di una scelta consapevole o no. Certo è che se questi contributi non fossero stati ignorati, l'autore non avrebbe potuto fare a meno di notare come la sua interpretazione dei fatti sia totalmente schiacciata sul caso italiano e sulla frammentaria bibliografia esistente che tratta approfonditamente di vari spezzoni dell'economia italiana più o meno contigui al mercato finanziario ma quasi mai si sofferma su un'analisi specifica del mercato stesso. Inoltre gli sarebbe stato possibile notare come nel processo di formazione e consolidamento dei grandi mercati finanziari di Londra e New York si siano sviluppate strutture di intermediazione finanziaria e sinergie tra operatori finanziari e grandi banche senza che l'esistenza di queste ultime o l'ingente ricorso al collocamento di debito pubblico sui mercati finanziari abbia causato lo schiacciamento degli operatori di borsa. Infine la percezione dell'interdipendenza dei mercati finanziari e dell'importanza delle connessioni stabilite dalle grandi banche internazionali tra realtà nazionali e grandi centri finanziari come appunto Londra e New York (e non solo per il collocamento di titoli ma anche per il finanziamento del commercio internazionale e delle attività degli operatori di borsa) avrebbe favorito una visione più ampia del problema. Ne sarebbe potuta derivare un'analisi più approfondita di quella proposta da Volpi, prettamente descrittiva, priva di originali spunti interpretativi ed in cui il rifiuto dell'approccio comparativo impedisce all'autore di sfuggire al mito dell'Italia come paese unico nel suo destino la cui storia può essere studiata isolatamente.


Roberto Di Quirico