SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Alcide De Gasperi. Cristiano, democratico, europeo

Alfredo Canavero

Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, pp. 134, euro 10,00 2003

L'essenziale profilo biografico di Alfredo Canavero ripercorre cronologicamente la lunga vicenda umana del leader cattolico: dalla formazione nel Trentino austriaco alla breve e infelice stagione del Partito Popolare, dagli anni del silenzio coincidenti con la dittatura fascista alla direzione dell'Italia democratica in formazione. Le pagine più riuscite sono quelle sulla formazione, dalla quale emergono con nettezza alcuni tratti caratteristici del futuro statista. Spicca l'insofferenza per ogni forma di nazionalismo, nutrita dall'appartenenza a un impero multietnico, sicché nel secondo dopoguerra sia da destra sia da sinistra gli venne rimproverato di essere straniero, austriacante. Se da parte comunista era una comprensibile ripicca, data la messa in discussione della fedeltà del PCI alla nazione, da parte dei missini era la desolata constatazione che la religione nazionalista era proprio morta e nulla esprimeva con migliore efficacia questo dato della presenza alla guida del paese di un uomo come De Gasperi, estraneo, per ragioni costitutive, ai terribili complessi di inferiorità che storicamente avevano (hanno) nutrito la nazione italiana. Ma emerge anche un'altra peculiarità specie rispetto al complesso della classe dirigente cattolica: un'intima religiosità, una fede di straordinaria forza, non mai, però, esibita e comunque, pur nell'inevitabile condizionamento clericale dell'Italia democratica, premessa della sua ferma difesa dei diversi ambiti della Chiesa e del Partito. Tanto da provocare, di fronte ad una Chiesa per molti tratti illiberale, rapporti assai tesi con Pio XII per la netta opposizione di De Gasperi all'?operazione Sturzo?. Canavero condivide la definizione che molti anni fa diede del leader democristiano la figlia Maria Romana: ?un uomo solo?. Più si riflette sulla storia dei gruppi dirigenti politici dell'Italia repubblicana, più emerge il tratto comune dei ?riformatori?: tutti dovettero scontare una simile condizione e tutti finirono col conoscere una drammatica sconfitta: De Gasperi e Moro in area cattolica, Ugo La Malfa nella galassia democratica, Enrico Berlinguer nel PCI. L'uomo che, con molta cautela, traghettò il paese verso il sistema democratico e ne guidò l'approdo atlantico ed europeo comprese le difficoltà del sistema politico. Guardò a un modello di ?democrazia protetta?, all'interno della quale si collocava la revisione della legge elettorale (la ?legge truffa?): era una ipotesi di evoluzione del sistema politico, che con lo strumento elettorale tentava di indirizzarlo verso il cammino avviato dalla Germania occidentale. Era, nelle condizioni date, il tentativo di contrastare le forze antisistema, specie di sinistra, non ponendole fuori del gioco, ma obbligandole a rivedere la propria cultura politica. Al disegno di De Gasperi si sovrapposero i progetti dei fautori di un modello autoritario, assai forti oltre Tevere, ma anche della democrazia trasformista, la vera vincitrice del 7 giugno 1953. E quest'ultima, che storicamente prevalse, trovò, ironia della storia, proprio in uno dei più stretti collaboratori dello statista trentino il suo migliore realizzatore.


Paolo Soddu