SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La rinascita economica dell'Europa. Il Piano Marshall e l'area alpina

Andrea Bonoldi, Andrea Leonardi (a cura di)

Milano, FrancoAngeli, 243 pp., euro 21,00 2006

La collocazione sempre più precaria della storia economica, soffocata tra gli indirizzi quantitativi delle scienze economiche e gli indirizzi culturali delle discipline storiche, impone un ripensamento dei suoi metodi e un allargamento dei suoi orizzonti. Concentrarsi su un'area territoriale come quella alpina, intrecciare la geografia storica con l'analisi quantitativa e affrontare a livello micro un tornante come il Piano Marshall era l'interessante ambizione di un convegno a Trento dell'ottobre 2004, al quale hanno partecipato studiosi italiani, francesi, svizzeri e austriaci, per discutere dei risultati emersi da un programma finanziato dal MIUR nel 2002, sul tema «L'integrazione economica italiana nel sistema occidentale: il ruolo delle istituzioni e dei soggetti sociali (1945-1957)».Nonostante i buoni propositi, il «territorio» alpino è esplorato quasi solo nelle ottiche nazionali, perdendo di vista l'eventuale unità dei suoi problemi. Manca cioè qualsiasi proposta di metodo. C'è uno iato tra i cinque saggi «generali» sul Piano Marshall, inclusa la rassegna delle sue fonti italiane ? inspiegabilmente limitate all'IMI e alla Banca d'Italia (forse perché le più «aziendali»?) ? e il resto del volume. Su dodici contributi, solo gli ultimi cinque trattano del «territorio». Meritevoli risultano quelli dei due curatori, rispettivamente sul turismo (Leonardi) e sull'utilizzo dell'ERP in Alto Adige, basati su fonti di prima mano e su un'analisi degli equilibri regionali anche in chiave politica. Originale è anche il contributo di Giacomoni sull'accordo preferenziale tra De Gasperi e Gruber e sulle sue successive dinamiche commerciali, che aiutano a spiegare uno dei passaggi cruciali della sistemazione postbellica dei confini nazionali. Importante è inoltre il saggio di Dalmasso che dimostra il ruolo cruciale degli aiuti americani nell'industria idroelettrica francese. L'espansione dell'industria idroelettrica, il peso dell'agricoltura e il ruolo del turismo emergono come dati unificanti dell'area. Nessun autore mostra però di sapere che nel 1947 si discusse a Parigi un mega progetto italiano di fusione della produzione idroelettrica in tutta l'area alpina, né che l'anno santo del 1950 fu essenziale per la ripresa del turismo.Non può essere casuale che in una bibliografia di dieci pagine e nel saggio introduttivo di Fodor, manchino i contributi storiografici sul Piano Marshall in Italia (D'Attorre, Ellwood, Ranieri, Romero, Segreto e, sia consentito, lo scrivente; Vera Zamagni è citata una sola volta). Bisognerebbe essere più conseguenti quando ci si lamenta che «nell'ambito di fenomeni come quelli qui indagati, gli economisti potrebbero imparare molto dagli storici economici. Ma se si guarda all'attuale collocazione della storia economica nelle università austriache e tedesche, è da temersi che in futuro si intenda rinunciare all'apporto interpretativo della disciplina ancor più di quanto sia accaduto finora» (Nussbaumer ed Essenberg, p. 123). Se gli storici economici leggessero anche la storiografia generale, forse le loro lamentele potrebbero essere meglio giustificate.


Carlo Spagnolo