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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Cattolici e liberali durante la trasformazione dei partiti. La "questione di Roma" tra politica nazionale e progetti vaticani (1876-1883)

Andrea Ciampani

Archivio Guido Izzi (Istituto per la storia del Risorgimento italiano), Roma 2000

Con questo libro Andrea Ciampani, ricercatore in Storia delle relazioni internazionali presso l'Università di Padova, porta a un primo momento di conclusione uno dei suoi due principali percorsi di ricerca - l'altro vertendo sull'integrazione sindacale europea del secondo dopoguerra. E le conclusioni alle quali giunge sono ricche, articolate, fondate su un lavoro di ricerca approfondito e accurato, ma anche sostanziate da uno sforzo tutt'altro che scontato di riflessione storica. Il volume, certo, non è un volume semplice. Del resto, nel ricostruire le relazioni che nella Capitale intrecciano cattolici e liberali durante il periodo compreso fra il 1881 e il 1883 - con un ampio prologo sugli anni 1876-80, e un più sintetico epilogo che giunge fino al 1887 -, l'autore è costretto a seguire una quantità di piste complesse e aggrovigliate. Imprescindibile, in primo luogo, appare il rapporto con la dimensione del governo nazionale, che a Roma non manca mai di dettare i tempi, i termini e i limiti di qualsivoglia ipotesi politica o amministrativa. Ciampani ha poi dovuto ricostruire e descrivere le diverse articolazioni ideologiche e progettuali interne tanto al mondo cattolico, quanto a quello liberale. Infine, il libro tiene nella debita considerazione l'"elasticità" dimostrata dallo spazio pubblico: in altri termini, la sua capacità di riscaldarsi intorno a controverse questioni politico-ideologiche, oppure di raffreddarsi nell'amministrazione e nella conciliazione silenziosa di interessi. Ed è proprio quest'ultima prospettiva che ci sembra particolarmente degna di nota. È nei momenti di depoliticizzazione, infatti, che i cattolici riescono a reinserisi nel gioco; ma tocca soprattutto ai liberali decidere se e quando sia il caso di permettere che la vita pubblica abbandoni le sue più ardue asperità ideologiche, e consenta quindi delle tacite convergenze. Si apre così un'interessante prospettiva di analisi, alla quale non ci sembra che la storiografia italiana abbia finora dedicato sufficiente attenzione: quella dell'anticlericalismo considerato quale strumento di lotta politica, che i liberali scelgono di utilizzare o di trascurare a seconda delle loro convenienze nello scontro per il potere - così come, dimostra Ciampani, fa Depretis nel 1881-82. Un solo difetto, a nostro avviso, ha questo libro: conclusioni, considerazioni generali e passaggi interpretativi sono sparsi nelle pagine, e si sente la mancanza di un capitolo iniziale o finale che li recuperi e sintetizzi. Ma si tratta forse di una scelta deliberata: per costringere finalmente i recensori a leggersi un volume per intero.


Giovanni Orsina