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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La storia del movimento sindacale nella società italiana. Vent'anni di dibattiti e di storiografia

Andrea Ciampani, Giancarlo Pellegrini (a cura di)

Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, pp. 168, euro 8,00 2005

La prima sezione del volume è dedicata all'evoluzione della storiografia sindacale a partire dagli anni '70, mentre la seconda alla storia sindacale come oggetto del dibattito pubblico degli anni '80 e '90. L'intento dei curatori è di segnalare la discontinuità e il cambio di prospettiva avvenuto negli studi a partire dalla prima metà degli anni '90, in particolare con l'abbandono della storiografia militante e l'avvio di un confronto più ravvicinato tra le diverse tradizioni storiografiche di cui il volume è un segnale. Ciampani individua come momenti di svolta la crisi della categoria di ?classe?, il superamento dei paradigmi degli anni '70, ma individua anche il rischio di una ?dissoluzione dell'oggetto d'indagine della storia del movimento sindacale come eredità della dissoluzione della sua interpretazione politico-ideologica? (p. 18). Per evitarlo occorre inserire la storia del sindacato nella storia delle relazioni industriali e delle relazioni internazionali, ma soprattutto mettere fine ?alla tendenza ad ignorare lo stato d'avanzamento degli studi che non rientrano nel proprio circuito culturale? (p. 32). Tuttavia, Ciampani opera una ricostruzione molto interna al mondo della storiografia cislina incorrendo, almeno in parte, nel limite che si propone di superare. La prima parte del volume comprende saggi di Stefano Musso che ragiona sulle strade possibili per superare la separazione tra storia sociale e storia politica, di Fabio Fabbri che riflette sulle continuità e sulle rotture della storiografia, senza peraltro indicare gli sforzi di innovazione proprio degli ultimi anni, di Luigi Ganapini che opportunamente ritorna sul problema dell'ideologia come oggetto di studio centrale poiché i sindacati italiani sono sempre stati in equilibrio tra due motivi ideali: ?il rinnovamento radicale del mondo e la difesa del lavoro e dei suoi diritti e dei suoi valori? (p. 69). L'elemento politico non è imposto dall'esterno e come tale è degno d'interesse storiografico: non quindi una storia ideologica del sindacato, ma uno studio delle ideologie e del ruolo da esse svolte nel processo storico. Infine, Antonio Varsori indica le prospettive di lavoro per lo studio del sindacato nell'ambito delle relazioni internazionali, soprattutto della guerra fredda e della costruzione della CEE. La seconda parte, incentrata sul dibattito pubblico sulla storia sindacale e sull'identità degli attori sociali, appare più debole e senza un filo conduttore ben identificabile. I saggi, a parte quello di Giancarlo Pellegrini che offre i risultati di uno spoglio di alcune riviste che si sono occupate delle trasformazioni del sindacato negli ultimi vent'anni, sono troppo brevi e non vanno al di là di spunti iniziali di riflessione. Complessivamente il volume è apprezzabile per gli obiettivi che pone all'attenzione del lettore, ma rappresenta solo un primo contributo a una storiografia che merita un'attenzione più meditata e più a largo raggio.


Lorenzo Bertucelli