SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia dell'Italia repubblicana (1948-2008)

Andrea Di Michele

Milano, Garzanti, 488 pp., euro 17,50 2008

Il volume ripercorre sessanta anni di storia dell'Italia repubblicana privilegiando la chiave di lettura delle trasformazioni economiche e sociali che hanno interessato il paese a partire dalla prima Legislatura fino al 2008, attraverso due grandi tappe: la fine dei '50 e gli inizi degli '80. Il volume ha anche un'utile appendice di tabelle e di dati sull'andamento demografico, sull'economia, sul lavoro, sui consumi e sui referendum. Malgrado il termine a quo (1948) attenga più propriamente alla storia politica e istituzionale, l'a. ha preferito iniziare il racconto vero e proprio dal momento in cui si conclude la fase unitaria della fondazione della Repubblica (1943-1948) e il nuovo sistema democratico si stabilizza negli equilibri del centrismo. Ai governi quadripartito ? Dc, Pli, Psdi, Pri ? spetta dunque il compito di risollevare il paese dalle macerie della guerra; un panorama di distruzioni che solo con gli inizi degli anni '50 comincia ad apparire meno disperante e a mostrare qualche segnale di sviluppo. Da qui inizia prima lentamente poi via via con sempre maggiore accelerazione la svolta del miracolo economico. È la prima transizione, vale a dire il passaggio tumultuoso e non indolore dalla società contadina alla società industriale. In un decennio cambia il volto dell'Italia e l'identità stessa degli italiani che godono non solo di un benessere più diffuso e crescono in consapevolezza di sé, ma soffrono anche le incertezze e il disorientamento frutti di un processo troppo rapido e non sempre adeguatamente governato. Un deficiente governo dello sviluppo e il ritardo con cui si muove la politica rispetto ai cambiamenti della società civile, sono due elementi richiamati costantemente dall'a., forse con un'insistenza non sempre persuasiva. La nascita del centrosinistra è preceduta da un intenso e fecondo dibattito tra politici e intellettuali proprio sui temi cruciali del boom e la fondazione del welfare state anche in Italia è un progetto «consapevole» e non inconsapevole della classe politica. Così come scrivere di «fine delle riforme» (p. 151) a partire dal 1964 appare un po' troppo riduttivo se si considerano le iniziative riformatrici come lo Statuto dei lavoratori, le regioni, il divorzio, ecc., arrivate a maturazione alla fine dei '60. Ho l'impressione che questa tesi così severa sull'inadeguatezza della risposta politica al cambiamento della società si basi su un presupposto discutibile, vale a dire un'Italia entrata nell'era dei consumi col miracolo economico. Eppure lo stesso a. ci ricorda che «solo alla metà degli anni '50 i consumi di carne procapite raggiunsero i livelli autarchici dell'anteguerra» e lo stesso vale per la gran parte dei consumi alimentari (p. 121). Ben diverso invece il quadro dei '70 e degli '80 quando effettivamente il consumismo dilaga anche nel nostro paese, innescando un ulteriore enorme cambiamento della società.


Simona Colarizi