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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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George Orwell. Contro il totalitarismo e per un socialismo democratico

Angelo Arciero

Milano, Franco Angeli, pp. 460, euro 25,00 2005

Questo di Arciero è il primo studio italiano su Orwell basato non solo sui romanzi ma anche sulla vastissima produzione giornalistica e saggistica. Come chiunque si voglia occupare oggi di Orwell, Arciero ha utilizzato i Complete Works of George Orwell, edizione curata da Peter Davison in venti volumi, i primi nove dedicati ai romanzi e i rimanenti ad articoli, saggi, lettere, diari e altri scritti di vario genere. ?Scrittore politico? si considerava Orwell, almeno dal 1936, e come tale lo prende in esame Arciero ponendo al centro della riflessione dello scrittore inglese il tema del totalitarismo. Questo tema, come è noto, costituisce il fulcro dei due capolavori di Orwell ? La fattoria degli animali e 1984 ? ma è rintracciabile a partire almeno da Omaggio alla Catalogna dove la narrazione della repressione condotta dai comunisti contro poumisti e anarchici diventa l'occasione per mettere in luce aspetti della macchina totalitaria (tra cui l'uso sistematico della menzogna). Arciero illustra poi l'ulteriore passo nell'analisi del totalitarismo fatto da Orwell tra il 1939 e il '40 che gli consente di individuare una sostanziale analogia tra stalinismo e nazismo: ?la concentrazione del potere, l'eliminazione dei diritti della classe operaia, le restrizioni alla circolazione interna, la presenza ossessiva della polizia segreta, l'annullamento delle libertà politiche e il periodico susseguirsi di ondate di terrore? (p. 278) costituiscono infatti tratti comuni ai due regimi. Per arrivare poi nel dopoguerra, con 1984, a delineare un'antropologia e una psicologia del totalitarismo. A questo aspetto Arciero dedica osservazioni acute, notando come Orwell segua la ?progressiva trasformazione del totalitarismo da semplice struttura politica a vera e propria forma mentale che diffondendosi come un ?veleno' aveva finito con il corrompere anche le tradizionali basi dello Stato democratico e liberale? (p. 430). Il totalitarismo non si limita a controllare le espressioni del pensiero ma cerca di manipolarlo, in modo da creare un'identificazione assoluta tra l'individuo, svuotato di qualsiasi autonomia, e il regime. Ciò comporta che l'azione dello Stato tocchi le sfere profonde del linguaggio, modellandolo così da consentire l'introiezione inconscia di logiche e forme mentali del totalitarismo. E comporta, a un tempo, il controllo e la sostanziale negazione della sfera individuale (sesso, vita affettiva, vincoli familiari) in quanto potenzialmente eversiva rispetto al sistema. Il secondo tema su cui Arciero focalizza la sua analisi è quello del democratic socialism. Un socialismo pluralistico, capace di affermarsi attraverso i metodi della democrazia ma allo stesso tempo ?non assimilabile al cauto riformismo laburista? perché aperto a un ?radicale cambiamento dei rapporti sociali? (p. 231). Un socialismo che affonda le radici nell'esperienza del common people, dell'ordinary man, nella propensione di quest'ultimo alla ?decenza?. Decensy è una parola chiave, forse la parola chiave del vocabolario orwelliano. Una virtù privata e individuale, certo, che è però la premessa di quelle virtù e quei valori pubblici ? spirito comunitario, senso di giustizia e uguaglianza ? su cui si basa il socialismo democratico di Orwell.


Luciano Marrocu