SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Gli ultimi fuochi. 28 aprile 1945, a Rovetta,

Angelo Bendotti, Elisabetta Ruffini

Bergamo, Il filo di Arianna, 287 pp., euro 22,50 2008

L’occasione per la stesura di questo volume, scritto a quattro mani da Angelo Bendotti e Elisabetta Ruffini, viene fornita da un episodio accaduto sul finire della guerra in un paesino, Rovetta, adagiato sui rilievi bergamaschi. La vicenda, che si consuma nel breve spazio di alcune ore, è una delle tante che punteggiano i giorni di fine aprile del 1945 nelle regioni settentrionali, ancora sospese tra la definitiva liberazione e gli «ultimi fuochi» di un conflitto feroce e distruttivo.Il 28 aprile 1945 nei pressi del cimitero di Rovetta vennero fucilati 43 giovani militi della Legione «Tagliamento», uno dei numerosi corpi della Repubblica sociale italiana impiegato nella repressione antipartigiana, dopo che si erano consegnati ai membri del locale Cln: una vicenda tragica che però resterà a lungo separata dalla memoria collettiva.Nella prima parte Angelo Bendotti, autorevole storico della società contemporanea bergamasca, ricostruisce criticamente la vicenda con gli strumenti propri della storiografia, intrecciando fonti documentarie e testimonianze orali, soffermandosi in particolare sulla figura di Paolo Poduje, «Il Mojcano», agente dei servizi segreti britannici e personaggio chiave dell’intera vicenda. Bendotti, a ragione, colloca l’episodio nel più ampio e problematico contesto ambientale, analizzando puntualmente il ruolo esercitato dai principali protagonisti: le missioni militari alleate, le forze tedesche, le brigate partigiane (soprattutto nelle figure decisive dei loro comandanti), gli organi politici resistenziali e i reparti della «Tagliamento», il cui arrivo nella zona innesca l’inevitabile miccia della «guerra civile». Sullo sfondo dominano le giornate insurrezionali, confuse ed incerte, con il frenetico avvicendarsi di uomini e contingenti armati, e il deteriorarsi della catena di comando che fino allora aveva garantito un sostanziale, seppur fragile, equilibrio, alimentando imprevisti e incontrollati «vuoti di potere».Elisabetta Ruffini, a. della seconda parte intitolata Un silenzio rumoroso, invece, affronta la vicenda attraverso la particolare lente degli incartamenti del procedimento giudiziario avviato nell’estate del 1946 e chiusosi nel 1951 in fase istruttoria con una sentenza di archiviazione perché «atto di guerra». Una ricostruzione accurata e rigorosamente documentata, difficile e complicata che si muove lungo il filo sottile dell’evoluzione politico-culturale del paese. Le prolungate fasi del procedimento - dalle prime indagini a seguito di una lettera anonima del 15 settembre 1945, all’epilogo con la tradizionale formula del «non doversi procedere» - spingono l’a. a circoscrivere le diverse interpretazioni e narrazioni dell’eccidio incapaci, tuttavia, di stabilire una «verità» giudiziaria in grado di riconciliare storia e memoria, passato e presente.Il volume, dunque, convince proprio per la sua capacità di esaminare da più prospettive l’oggetto della ricerca, proponendo una lettura interessante nonché corretta dal punto di vista scientifico e metodologico.


Marco Borghi