SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La città, la storia, il secolo. Cento anni di storiografia a Torino

Angelo D'Orsi (a cura di)

Bologna, il Mulino, pp. 335, euro 24,79 2001

I tre saggi qui raccolti seguono, con larga informazione, tre ambiti disciplinari via via definitisi sul piano accademico, scientifico e metodologico (con tutte le controversie che accompagnano il costituirsi di uno spazio proprio per la storia del pensiero politico) nel corso di vari decenni, e localizzati in uno dei più importanti atenei italiani, quello di Torino, con il contorno delle istituzioni culturali di remote o più prossime origini che caratterizzano la vita intellettuale cittadina. La storia del pensiero politico (D'Orsi), la medievistica (Cancian), e la modernistica (Bongiovanni), vengono considerate dando conto degli intrecci fra la dimensione culturale e quella accademica ? con apporti anche documentari su corsi e tesi ?, e soprattutto fra una storia della storiografia latamente intesa e la storia politica e civile dell'Italia liberale, fascista e repubblicana. Entro un quadro problematico comune, gli autori seguono diverse strade. Cancian propone una serie di profili di storici, da Ricotti a Tabacco; D'Orsi centra la propria analisi su scuole e genealogie accademiche ed intellettuali ? da Mosca e Solari a Bobbio e Firpo, con un ruolo fondamentale negli snodi e nei caratteri non solo culturali della disciplina attribuito a Solari, al di là dei pur registrati limiti tecnici e speculativi dello studioso. Bongiovanni guarda oltre il mondo dei professori, in un profilo in cui ha un rilievo centrale la figura di Gobetti ? nell'ambito di una ?traiettoria? torinese di matrice ?illuministica? e fortemente militante (pp. 258-59) ?, anche in riferimento all'opera di Franco Venturi. Numerosi gli spunti da porre in risalto: ad esempio le documentate e non reticenti considerazioni di D'Orsi sulle posizioni di alcuni allievi di Solari ? Alessandro Passerin D'Entrèves, Bobbio, Firpo ? negli anni del fascismo; la questione dell'insegnamento medievistico nel suo mutevole, complesso rapporto con la realtà locale intesa sia come oggetto di ricerca, sia come insieme di tradizioni di studio rappresentate sul piano cittadino; o ancora lo stretto nesso fra vita accademica e progettualità editoriale, con la realizzazione di collane e di grandi opere collettive. Certo, qualche storico della storiografia potrebbe mettere in discussione l'immagine di una Torino morale? (p. 7) della medievistica italiana per oltre un secolo; e sono da rivedere vari punti, non tutti di dettaglio, dato l'oggetto del volume: a titolo esemplificativo, l'esperimento avviato nel 1862 di corsi di laurea in ?scienze politiche? all'interno delle facoltà giuridiche (pp. 13-4) ebbe in effetti vita brevissima; sono da rettificare le informazioni offerte sulla circolazione in italiano dell'Histoire di Sismondi, e sull'argomento della tesi di laurea torinese di Chabod (pp. 220, 263-4); e colpisce vedere citata la Crisi della civiltà di Huizinga come libro sul passato che faceva pensare al presente (p. 274).


Mauro Moretti