SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Coesistenza e isolazionismo. Mosca, il Komintern e l'Europa di Versailles (1918-1928)

Anna Di Biagio

Roma, Carocci, pp. 302, euro 23,10 2004

Grande pregio del volume è quello di proporsi come un'equilibrata combinazione dei risultati raggiunti dalla ricerca negli anni Novanta e delle conoscenze disponibili prima di allora. Consumatosi un periodo di euforia, quando non erano pochi a ritenere che l'apertura degli archivi russi avrebbe cancellato ogni precedente acquisizione storiografica, si è avviata una fase di riflessione e più meditata analisi. Di Biagio aveva già pubblicato un pregevole studio su Le origini dell'isolazionismo sovietico. L'Unione Sovietica e l'Europa dal 1918 al 1928 (1990), e ha tutte le competenze necessarie per formulare un giudizio riguardo alla storia della politica estera sovietica: ?Dal confronto con un mio precedente lavoro, condotto senza l'ausilio della documentazione archivistica, emerge come i nuovi dati non mutino radicalmente opinioni consolidate né sconvolgano il quadro delle interpretazioni tradizionali. Essi piuttosto completano un mosaico che, sebbene in alcune parti necessiti ancora di nuove tessere, fornisce risposte a questioni che erano rimaste aperte e pone nuovi interrogativi alla ricerca storiografica? (p. 11). La monografia ricostruisce analiticamente i rapporti fra Unione Sovietica ed Europa nel primo decennio postrivoluzionario, illustrando con estrema chiarezza le diverse tappe del processo che portò la dirigenza staliniana ad escludere la possibilità di un riavvicinamento all'Occidente e a optare per l'isolazionismo. L'ideologia ebbe un ruolo essenziale nell'orientare tale corso, che fu contrassegnato da significativi tentativi di revisione di alcuni dogmi (come la teoria dell'inevitabilità della guerra), ormai inadeguati a corrispondere ai mutamenti che la guerra mondiale e la rivoluzione bolscevica avevano introdotto nell'ambito delle relazioni internazionali, col concreto pericolo di trasformazione di ogni conflitto locale in uno scontro di dimensioni globali. Tra i primi elementi del patrimonio dottrinario qui indagato troviamo la teoria della ?tregua?, uno dei pilastri della politica estera sovietica, che faceva coesistere l'internazionalismo rivoluzionario con le ragioni della sicurezza nazionale, e la formula della ?diplomazia da mercanti?, destinata a stringere pragmaticamente rapporti economici con l'esterno per favorire la ricostruzione all'interno. Un orientamento alternativo si fece però strada fino a che, nel dicembre del 1925, la prospettiva strategica di una coesistenza pacifica fu accolta ufficialmente dal Partito, che s'impegnava così a sperimentare una normalizzazione delle relazioni con i governi europei. Tale progetto, caldeggiato da esponenti di spicco come Bucharin, Rykov e Tomskij, avrebbe necessariamente comportato un'importante opera di revisione del leninismo in politica internazionale. Di grande interesse sono soprattutto le pagine che discutono le ragioni che portarono al suo accantonamento e alla scelta di una ?dottrina Monroe socialista?, con la rinuncia ad ogni ipotesi di reinserimento del paese nella comunità internazionale, nell'attesa di un suo rafforzamento economico e militare.


Antonella Salomoni