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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Patrioti si diventa. Luoghi e linguaggi di pedagogia patriottica nell'Italia unita

Arianna Arisi Rota, Monica Ferrari, Matteo Morandi (a cura di)

Milano, FrancoAngeli, 240 pp., Euro 22,00 2009

Il libro raccoglie alcuni degli interventi presentati in due convegni del 2008 centrati rispettivamente su luoghi e linguaggi della pedagogia patriottica nell'Italia unita.Sin dal saggio introduttivo i curatori si premurano di denunciare l'incompletezza del quadro proposto, sottolineando l'assenza tra i contributi selezionati di contesti e strutture retorico-argomentative che ebbero un ruolo importante nella formazione dell'identità nazionale quali le caserme, i teatri, i circoli oppure i discorsi generazionali e di genere. Si tratta di assenze che solo in parte possono essere giustificate dall'esistenza di un'ormai abbondante letteratura specifica (come nel caso della scuola) e che precludono comunque al lettore l'intrigante possibilità di fondere nel discorso sul nation building all'italiana gli apporti provenienti dagli interventi sulla stampa periodica e soprattutto sull'esercito, che pure erano originariamente presenti nei programmi dei due incontri.Pur con questo piccolo neo, il volume risulta ricco di spunti interessanti e molto coerente sul piano metodologico e interpretativo. L'approccio interdisciplinare, che gli aa. (un felice mix di storici del Risorgimento, della pedagogia, dell'arte e delle istituzioni) paiono giustamente considerare un'ineludibile necessità nel confronto con un tema complesso come la costruzione delle identità collettive, consente infatti a molti dei loro saggi di dialogare al contempo con il nuovo filone di studi risorgimentali e con la letteratura psico-pedagogica (si vedano la postfazione di Egle Becchi o le pagine di Monica Ferrari sulle scuole per l'infanzia), senza tuttavia che la varietà dei punti di vista infici la comune ipotesi di lavoro, quella secondo cui «l'educazione patriottica abbia fatto costante riferimento alla ?poesia" dell'esperienza risorgimentale» (p. 11), soprattutto in quell'Italia postunitaria che sempre meno corrispondeva ai desiderata di coloro che solo pochi anni prima si erano battuti per la sua indipendenza. Da questo assunto muovono tanto i contributi che prendono in esame agenzie di nazionalizzazione di orientamento più o meno liberale come la famiglia (Giorgio Vecchio) e l'università (Mauro Moretti), quanto quelli che ragionano su istituzioni - come la Chiesa cattolica - che si fecero promotrici di un patriottismo alternativo a quello della classe dirigente, da anteporre all'amor di patria ma pur sempre ricalcato sul medesimo modello di fedeltà alla comunità d'appartenenza (Fulvio De Giorgi). Ed è sempre a confermare il ruolo centrale del mito risorgimentale nella pedagogia patriottica che giungono i contributi raccolti nella seconda parte del libro, analisi di ancor più spiccata matrice culturalista che indagano - spesso in riferimento a specifiche dimensioni micro - alcune delle forme discorsive attraverso le quali, nei primi decenni postunitari, il senso di appartenenza alla nazione si venne rinsaldando: il lessico familiare (Marina Tesoro), i discorsi elettorali (Federico Anghelé), i necrologi (Arianna Arisi Rota), l'onomastica (Giuliana Di Bello), l'iconografia (Marco Pizzo) e la monumentalità (Sharon Hecher).


Marco Rovinello