SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Attaccarono i fogli: si doveva sfollare. Indagine storico-antropologica sull’esperienza dello sfollamento in Versilia nella Seconda guerra mondiale

Federico Bertozzi

Pisa, Pacini, 205 pp., € 15,00 2014

Il libro ricostruisce l’esperienza dei comuni della Versilia durante la seconda guerra mondiale. Al centro della sua riflessione, basata sul tentativo di un approccio interdisci￾plinare che unisce dimensione storica e ricerca antropologica, ci sono 24 testimonianze rilasciate all’a. L’analisi dell’impatto della guerra sulla popolazione civile in questo terri￾torio avviene dunque privilegiando la dimensione dal «basso» propria della storia orale. Da questo approccio la dimensione locale esce fortemente valorizzata, ma il volume offre spunti interessanti anche a livello più generale. Emerge, infatti, il ricordo di una certo entusiasmo per la guerra come momento festoso per diversi testimoni, a conferma della presa della propaganda fascista specie tra i più giovani (pp. 21-22). Analogamente si sottolinea anche la distanza dalla guerra reale, in una località turistica dove, almeno sino all’inverno del 1942, la condizione di belligeranza del paese non sembra intaccare abitudini consolidate, con molti artisti e intellettuali del regime ancora ad animare la vita mondana. Il definitivo allontanamento dal fascismo sembra arrivare dopo, anche se il vero spartiacque della memoria è costituito dall’8 set￾tembre, che con il disfacimento dell’esercito italiano e la successiva occupazione tedesca segna il passaggio della zona alla guerra vista e subita in prima persona. È in questo quadro che si realizza il fenomeno dello sfollamento, amplificato dai bombardamenti, cui è dedicata la terza parte del volume che si chiude con l’analisi delle relazioni con i militari alleati e del ritorno a casa della popolazione in un territorio de￾vastato dal passaggio del conflitto. Su questi aspetti la voce dei testimoni ci offre squarci importanti circa il rapporto con partigiani, fascisti, tedeschi e poi angloamericani, aiutan￾doci a meglio comprendere l’articolazione di quelle relazioni. Tuttavia la rappresentazione del conflitto civile nei termini dicotomici con cui viene proposto nelle conclusioni (dove si propone l’idea di una sostanziale estraneità dei civili dai gruppi politici «star», per usare la terminologia antropologica dell’a.) mi pare non aiuti a comprendere i reali nessi tra società, guerra e politica. Partigiani e fascisti non erano, infatti, estranei e avulsi dalla società locale, di cui invece erano ovviamente parte ed espressione, certo in termini e in misura diversa, che vanno appunto storicamente ricostruiti e compresi. Si rischiano altrimenti dei fraintendimenti, come nelle pagine finali, dove la con￾divisibile necessità di raccontare la complessa esperienza della lotta per la sopravvivenza dei civili nelle zone attraversate dal conflitto fuori dal canone eroico-militare, in cui l’ha rinchiusa il discorso pubblico del secondo dopoguerra, porta a leggere quel fenomeno in termini di Resistenza civile, categoria nata invece per spiegare le forme di contrapposizio￾ne non armata all’occupazione fascista e nazista.


Tommaso Baris