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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Attentato alla sinagoga. Roma, 9 ottobre 1982. Il conflitto israelo-palestinese e l’Italia

Arturo Marzano, Guri Schwarz

Roma, Viella, 237 pp., € 20,00 2013

Il volume identifica nell’attentato alla Sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982 un punto di svolta del rapporto tra opinione pubblica italiana e conflitto israelo-palestinese. La scelta metodologica dei due aa. appare alquanto interessante. L’osservazione prende atto innanzitutto dei cambiamenti che avvennero nel pensiero pubblico italiano nel periodo tra le guerre arabo-israeliane del 1967 e del 1973: la questione palestinese si politicizzò e divenne particolarmente popolare in Italia e in Europa occidentale. Pur riaffermando il riconoscimento del diritto all’esistenza dello Stato d’Israele, ci si riconobbe maggioritariamente in «un’equidistanza sbilanciata» a favore delle aspirazioni palestinesi. È interessante l’analisi che si fa del mondo extraparlamentare di sinistra che, in questo campo, aprì una vera e propria competizione con il più «moderato» Pci. La galassia extraparlamentare – più rumorosa che numerosa – aveva una grande influenza sul mondo giovanile italiano degli anni ’60-’70. La questione palestinese era inserita in un orizzonte ideologico ben definito: la lotta contro l’imperialismo che faceva perno sulla liberazione di alcuni popoli, come quello vietnamita, che avevano preso le armi per difendere la loro libertà. Le lotte delle popolazioni del Terzo mondo, quindi anche dei palestinesi, erano il preannuncio della rivoluzione mondiale anticapitalista. Gli autori decidono di addentrarsi nel complicato dibattito sull’antisionismo della sinistra italiana (ma anche della destra estrema). Questa è, a tutti gli effetti, la vera protagonista del libro. Essi ritengono che sarebbe «improprio» trasferire ogni manifestazione di questa posizione nel campo dell’antisemitismo. Detto ciò, però, non tacciono su come l’opposizione alla politica di Israele, talvolta, facesse «ricorso a stereotipi e pregiudizi antiebraici più antichi». Il filoarabismo italiano si manifestò anche nella politica che i governi di centro-sinistra perseguirono nei confronti del terrorismo palestinese. Appare chiaro che l’obiettivo principale non fu quello di combatterlo quanto di tenerlo lontano – non sempre fu possibile – dal territorio nazionale. Lo strumento di questa politica fu il famoso «lodo Moro» che, garantendo libertà di movimento ai membri dei movimenti palestinesi in Italia, rappresentò la legittimazione politica della loro lotta contro Israele. Nel contempo, però, si nota che anche il Mossad aveva «le mani libere». Dunque sarebbe più opportuno parlare di «doppiezza» piuttosto che di «equidistanza». L’invasione del Libano nel 1982 segnò un turning point. La politica israeliana finì sul banco degli accusati dell’opinione pubblica italiana, soprattutto di sinistra. E fu proprio in quell’occasione che, in alcuni casi, si mostrò come l’antisemitismo – perlomeno alcune sue manifestazioni – fosse ancora presente nella società. L’attentato alla Sinagoga – perpetrato da esponenti del radicalismo palestinese – ne fu l’espressione più drammatica.


Luca Riccardi