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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Democrazia e contadini in Italia nel secolo XX. Il ruolo dei contadini nella formazione dell'Italia contemporanea

Attilio Esposto (a cura di)

Prefazione di Piero Bevilacqua, Roma, Robin editore, 2 voll., 662 pp., euro 30,0 2006

Si tratta di un ampio lavoro al quale hanno collaborato diciassette autori, con saggi di varia lunghezza. L'opera è divisa in tre parti. La prima è dedicata al lungo Ottocento con saggi di Franco della Peruta, Giovanni Contini, Giovanna Canciullo. La seconda è intitolata al secolo breve, con saggi di Attilio Esposto, Angelo Compagnoni, Luciana Caminiti, Maria Concetta Dentoni, Oddino Bo, Emanuele Bernardi, Alfonso Pascale, Gennaro Onesti, Francesco Serra Caracciolo, Corrado Barberis. La terza si riferisce ai «contadini in idea» e mette insieme un saggio di Luigi Lombardi Satriani sul meridione degli anni Settanta e saggi di Fabio Fontana e Elio Testoni sul mondo contadino nel cinema. Chiudono due interviste, a Carlo Lizzani e a Francesco Rosi, a cura di Elio Testoni e Marina Marcellini. È difficile ravvisare nell'insieme una realizzazione ben delineata e organica rispetto all'ambizioso tema generale. Le ragioni di questo risultato sono illustrate con chiarezza e onestà dallo stesso prefatore Piero Bevilacqua: non è stato possibile concretizzare l'indice previsto, perché la stagione degli studi non è propizia a obiettivi che chiedono un robusto intreccio di economico, sociale e politico, e tanto più se dalla parte del rurale. È venuto così a mancare ciò che forse sembrerebbe più ovvio, come un saggio sulla geografia elettorale, oppure una riflessione sul rapporto tra la radicalità di tanta dirigenza della sinistra e mondo contadino, spesso considerato profondo e forse invece da discutere. Ma anche attraverso un carattere frammentario e diseguale, il fascino e l'importanza del tema si trasmettono. Non si tratta solo di ritrovare sempre l'eco toccante di una vita dura, di una fatica fisica per troppi senza compenso, di un'oppressione sociale schiacciante che riaffiora per qualunque verso e luogo si tocchi l'argomento della società rurale prima della grande trasformazione ? ed è soprattutto la realtà meridionale quella evocata nell'insieme, in particolare nel primo volume. Ci sono anche suggerimenti interessanti su questioni quasi intonse, come il rapporto tra la riforma agraria e il Piano Marshall, o scarsamente ripensate, come le rigidezze e sordità della sinistra comunista di fronte alle tante innovazioni degli anni Sessanta. Certamente il lungo saggio di Attilio Esposto, dedicato soprattutto all'Alleanza nazionale dei contadini e alle sue successive trasformazioni, dà conto di un cambio di sguardo politico significativo al di là del settoriale, ma è una tessera di un vasto mosaico ancora da completare, il cui disegno potrebbe fornire qualche sorpresa.


Giacomina Nenci