SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Cina nelle relazioni internazionali. Dalle guerre dell'oppio a oggi

Barbara Onnis

Roma, Carocci, 128 pp., Euro 12,50 2011

La Cina vorrà tornare a essere, come l'Impero di mezzo, il «centro del mondo»? Quanto lo Stato asiatico aspiri a svolgere un ruolo mondiale è la domanda che oggi molti si pongono e che si pone la stessa a. di questa breve e stimolante sintesi, documentata sui più recenti lavori italiani e stranieri, che ripercorre la posizione internazionale della Cina dalla seconda metà dell'800 a oggi.L'Impero in dissoluzione costretto a subire trattati ineguali e un secolo di vergogna e umiliazione, si trasforma all'inizio del '900 nella Repubblica cinese, dilaniata dalle guerre civili, debole e gravata di debiti, preda della politica aggressiva giapponese. La lunga stagione di assoggettamento si conclude con la fine della seconda guerra mondiale, soprattutto nel 1949, con la nascita della Repubblica popolare cinese e il programma di Mao Zedong di ricuperare dignità interna e centralità sulla scena internazionale. Solo allora, sottolinea l'a., la Cina si «alza in piedi» e inizia un nuovo percorso.Durante la guerra fredda, Pechino, spinta dalla necessità di uscire dall'isolamento, di ricoprire il seggio di membro permanente al Consiglio di sicurezza, di regolare la questione di Taiwan, di ottenere aiuti economici e tecnologie, si comporta da attore globale stringendo accordi bilaterali con le grandi potenze, l'Unione sovietica e gli Stati Uniti, mostrando, soprattutto nel favorire la normalizzazione con Washington, l'indipendenza e le ambizioni dello Stato cinese. Secondo Onnis la politica estera sia nel periodo di Mao, sia in quello del suo successore Deng Xiaoping rimase del tutto asservita alla politica interna, alla rivoluzione continua per Mao, allo sviluppo economico per Deng; in realtà i numerosi accordi conclusi tra la Cina e i governi dell'Occidente e del Terzo Mondo in questi decenni, sembrano rispondere più a un disegno internazionale che a mere ragioni di consenso interno.Dopo la fine della guerra fredda e del mondo bipolare, a partire dalla seconda metà degli anni '90, la Cina è alla ricerca di un nuovo ruolo nell'arena internazionale; se all'interno accelera l'ingresso del paese nell'economia di mercato, all'esterno assume un atteggiamento pragmatico, abbraccia il multilateralismo aderendo ad accordi commerciali ed entrando a far parte di istituzioni regionali, guadagnandosi un ruolo di attore importante nell'area dell'Asia Pacifico.Nell'ultima parte del volume, nel delineare le strategie per il nuovo secolo, si privilegia un approccio politologico che sottolinea come obiettivo della politica estera della Repubblica popolare sia rassicurare sulle intenzioni pacifiche cinesi, tese alla cooperazione con gli altri Stati e al mantenimento della stabilità dell'ordine internazionale. Attraverso una strategia soft la diplomazia cinese mira ad accrescere il peso internazionale del paese sia in ambito regionale che globale, a migliorare l'immagine della Cina nel mondo, a favorire l'emergere di un modello cinese alternativo a quello americano. Ricupera così, conclude Onnis, la centralità, caratteristica della politica imperiale.


Carla Meneguzzi