SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La corte dei Savoia (1849-1900)

Carlo M. Fiorentino

Bologna, il Mulino, 369 pp.,euro 27,00 2008

È un libro prezioso perché permette di gettare un fascio di luce tra le penombre dell'importante ma poco studiato «sistema corte», cioè quell'insieme di personaggi (cortigiani, funzionari e politici) la cui contiguità con Vittorio Emanuele e Umberto ebbe un'influenza politica più o meno diretta sulla loro condotta. Circondati, oltre che da mogli, principi ed amanti, da una folla di dignitari di corte, ministri della Real Casa, dame di compagnia, aiutanti di campo, prefetti di palazzo, i sovrani si affannarono a definire, nel corso del XIX secolo, i criteri con cui coniugare la «rivoluzione» della legittimazione nazionale con la tradizione della simbologia monarchica. Fiorentino passa in rassegna, grazie ad una davvero ingente mole di fonti, la vita e i meccanismi, politici, sociali, psicologici, con cui la dinastia dei Savoia, lenta ed incerta nel suo acclimatarsi ad un paese «estraneo», si costruì un profilo nazionale per nulla scontato come dimostra l'imbarazzante querelle che caratterizzò l'ingresso di Vittorio Emanuele a Roma. Un'incertezza dovuta non solo al timore verso Pio IX ma anche all'effettiva estraneità verso una nazionalizzazione che, con l'ingresso nella capitale, mostrava apertamente una pericolosa e non gradita venatura politico-ideale. La Corona, nel suo agire come naturale «agenzia» di contrasto nei confronti dell'ambito elettivo e rappresentativo del sistema costituzionale, operò, soprattutto a partire dagli anni '80 del XIX secolo, come «luogo» di riferimento (simbolico e non) per ridimensionare l'impatto effettivo della rappresentanza politica. In questo senso le sue cerimonie (viaggi, ricevimenti, pranzi, balli) si prestarono all'edificazione dell'ambiguo mito di una monarchia moderna e popolare pronta a contenere i «protervi» eccessi degli interessi di parte di cui l'interpretazione «parlamentare» dello Statuto si faceva tramite. Una prospettiva, però, destinata ad arenarsi anche per i limiti personali (oltre che di sensibilità politica) dei sovrani, nonostante il ruolo decisivo giocato dalla Regina Margherita.La stessa centralità della corte nel garantire, con le proprie cerimonie, visibilità pubblica e promozione sociale va interpretata non tanto come indiscussa legittimazione popolare dei Savoia quanto come crocevia nei processi di reciproco riconoscimento tra monarchia e sudditi. Nei viaggi dei sovrani come nei balli e nei pranzi «a Palazzo», la corte, grazie all'alta ritualità accentuata dal «possesso» di una risorsa di potere senza competitori, garantiva alle comunità visitate o agli individui invitati, un riconoscimento pubblico che era allo stesso tempo mutua promozione identitaria. La mancanza di una sentita prospettiva nazionale unita all'insensibilità politica dei sovrani (e in particolare di Umberto che, come disse un testimone, sembra ripetere l'ultima cosa che ha sentito) frustrarono tuttavia ogni tentativo di edificare su questa base un'efficace religione civile attorno ai Savoia. Anche nei momenti di popolarità, come è stato osservato, la folla attorno ai sovrani era folla d'occasione non massa liturgica.


Fulvio Cammarano